Canada: la Corte Suprema riapre il caso delle tasse sul poker dopo i successi di Duhamel

Le tasse sul poker live e online in Canada mettono nel mirino tre giocatori professionisti che hanno fatto ricorso fino alla Corte Suprema perché i redditi da gioco non siano considerati come guadagni da impresa ma da gioco d’azzardo.

 

In Canada i giocatori professionisti di poker rischiano di cadere nuovamente in un limbo normativo e di iniziare daccapo una battaglia che Jonathan Duhamel, WSOP winner del 2010, l’anno di Filippo Candio per l’Italia, aveva conquistato anche se la Corte Tributaria analizza caso per caso quando si tratta di questo tipo di rilevamenti fiscali.

Il nuovo caso

Intanto la Corte Suprema del Canada ha dichiarato che non esaminerà la sentenza che considera le vincite del poker come reddito d’impresa tassabile.
La vicenda ha avuto inizio quando tre player hanno impugnato la dichiarazione dell’Agenzia delle Entrate federale secondo cui dovevano pagare le tasse sulle vincite del poker.

I tre cittadini canadesi hanno sostenuto dinanzi alla Corte Tributaria del Canada che le vincite – che spesso ammontavano a centinaia di migliaia di dollari all’anno – non costituivano reddito d’impresa, bensì reddito non tassabile derivante dalle scommesse.

A seguito di un’udienza congiunta, un giudice ha concluso che i loro guadagni netti dovessero essere considerati reddito d’impresa tassabile. Il giudice ha affermato che, in ciascun caso, il poker era molto più di un semplice passatempo: era una fonte di sostentamento a cui i giocatori dedicavano quasi tutto il loro tempo.

La Corte d’Appello Federale ha respinto i loro ricorsi, spingendo gli uomini a chiedere un’udienza presso la Corte Suprema che, per ora, però, pare non voglia esaminarla.

La storia di Duhamel

Duhamel nella foto Wsop dopo la vittoria del Main 2010

Il successo al Main Event delle World Series of Poker a Las Vegas nel 2010 del campione del Quebec, valse un primo premio di quasi 9 milioni di dollari. Duhamel dava per scontato che le sue vincite sarebbero state esentasse. Tuttavia solo dopo una lunga lotta legale, nel 2022 la Corte Tributaria del Canada gli ha dato ragione. Come detto, però, la sua vittoria è arrivata dopo quasi un decennio di battaglie con l’Agenzia delle Entrate in merito alle vincite, culminate in un processo di 11 giorni a Montreal e Ottawa lo scorso autunno.

Dopo la sua grande vittoria al torneo, Duhamel continuò a giocare a poker e a realizzare vincite nette dalle sue attività di gioco, cosa che finì per attirare l’attenzione del fisco. L’Agenzia delle Entrate canadese (CRA) concluse che Duhamel gestiva un’attività commerciale attraverso il poker e, di conseguenza, lo sottopose a una nuova valutazione fiscale, affermando che per gli anni fiscali 2010, 2011 e 2012 aveva percepito un reddito d’impresa pari rispettivamente a $4.866.117, $383.916 e $106.775, corrispondente alle vincite nette derivanti dai tornei di poker a cui aveva partecipato negli anni in questione.

L’unica questione sottoposta al tribunale, quindi, era se le vincite nette derivanti dalle attività di gioco a poker di Duhamel dovessero essere incluse nel calcolo del suo reddito come reddito da “fonte che costituisce un’attività commerciale” ai sensi della legge sull’imposta sul reddito per i tre anni fiscali in questione.

Secondo Duhamel, poiché il poker è un gioco d’azzardo, le vincite derivanti dalle attività di gioco a poker non sono tassabili ai sensi della legge fiscale. Ciò è coerente con la regola generale in Canada secondo cui le vincite derivanti da gioco d’azzardo, scommesse e lotterie sono esenti da imposte, a meno che l’Agenzia delle Entrate canadese (CRA) non concluda che si stia “svolgendo un’attività di gioco d’azzardo”.

I giudici, gli studi e le conclusioni

La corte ha condotto una lunga analisi, partendo dalla fondamentale sentenza della Corte Suprema del Canada del 2002, che ha stabilito un criterio per determinare se un contribuente abbia o meno una “fonte di reddito“. Il giudice ha osservato che, data la natura del gioco d’azzardo (incluso il poker), l’intenzione di realizzare un profitto non è un fattore determinante nello studio della commercialità di questo tipo di attività, poiché, in definitiva, tutti i giocatori di poker sono motivati ​​dalla ricerca del profitto.

Il tribunale ha esaminato a fondo anche la formazione di Duhamel, comprese le sue abilità nel poker, le sue conoscenze e competenze in materia, il suo futuro percorso professionale, i profitti e le perdite derivanti dal poker nel corso degli anni (compresi quelli successivi a quelli in esame), la sua capacità di realizzare un profitto a lungo termine attraverso le attività di poker e se avesse impiegato un qualsiasi tipo di sistema di gestione o mitigazione del rischio.

Sono stati anche ascoltati esperti sulla natura del gioco del Texas Hold’em No‑Limit. Dopo aver esaminato tutte le prove e le testimonianze degli esperti, il giudice ha concluso, “sulla base di una preponderanza di probabilità“, che le attività di gioco a poker di Duhamel “non erano svolte in modo sufficientemente commerciale da costituire una fonte di reddito d’impresa ai fini della legge”. Di conseguenza, i guadagni netti derivanti dal poker per gli anni in esame non dovrebbero essere tassabili.

Foto di apertura di The Canadian Press/Sean Kilpatrick