Dai prestanome familiari ai ticket Vlt attribuiti fittiziamente: nuovi dettagli sul presunto sistema nelle sale gioco pugliesi.
L’inchiesta “Mercato”, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, continua a restituire elementi che compongono il quadro di un presunto sistema di riciclaggio articolato attorno al circuito delle sale videolottery. Al blitz che nei giorni scorsi ha portato a 23 misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 63 milioni di euro, si aggiungono ora ulteriori dettagli emersi dagli atti dell’indagine sul meccanismo che avrebbe consentito di conferire una parvenza di legalità a ingenti somme di provenienza illecita.
Tra i nomi coinvolti nel fascicolo compare quello di Michele Piccirillo, 56 anni, ex campione del mondo ed europeo di pugilato, accusato di concorso in riciclaggio. Secondo la ricostruzione della Procura di Bari, la società Sixteen Sas, titolare della gestione della sala Jackpot/Sixteen, avrebbe attribuito fittiziamente all’ex pugile la disponibilità di 45 ticket emessi dalle Vlt, per un valore complessivo di 232.634,40 euro, permettendogli così di giustificare somme che gli inquirenti ritengono di origine illecita. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, di cui ha dato conto anche la Gazzetta del Mezzogiorno.
Nel corso degli interrogatori, Piccirillo avrebbe riferito agli investigatori di aver messo da parte, al termine della carriera agonistica, circa 200 mila euro incassati in contanti per incontri disputati all’estero. Quella somma sarebbe stata poi conferita alla sala giochi, in cambio di assegni o bonifici da far confluire sul proprio conto corrente e destinare successivamente a investimenti finanziari. Nei suoi confronti il gip ha disposto il sequestro preventivo di circa 36 mila euro. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il fascicolo descrive un sistema più ampio di intestazioni fittizie, con quote societarie e incarichi gestionali formalmente attribuiti a mogli, figli, collaboratori e altri prestanome, con l’obiettivo, secondo l’accusa, di occultare i reali proprietari delle società attive nel settore del gioco e complicare la ricostruzione degli assetti societari da parte degli inquirenti.
Prosegue intanto il lavoro degli amministratori giudiziari nominati dal gip sulle società riconducibili alla famiglia Snidar, che gestivano tredici sale tra Bari e la provincia di Barletta-Andria-Trani. Per la Procura, quelle società avrebbero costituito uno strumento di riciclaggio e, in alcuni casi, anche di evasione del Prelievo Erariale Unico. Il sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria rende improbabile una riapertura a breve termine delle attività, in attesa del completamento delle verifiche contabili e societarie affidate agli amministratori.
Nei prossimi giorni l’inchiesta entrerà in una nuova fase, con gli interrogatori di garanzia e l’analisi della documentazione sequestrata: passaggi che dovranno permettere agli inquirenti di ricostruire nel dettaglio i flussi finanziari e il funzionamento del presunto sistema contestato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari







