Fifa e la privatizzazione del calcio: e se la soluzione arrivasse dal gambling?

Alexandre Dreyfus, Ceo di The Chili Group ed ex Global Poker Challenge e casino online con Chiligaming, gestisceora la piattaforma di token Socios.com e propone una soluzione che farebbe diventare il calcio davvero di tutti.

 

E se a mettere tutti d’accordo sul folle progetto di Gianni Infantino di privatizzare la Fifa e le sue competizioni arrivasse dal mondo del gioco e dalle criptovalute? Abbiamo letto uno degli ennesimi post interessanti di Alexandre Dreyfus, Ceo di The Chili Group e di Socios.com, brand che tutti avranno imparato a conoscere visto che ha avuto una partnership anche con la Serie A quando si imbustavano i palloni coi quali si era realizzato qualsiasi gol nella massima competizione.

Le origini nel gambling

Ma il gruppo Chili, rappresentato non a caso da un peperoncino rosso, proviene dal gaming. Prima dai casino online, poi dal poker. Sì perché Dreyfus aveva investito fortemente sull’Hold’em creando la Global Poker Challenge per sportificare il gioco e renderlo ancora più globale. Non fu un grande successo, va detto, ma di iniziative interessanti ne fece tante e ora stanno tornando alcune soluzioni proposte dal suo gruppo. Senza contare il potenziamento di TheHendonMob, l’unico vero riferimento del ranking dei players sulla base dei soldi vinti in carriera.

La soluzione Socios

E bene Dreyfus, tramite la sua piattaforma Socios, giura di poter dare la soluzione ideale per placare le polemiche di tutti:
“Una partecipazione detenuta da tre fondi rappresenta un obiettivo permanente. Una partecipazione detenuta da persone in ciascuna delle 211 federazioni affiliate rappresenta un gruppo di interesse. Il presidente Infantino ha detto che il calcio appartiene ai tifosi. Ora esistono le regole per dimostrarlo e noi la costruiremo a costo di produzione”.

Socios.com ha offerto quindi in queste ore di strutturare la raccolta fondi da 4,2 miliardi di dollari annunciata da FIFA Forward Enterprise come token azionari, consentendo ai singoli investitori di tutto il mondo di accedere allo stesso strumento, alle stesse condizioni, delle istituzioni che si prevede parteciperanno. L’azienda si è offerta di costruire e gestire l’infrastruttura al costo di produzione.

Il calcio potrebbe essere di tutti

La proposta non chiede ai tifosi di sostituire il capitale istituzionale. Le istituzioni sottoscriverebbero come previsto dalla FIFA. La proposta è che non debbano essere le sole a poterlo fare. Tutto risolto quindi? Sarebbe un’ottima soluzione a patto che Infantino non abbia interessi da tutelare come hanno accusato Uefa e detrattori vari di questi progetti che puntano a togliere il calcio ai tifosi e renderlo un business di pochi e per ricchi.

“Il valore commerciale del calcio è stato creato da miliardi di persone, e quasi nessuna di loro ha mai potuto possederne una parte. Il motivo è strutturale – spiega Dreyfus – il private equity viene venduto in tranche da centinaia di migliaia di dollari, le norme di accreditamento escludono per legge la maggior parte del mondo e le procedure di regolamento transfrontaliere rendono antieconomiche le piccole allocazioni. La proprietà dello sport è stata accessibile a un numero molto ristretto di persone in un numero molto ristretto di paesi. Questo è un fallimento infrastrutturale, non di interesse”.

Proposta concreta

Quello che propone Socios non è un libro dei sogni: “Esistono ormai quadri normativi su entrambe le sponde dell’Atlantico a supporto di questa iniziativa. In Europa, le azioni tokenizzate sono trattate come titoli ai sensi della legislazione sui servizi finanziari, con emissione, distribuzione e negoziazione disciplinate dalle stesse regole che si applicano alle azioni tradizionali. Negli Stati Uniti, le autorità di regolamentazione hanno definito il funzionamento dei titoli tokenizzati all’interno del quadro normativo federale esistente, inclusi i requisiti di custodia e di tutela degli investitori per i broker-dealer. Il capitale azionario tokenizzato non è un sistema parallelo. È il mercato dei titoli regolamentato, con una distribuzione più efficiente”.

“La FIFA non ha problemi di capitale. Quattro miliardi di dollari sono la cifra più facile da raccogliere nel mondo dello sport”, ha dichiarato Alexandre Dreyfus, fondatore e CEO di Socios.com. “La questione non è quanto FFE riuscirà a raccogliere, ma se gli unici a poterne detenere la proprietà siano coloro che già possiedono tutto il resto”.

Socios.com è la piattaforma globale che mette in contatto le organizzazioni sportive con i loro tifosi attraverso prodotti digitali regolamentati. Gestita da The Chiliz Group, collabora con oltre 80 partner nei settori del calcio, del basket, degli sport motoristici, degli eSport e degli sport da combattimento, e ha generato oltre 700 milioni di dollari per i detentori dei diritti.

Il progetto di Infantino

Dopo il tentativo della Superlega, la Fifa ci riprova e vuole creare una società per la gestione delle sue attività commerciali, aperta a investitori privati.
A svelare il progetto è stato il Financial Times e anche il Times e Infantino è dovuto uscire allo scoperto. La rivolta nel calcio è scoppiata immediatamente con l’Uefa e le altre confederazioni subito contrarie ma anche l’Ue e molti premier come il britannico Andy Burnham hanno promesso battaglia.

Ma se nel 2021 fu proprio il “No” del governo londinese ad azzoppare la Superlega, ora servirà ben altro per stoppare un progetto che vale miliardi di dollari e sembra avere l’imprimatur della famiglia Trump, col previsto coinvolgimento del fratello del genero del presidente Usa, grande amico del n.1 della Fifa, Gianni Infantino.

Il progetto andrà approvato dal consiglio Fifa, composto da 38 membri, e dalla maggioranza delle 211 federazioni affiliate il prossimo marzo, quando è prevista anche l’elezione del nuovo presidente Fifa, con al momento Infantino quale l’unico candidato.

Nel frattempo è già stata inviata una lettera alle federazioni nazionali in cui si offrono 40 milioni di dollari di finanziamento ciascuna per appoggiare il piano, a patto di farlo entro il 19 settembre. Un incentivo forte per la maggior parte delle oltre 200 federazioni di tutto il mondo.
Contrario anche il neo presidente della Figc Giovanni Malagò.

Al coro di critiche contro il piano di Gianni Infantino si sono unite anche Germania, Francia e Spagna.