Riforma gioco fisico: ‘La grande incompiuta della Delega, anche se tutti la chiedono’

La riforma del gioco fisico rischia di diventare la grande incompiuta della Delega fiscale, una situazione che peraltro tutte le forze politiche vorrebbero sbloccare.

 

La riforma del gioco fisico rischia di restare la grande incompiuta della delega fiscale, una situazione paradossale visto che tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, certo con dei distinguo, chiedono di attuarla senza però trovare risposte concrete dal Governo.

Lo si legge su IlSole24Ore di oggi in un articolo di commento a quanto avvenuto ieri 18 giugno alla Camera e dove, scrive il quotidiano economico, è andato in scena l’ennesimo teatro dell’assurdo: l’Aula si è concentrata su una serie di mozioni con cui le opposizioni chiedevano il riordino del gioco nei tempi della delega fiscale (29 agosto).

Come noto, le mozioni erano incentrate soprattutto sulla tutela dei giocatori, con rifinanziamento del fondo anti ludopatia. Chiedevano poi la riduzione dell’offerta di gioco, come pure sul no alla pubblicità, sulla sostenibilità economica della filiera legale e il rafforzamento di verifiche antimafia e tracciabilità finanziaria degli operatori. Principi in gran parte contenuti nello schema di decreto già posto all’attenzione
della Conferenza unificata e inviato da tempo ai tecnici di Palazzo Chigi.

Nella seduta dell’Aula il Governo, con la sottosegretaria Lucia Albano, aveva aperto al parere favorevole a tutte le mozioni condizionandole a una riformulazione che sintetizzava e riportava a compatibilità finanziaria le proposti dei partiti, ma nessuno tra i firmatari ha accettato la riformulazione arrivando così alla loro bocciature.

Tuttavia, la sottosegretaria ha confermato l’intento di portare la riforma al traguardo nel poco tempo residuo. La parola passa ora a Palazzo Chigi, che dovrà decidere se, tra l’altro, rinunciare a maggiori risorse derivanti dalle gare e lasciare allo stesso tempo un quadro regolatorio caotico e governato ancora dal meccanismo delle proroghe, che rischia di esporre l’Italia a una procedura europea di infrazione.

 

 

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