Il calcio italiano crolla: Parlamento chiama Abodi, caso Rocchi in Procura e scontro politico sulle scommesse.
In meno di un mese il calcio italiano ha perso la qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva, il presidente della Federcalcio, il capo delegazione della Nazionale e il designatore arbitrale della Serie A. Sullo sfondo, un’inchiesta penale della Procura di Milano che riporta il paese a vent’anni fa, al fantasma di Calciopoli.
Il punto di rottura è stato il 31 marzo, quando la Bosnia Erzegovina ha eliminato l’Italia ai rigori. Il giorno dopo il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Caiata ha portato la questione direttamente in Aula alla Camera, chiedendo un’informativa urgente al ministro dello Sport Andrea Abodi e indicando in Gravina il “diretto responsabile del fallimento sportivo e del fallimento del calcio italiano”. La vicenda sembrava potersi chiudere lì, come una reazione d’orgoglio post-eliminazione. Non è andata così.
Nella seduta n. 650 della Camera Caiata è tornato alla carica, questa volta con il caso Rocchi sullo sfondo. “Che credibilità ha ancora un sistema che, dopo aver messo in fila decine di fallimenti sportivi, ancora continua a chiudersi a riccio?”, chiede il deputato, avendo cura di precisare che “è lungi da noi confondere un avviso di garanzia con un avviso di colpevolezza”. Alla richiesta si sono associati deputati di Avs, Pd, Misto e M5s. Berruto (Pd) ricorda di avere depositato già nel settembre 2025 una richiesta di indagine conoscitiva parlamentare sulla giustizia sportiva, rimasta chiusa in un cassetto della commissione da nove mesi.
La convergenza trasversale si è però incrinata su un punto preciso: la quota dei proventi delle scommesse sportive da destinare ai club. Il ministro Abodi, in audizione al Senato, sostiene che “non si capisce perché chi organizza l’evento non abbia diritto a nulla”, convinto che i proventi del betting debbano essere riconosciuti agli organizzatori sportivi come avviene per i diritti audiovisivi, e che il tema fosse già in discussione con il Mef. Una posizione, quella del ministro, in linea con quanto avviene in diversi paesi europei, dove il cosiddetto diritto sulla scommessa è riconosciuto agli organizzatori degli eventi. Dall’opposizione, Berruto (Pd) ha espresso in Aula una posizione contraria, dichiarata a verbale: “Su questo vorrei che ve lo metteste in testa: noi non ci siamo”, motivando la contrarietà con il rischio che tale meccanismo possa favorire una diffusione del gioco patologico. Il dibattito resta aperto e rappresenta uno dei nodi più complessi dell’intera discussione sulla riforma del sistema calcistico italiano.
Nel frattempo, sul piano federale, il terremoto aveva già fatto le sue vittime. Con una nota ufficiale del Ministero per lo Sport e i Giovani del primo aprile, Abodi aveva dichiarato che il calcio italiano va rifondato a partire dal vertice della Figc. Il 2 aprile Gravina aveva convocato le componenti federali e annunciato le proprie dimissioni, fissando per il 22 giugno l’assemblea straordinaria per eleggere il successore. Subito dopo anche Gianluigi Buffon aveva lasciato il ruolo di capo delegazione della Nazionale.
Poi, il 25 aprile, è arrivata la notizia che ha rimescolato tutto. Il designatore arbitrale Gianluca Rocchi è stato raggiunto da un avviso di garanzia della Procura della Repubblica di Milano per concorso in frode sportiva. Lo stesso Rocchi ha confermato il fatto all’Ansa, dichiarando di essere “sicuro di aver agito sempre correttamente” e di avere “piena fiducia nella magistratura”. Nella stessa serata l’Aia ha comunicato ufficialmente che Rocchi aveva informato il vicepresidente vicario Francesco Massini della decisione di autosospendersi con effetto immediato, per consentire “un corretto decorso della fase giudiziale”. Con un secondo comunicato, l’associazione ha reso nota l’analoga autosospensione del supervisore Var Andrea Gervasoni.
Nelle ultime ore è emerso un ulteriore sviluppo. L’interrogatorio fissato per il 30 aprile davanti ai pm milanesi non si terrà. Il legale di Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro, comunica, secondo quanto riferito da Sky Sport, che il proprio assistito non comparirà, motivando la scelta con l’impossibilità di svolgere efficacemente il mandato difensivo senza aver ancora accesso al fascicolo delle indagini preliminari. Il vice Gervasoni sarebbe invece orientato a rispondere ai magistrati.
Ciò che rende la vicenda più pesante, sul piano istituzionale, è la storia che ci sta dietro. La denuncia all’origine dell’indagine milanese non è nuova: era già stata esaminata dalla giustizia sportiva e archiviata. Il procuratore federale della Figc Giuseppe Chiné lo ha spiegato in una nota ufficiale: l’esposto era arrivato il 21 maggio 2025, era stata aperta un’indagine, erano stati ascoltati tutti i soggetti coinvolti, e nel luglio 2025 era stata proposta l’archiviazione alla Procura Generale dello Sport presso il Coni, che l’aveva condivisa. Quella stessa denuncia è oggi il fulcro dell’inchiesta penale.
È questa discrepanza, una segnalazione ignorata dagli organi sportivi e raccolta dalla magistratura ordinaria, ad aver provocato la reazione più dura del ministro Abodi. Sul proprio profilo X, il 25 aprile, scrive che “l’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. Finora, nessun riscontro pubblico, così come non sappiamo chi abbia ricevuto la denuncia e quale organo sia stato investito della questione per verificarne la sussistenza”. La chiusura è un ultimatum: “Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze”.
L’informativa parlamentare richiesta in due sedute distinte non è ancora stata calendarizzata. Il calcio italiano si trova oggi con una Federazione senza presidente, un settore arbitrale privo del suo vertice, un’indagine penale aperta e uno scontro politico che non riguarda solo la governance sportiva, la credibilità delle istituzioni e il confine tra autonomia dello sport e responsabilità pubblica. Le partite in gioco, dentro e fuori dal campo, sono tutte ancora aperte.







