Usa: il gioco online illegale sale al 77% del mercato e schiaccia quello autorizzato

Dati shock quelli rilevati da una ricerca della Gaming Compliance International che hanno evidenziato come il gambling non autorizzato valga 97,4 miliardi di dollari, il 77% del mercato degli Stati Uniti d’America.

 

Il gioco d’azzardo online non autorizzato ha generato un fatturato lordo stimato di 97.4 miliardi di dollari negli Stati Uniti nel 2025. Una somma monster che attribuisce agli operatori non autorizzati una quota del 77% del mercato statunitense del gioco d’azzardo online.

Il dato è emerso da ricerca di Gaming Compliance International (GCI), commissionata dalla Campaign for Fairer Gambling (CFG). GCI stima che il fatturato del gioco online autorizzato sia stato di 28.3 miliardi di dollari nel 2025, in aumento del 23% rispetto ai 23 miliardi di dollari del 2024. Il fatturato lordo del settore non autorizzato è però cresciuto del 45.2% nello stesso periodo, passando da 67.1 miliardi di dollari a 97.4 miliardi di dollari. Il volume lordo totale ha raggiunto i 125.6 miliardi di dollari, in aumento del 39.4% rispetto ai 90.1 miliardi di dollari del 2024.

Ovviamente il proliferare dei siti di gioco senza autorizzazione dipende spesso dalla mancata regolamentazione di molti stati USA. Non a caso il rapporto del GCI sostiene che l’espansione legale delle scommesse sportive e dei casinò online non ha spostato un numero sufficiente di consumatori verso i canali autorizzati per colmare il divario tra i due settori, nonostante ogni anno sempre più Stati legalizzino uno o entrambi i prodotti. La quota delle piattaforme non autorizzate sul totale combinato è aumentata dal 74% dichiarato nel 2024 al 77% nel 2025.

La soluzione è la regolamentazione

Derek Webb, finanziatore della Campaign for Fairer Gambling (CFG), ha commentato: “Il settore legale sfrutta la presenza del settore illecito per chiedere la regolamentazione, per poi chiedere tasse e regolamentazioni ridotte per competere con quest’ultimo. Intervenire contro gli operatori illeciti è la soluzione e deve essere la priorità per tutte le parti interessate.”

GCI utilizza quello che definisce un tasso di perdita (Loss Ratio), una misura del ricavo lordo da gioco d’azzardo online pro capite rapportato al reddito pro capite, per confrontare gli stati. Gli stati che regolamentano sia le scommesse sportive che i giochi da casinò online hanno registrato un tasso di perdita medio dell’1.38% nel 2025. Gli stati che regolamentano solo le scommesse sportive hanno registrato una media dello 0.99%, mentre gli stati che non offrono nessuno dei due prodotti hanno registrato una media dello 0.44%, secondo il rapporto.

L’attività non autorizzata è emersa in tutti i modelli normativi monitorati da GCI. Gli stati che regolamentano solo le scommesse sportive hanno registrato il tasso di perdita medio non autorizzato più alto, pari allo 0.80%. Gli stati con entrambi i prodotti hanno registrato una media dello 0.67% per quanto riguarda l’attività non autorizzata, mentre gli stati che non offrono nessuno dei due prodotti hanno registrato una media dello 0.44%, interamente attribuibile all’attività non autorizzata poiché non esiste un’alternativa autorizzata in tali stati.

La Louisiana ha registrato la spesa per gioco d’azzardo non autorizzato più alta in rapporto al reddito tra tutti gli stati inclusi nel rapporto. Il West Virginia ha registrato un Loss Ratio totale dell’1.57%, di cui 0.87 punti percentuali derivanti da attività di gioco d’azzardo non autorizzate. La California, che non regolamenta né il gioco d’azzardo online né le scommesse sportive, ha registrato un Loss Ratio dello 0.43%, interamente attribuito da GCI ad attività non autorizzate.

Finanziamento e metodologia

Lo studio è stato commissionato e finanziato dalla Campaign for Fairer Gambling. L’accesso indipendente ai dati e alla metodologia di GCI rimane limitato e le stime di GCI sui mercati del gioco d’azzardo non regolamentati sono state oggetto di critiche rispetto a valutazioni precedenti. Questa precisazione è importante perché le stesse cifre vengono già citate nei dibattiti a livello statale su tassazione e applicazione delle norme, dove le stime del GGR (Gross Gaming Revenue) e del Loss Ratio hanno un peso diretto nelle argomentazioni sui termini delle licenze.

La posizione di Webb è che l’applicazione delle norme contro gli operatori non autorizzati, piuttosto che ulteriori concessioni fiscali e di licenza al settore regolamentato, sia la soluzione al crescente divario.

I dati del rapporto influenzeranno probabilmente le sessioni legislative statali del 2026, dove i legislatori valuteranno nuove proposte di legge sulle scommesse sportive e sui casinò online, confrontandole con l’argomentazione secondo cui le piattaforme non autorizzate, inclusi i siti di scommesse sportive offshore e i mercati di pronostici, detengono già la maggior parte del mercato online, indipendentemente da ciò che i singoli stati legalizzano. Resta da vedere se tale argomentazione spingerà i legislatori verso il finanziamento delle attività di contrasto o verso un rilascio più rapido delle licenze per i nuovi prodotti, in vista delle sessioni del prossimo anno.

Foto AI