L’analista di gaming Mauro Natta esamina gli scenari possibili per il rilancio del Casinò Campione, sottolineando l’importanza di qualità e snellezza funzionale.
di Mauro Natta
Dal 2001, anno in cui sono andato in pensione dopo 40 anni di impiego, dal 1959, in diverse mansioni amministrative e tecniche di gioco, mi interesso ancora del gioco d’azzardo praticato nei casinò del Paese.
Spesso mi ritrovo a scrivere di organizzazione del lavoro, di controllo sulla regolarità del gioco, di domanda e offerta e di adeguamento di quest’ultima alla prima. L’incidenza dei proventi slot sul totale dei ricavi netti di gioco ha sempre impegnato la mia attenzione, la professionalità del personale rappresenta un argomento che mi ha visto preso nel suggerire soluzioni possibili, credibili e con un occhio di riguardo al ritorno degli investimenti.
La rilevanza della qualità parzialmente misurabile tramite il concetto di incidenza appena espresso non può e non deve essere isolato e/o considerato come l’inizio di una specifica ricerca ma solo una componente da esaminare attentamente e da tentare di correggere tramite la professionalità degli addetti prima ancora della qualità dei servizi alla clientela o, quota meno, alla pari, in un contesto di diversificazione.
È anche mia opinione che le persone interessate al futuro di Campione, poiché non si può omettere il ruolo della Casa da gioco nel discorso complessivo di economia e turismo, debbano considerare con la dovuta attenzione la qualità in senso globale. Argomenti quali turismo, ristorazione e alberghi sui quali non oso esprimermi per la non conoscenza della situazione e, più ancora, per la scarsa competenza in materia.
Ma una particolarità non deve essere in alcun caso deficitaria: la snellezza funzionale della gestione che trova conforto nella competenza dell’organigramma relativo al management e nella velocità di comunicazione tra tutti gli addetti alla produzione.
Dalla rapidità di comunicazione e dalla semplicità di accogliere le direttive impartite alle quali tutti, direttamente e/o indirettamente hanno consapevolmente partecipato, si ottiene la rapidità nel cambiamento che, in un clima di possibile incertezza, è anche possibile prevedere.
Ma ancora non mi pare di aver toccato la questione più importante: il rapporto tra concedente e concessionario che, nell’ipotesi di affidamento della concessione a privato, a parere dello scrivente, non dovrebbero trovare eccessive differenze se non quanto discende dalla giusta considerazione del rischio di impresa debito conto tenuto delle vigenti disposizioni di legge.
Quindi, continuando ad esprimere la mia personale opinione, mi esprimo come di seguito: il tutto trae origine dalla natura giuridica delle entrate che alla proprietà concedente dovrebbero essere versare dalla gestione, dal controllo delle stesse in funzione della regolarità del gioco e degli incassi.
Sicuramente gli argomenti di natura economica e non che potrebbero interessare una concessione al pubblico sono ben più numerosi ma mi fermo al più importante in quanto sarà compito della politica affrontarli e non lo ritengo assolutamente un compito da demandare a chi o coloro che ne avranno il compito istituzionale.
In buona sostanza, a prescindere dalla maniera relativa alla concessione, se pubblica o privata, si tratta del rapporto tra due soggetti che non può che essere regolato da norme precise e controllabili nel più che normale interesse delle parti in causa.
Sicuramente da una parte, al concedente, la preoccupazione di garantire la economicità della gestione, dall’altra al concessionario il compito di dare piena attuazione a quanto, di natura economica o meno, è stato contrattualmente statuito.
Altrettanto è certo che la gestione può dedicarsi al controllo nel modo che ritiene opportuno e non importa se condiviso dal concedente in funzione dei risultati attesi dalle procedure applicate, dalle norme di legge in vigore dalle specifiche competenze del proprio management.
Il tutto, a mio modo di vedere, non deve trovarsi in contrasto con le modalità che, tanto per proporre un esempio che si riscontra nella realtà, relative alla apertura e chiusura dei tavoli da gioco.
Molto probabilmente ho elencato una serie di impressioni, considerazioni e argomenti collegata al settore produttivo di cui trattasi sperando di avere, per quanto possibile, contribuito alla parziale analisi dell’attività che nel prossimo futuro avrà una notevolissima rilevanza e non soltanto economica.
Foto di Michael Kroul su Unsplash







