Corte Costituzionale e il creator ‘operaio’: la consulta esamina la proporzionalità delle sanzioni del Dignità

Discussa in Corte Costituzionale la causa rinviata dal Tar Lazio dopo il ricorso di un soggetto sanzionato da Agcom per 157mila euro, un content creato che guadagna 1.300 euro al mese in un magazzino e 1.000 da Twitch.

 

Si è discussa oggi davanti alla Corte Costituzionale, l’ord. 18/2026 rinviata dall’ordinanza del 29 luglio 2025 del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio su una sanzione comminata ad un operatore da parte di Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Questo l’oggetto: “Gioco e scommesse – Sanzioni amministrative – Divieto di pubblicità relativa a giochi o scommesse con vincite in denaro nonché al gioco d’azzardo – Inosservanza – Applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di importo pari al 20 per cento del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, a euro 50.000

  • rif. artt. 3, in combinato disposto con art. 42, 11 e 117, c. 1°, Costituzione; art. 3 Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; art. 1 Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; artt. 17 e 49, par. 3, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea

Perché il rinvio alla Corte Costituzionale?

Secondo il Tar Lazio, il sistema sanzionatorio potrebbe entrare in contrasto con diversi principi costituzionali, in particolare con quello di proporzionalità, in quanto la soglia minima di 50.000 euro non consentirebbe di adeguare la sanzione alla concreta offensività della condotta né alle caratteristiche del trasgressore. Il sistema in questione è previsto dall’articolo 9 del Decreto Dignità per le violazioni del divieto di pubblicità dei giochi e delle scommesse con vincita in denaro.

Al centro del confronto non c’è il divieto di pubblicità in sé, che non è stato messo in discussione, ma la previsione di una sanzione amministrativa non inferiore a 50.000 euro per ogni violazione, ritenuta dal giudice amministrativo potenzialmente sproporzionata rispetto alla gravità concreta dei fatti.

I fatti

Agcom aveva irrogato una sanzione complessiva di 157.000 euro nei confronti di un content creator per la diffusione di contenuti promozionali relativi a giochi e scommesse attraverso alcuni canali online. Venne presentato ricorso contro l’ordinanza-ingiunzione.

Il Tar ha richiamato anche la sentenza n. 185 del 2021 della stessa Corte costituzionale, nella quale era stata censurata una diversa disciplina caratterizzata da una sanzione amministrativa fissa ritenuta eccessivamente rigida dalla Corte Costituzionale.

L’avvocato Vuolo e il creator operaio

Il difensore della parte privata, l’avvocato Alfonso Vuolo, ha sostenuto che il meccanismo previsto dal Decreto Dignità finisce per trattare allo stesso modo situazioni profondamente diverse. Paragonare, in effetti, un content creator con Partita Iva (il soggetto sanzionato lavorava come aiuto magazziniere per 1.300 euro di stipendio più 1.000 da Twitch) ad una multinazionale di igaming, è decisamente spoporzionato: la soglia minima di 50.000 euro può colpire indistintamente sia chi abbia ottenuto un vantaggio economico minimo o addirittura nullo, sia chi abbia invece ricavato somme molto elevate dalla pubblicità del gioco.

L’avvocato ha inoltre evidenziato che l’eliminazione della soglia minima non determinerebbe alcun vuoto normativo, poiché continuerebbe comunque ad applicarsi il criterio generale previsto dalla norma, che stabilisce una sanzione pari al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità, lasciando poi al legislatore la possibilità di ridefinire un sistema più coerente con i principi costituzionali.

L’Avvocatura dello Stato

Secondo l’Avvocatura Generale dello Stato, intervenuta in rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la disciplina contestata non prevede una sanzione “fissa”, bensì una cornice edittale elastica, costruita sul criterio del 20% del valore economico della pubblicità con una soglia minima di 50.000 euro.

L’Avvocatura ha inoltre sostenuto che la severità del sistema trova giustificazione nella particolare rilevanza del bene giuridico tutelato, ossia la salute pubblica e il contrasto ai fenomeni di ludopatia, aggiungendo che l’eventuale eliminazione della soglia minima potrebbe compromettere l’efficacia deterrente della disciplina.

Il paradosso rimane

L’udienza ha evidenziato i paradossi della legge: chi realizza una sponsorizzazione del valore di 1.000 euro, come il content creator sanzionato addirittura per 157.000 euro, quasi come chi ottiene ricavi per 1 milione di euro e che potrebbe essere sanzionato per 200.000 euro. Se la funzione di deterrenza secondo l’Avvocatura dello Stato rischia di non funzionare se si abbassa la soglia minima, per i grossi importi potrebbe già non funzionare. Il meccanismo sembra davvero sperequato.

Cosa succede ora?

La pronuncia stabilirà se la soglia minima di 50.000 euro prevista dal Decreto Dignità sia compatibile con i principi costituzionali di proporzionalità e ragionevolezza oppure se debba essere dichiarata illegittima. La decisione non riguarderà il divieto di pubblicità del gioco in sé, ma esclusivamente il meccanismo sanzionatorio previsto dalla normativa.

Foto Corte Costituzionale sito ufficiale