L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea la perdurante necessità di adeguare l’offerta alla domanda, e non solo nei casinò italiani.
di Mauro Natta
Non rappresenta una novità il ritorno all’argomento “adeguamento dell’offerta alla domanda”. Un’idea mi frullava in testa e vi pensavo spesso sino a che non ho visto che anche lo Stato si apprestava a varare un gioco nuovo.
Come si potrebbe definire una simile iniziativa se non una prova per saggiare se al giocatore, nel caso di una specifica frequentazione, la novità può interessare e in quale misura.
Prudentemente si renderà necessario analizzare i risultati di parecchie estrazioni per controllare il gradimento del nuovo rispetto al precedente e, se del caso, quale o quali.
Rientrando in un campo che mi è più affine ritengo che una esperienza simile possa essere messa a terra in una casa da gioco. Non c’è alcun dubbio sulla forte incidenza di quanto prodotto dalle slot sui proventi netti totali. Senz’altro, formando oggetto di controllo per il riferibile alle preferenze e che, spesso e volentieri, le notizie di stampa attribuiscono ai giochi da casinò.
Ebbene, se in una casa da gioco il controllo delle preferenze può determinare quale è la slot più, mi si passi il termine, gettonata o se vogliamo quale è la tipologia più frequentata, sono convinto che nulla vieti un esperimento con la presentazione di una novità differente da una slot machine.
Ricordo che molti anni or sono l’introduzione dei cosiddetti giochi americani fa accolta con scarsa fiducia relativamente alla prevedibile durata; invece, c’è stato chi ne ha tratto beneficio e chi no, chi li tiene in esercizio ancora oggi e chi li ha parzialmente abbandonati. Una sola certezza: l’esperimento è stato fatto!
Forse la roulette francese era preferita anche perché dava l’impressione di un ritorno al tradizionale, non c’era più il tavolo doppio e si arriva alla fair roulette che pare graditissima a vederne i risultati che, a mente il citato ritorno, consigliano anche il mantenimento della tipologia classica.
L’osservazione quasi continua dei proventi gioco dei casinò italiani, per 40 anni da dipendente, per 25 da pensionato che si permette ancora di scriverne a 85 anni compiuti, mi ho portato a considerare, in particolare a Venezia, il trend di chemin de fer e punto banco.
Il primo ora pare relegato ai fine settimana e in tono ben differente dalle passate e lontane gare di chemin, il secondo in crescita forse perché considerare il nemico da battere esiste anche se diverso: la Casa anziché l’altro o gli altri giocatori.
Mi chiedo per quale motivo, là dove al momento non c’è ma c’era, non si inizia a presentarlo come possibilità nei fine settimana o in forma sperimentale come un tempo si è proceduto per altri giochi.
L’investimento non è tale da destare preoccupazioni aziendali in tema di ritorno, il rischio è limitato al costo minimo del personale contro il 5 percento della cagnotte e un risultato positivo non è da scartare. Il numero minimo di presenze a un tavolo di chemin si potrebbe considerarlo ma, a mio avviso, la curiosità del giocatore per una novità o per un ritorno a qualcosa che c’era un tempo, potrebbe, per me potrà, produrre interesse.
Non sarebbe la prima volta che un esperimento in tema di offerta si coniuga ad un esito positivo; quanto mi sento di affermare, a prescindere che il costo supporta tranquillamente la prova, mi trova a concludere, contrariamente al mio solito, con l’ottimismo che spesso mi è mancato.
Foto di Irina Iriser su Unsplash






