Ige 2026, le linee guida per costruire il futuro delle gaming machines

A Ige 2026 il futuro delle gaming machine tra regole, tecnologia e sostenibilità.

Tra le missioni del settore del gioco c’è anche il rilancio delle gaming machine, tra evoluzione tecnologica e sostenibilità. Se n’è parlato a Ige 2026 sul Main Stage del Salone del le Fontane, dove Samuele Fraternali, senior researcher, Osservatorio Digital Innovation, Politecnico di Milano, ha discusso del futuro degli apparecchi da intrattenimento con Elisabetta Poso, direttore Ufficio Adi, Agenzia Dogane e Monopoli; Roberto Mazzuccato, ceo Mag Elettronica, Wmg; Francesco Gatti, vice presidente Sapar; Armando Iaccarino, direttore Centro Studi Astro; Gennaro Parlati, presidente Acmi/Confindustria Sit; Claudio Costa, responsabile Dir. Soluzioni/Servizi Economia/Adm, Sogei.

A dare il via al tavolo Elisabetta Poso, che ha parlato di una “situazione preoccupante ma non disastrosa”. Poso ricorda come il settore degli apparecchi da intrattenimento sia al secondo prodotto per volumi di raccolta nel panorama, da solo garantisce circa il 50% del prelievo erariale complessivo parlando del fisico. “Passando alle note negative, però, Poso commenta: “Dobbiamo analizzare l’evoluzione del prodotto, dal punto di vista tecnologico le caratteristiche di questi apparecchi risalgono a vent’anni fa. Parliamo di una dimensione abnorme. Il prodotto Awp poi, in particolare, denota volumi di decrescita negli anni sempre maggiori. C’è da dire anche che il settore ha subito una serie di vincoli sempre maggiori, vedi il tetto del numero degli apparecchi sul territorio e una serie di misure come i distanziometri, gli orari di funzionamento degli apparecchi. Ci sono margini notevoli di recupero e dobbiamo agire, a partire dalla tappa della legge delega fiscale”.

Armando Iaccarino, direttore Centro Studi di Astro aggiunge che “il sistema non va ripensato nell’impalcatura generale ma ha bisogno di inserire elementi di flessibilità. Una ragione per cui siamo di fronte a questa situazione e che noi lavoriamo all’interno di un sistema ingessato. L’ultimo intervento di prodotto è avvenuto 18 anni fa e ci sono voluti 15 anni per arrivare alla dematerializzazione dei titoli autorizzatori. Ripensare alla rigidità del sistema e introdurre elementi di flessibilità sono due aspetti fondamentali anche perché 9 anni per una concessione sono tanti di fronte ai tempi dell’evoluzione tecnologica. In assenza di analisi di dinamiche di mercato questa rigidità blocca qualsiasi evoluzione del sistema.”

Questo è un momento importante in cui si scrivono le regole tecniche che avranno vigenza per la durata della concessione. Se le regole rispondono alle stesse logiche del 2006 fra tre anni ci troveremo come oggi. Bisogna, dunque, fare uno sforzo e capire che quella logica porta alla negazione dell’innovazione. Vanno bene certificazione e la conformità ma devono essere flessibili. Se non si prevedono l’innovazione tecnologica e la sperimentazione, si continua a tenere ingabbiato un settore che non sarà mai un’industria”.

Stessa linea da Parlati, che sottolinea il peso della sostenibilità: “Stiamo combattendo da anni nel tentativo di far comprendere le nostre necessità: ovvero tutela del consumatore, sicurezza sul territorio e sostenibilità. In questi anni non abbiamo colto che dobbiamo lavorare su queste materie che si incrociano, contemplando l’innovazione tecnologica al meglio e con qualità della regolamentazione”.

Per Claudio Costa, “l’evoluzione è necessaria, e il fatto di non essere intervenuti ha determinato uno stato di obsolescenza dell’impianto causando una serie di criticità oggi sotto gli occhi di tutti. In Sogei da sempre supportiamo non solo l’Agenzia ma anche le forze dell’ordine, contribuiamo alle ispezioni sul territorio. Al tempo stesso abbiamo una serie di soluzioni tecnologiche che consentono l’analisi dei dati. Le risultanze di queste attività ci confermano oggi che fenomeni illegali sono cresciuti nel tempo proprio per effetto del gap tecnologico, della vulnerabilità degli apparecchi. La situazione attuale denota fragilità. Bisogna puntare sulla sicurezza”.

Francesco Gatti, vicepresidente di Sapar aggiunge che fino a ora non abbiamo avuto “la possibilità di un intervento che cambiasse le cose. Ora si spera che l’orizzonte sia vicino e abbiamo visto un cambio di azione da parte di Adm e Sogei; questo significa che dopo tanti anni c’è attenzione. Tuttavia siamo dovuti arrivare a un punto di non ritorno perché il nostro payout pari al 65 percento è il più basso fra tutte le proposte di gioco in Europa. Abbiamo una giocata massima pari a un euro e una promessa di vincita massima che vale cento volte la posta, altra componente di fallimento della macchina. Oggi la situazione economica è cambiata perché ci sono i gratta e vinci con cui si vince di più. Le nostre macchine però fanno intrattenimento ma questo è mutilato da piccole normative interne. Analizzando tecnicamente le macchine le problematiche sono evidenti. Se pensiamo che dobbiamo disegnare il futuro di dieci anni avanti serve un’analisi approfondita e bisogna fare un confronto con le macchine con europee che offrono vincite maggiori”.

Gatti spiega anche che una problematica che ha afflitto il comparto è “l’attacco dell’opinione pubblica. Se si parla di ludopatia si inquadrano subito le slot machine. La problematica è trasversale perché nelle sale abbiamo macchine più aggressive mentre quelle dei bar lo sono meno. Disegniamo, dunque, il futuro ma pensiamo a come esporre meglio la realtà delle cose. Volevo solo chiudere parlava dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale, abbiamo una nuova generazione che si affaccerà sul mercato e noi dobbiamo pensare a un’offerta per questa tipologia di utenti. Come saranno le slot machine di domani? Sempre più social e forse si dovrà trovare una forma adatta alla condivisione fra i giovani”.

Manuel Mazzucato, Ceo di Mag Elettronica, WMG parte da un’analisi del passato: “Circa venti anni fa la sfida fu mettere 450mila apparecchi. In quel periodo lo sforzo era stato quello di vedere un sistema che andava a contrastare il gioco illegale. Questo ci ha dato modo di iniziare un percorso, sviluppare le nostre capacità, fare impresa a aiutare l’amministrazione con un presidio di gioco legale. Le Awp sono di fatto un presidio di gioco legale e quelli precedenti sono stati anni di crescita, dove è aumentata la raccolta e si è andati avanti. Purtroppo però più avanti ci siamo resi conti che la tecnologia non andava di pari passo e dal 2016 circa il comparto di produzioni del gioco fisico ne ha risentito e le aziende hanno cominciato a fare fatica. La situazione è preoccupante e aziende come la nostra sono state costrette a modificare la tipologia di prodotto. Le Awp ora sono un mercato residuale e non si fa azienda solo con questo prodotto”.

Ultimamente però – sottolinea Mazzucato – abbiamo apprezzato il cambio di paradigma dell’amministrazione. Le aziende di produzioni in passato non sono state chiamate in causa nell’evoluzione del prodotto, mentre ora ci sono i tavoli tecnici che servono a cambiare il paradigma del passato”.