Esports e sport: un connubio vincente oltre le Olimpiadi

All’edizione 2026 del We Make Future (Wmf) a Bologna il panel “Esports e sport: un connubio vincente oltre le Olimpiadi”.

 

Insieme possono funzionare esports e sport. Il processo di integrazione continua e il nodo olimpionico sembrerebbe destinato a sciogliersi nel tempo. L’imperativo? “Comprendere la diversità di governance” ha ribadito Vittorio Andrea Vaccaro, vice presidente del Coni Emilia-Romagna e consigliere nazionale del Comitato Olimpico, che spiegato come l’attenzione sul mondo esports sia alta, “ma bisogna considerare che se lo sport tradizionale possiede una governance sostanzialmente no profit, il gaming si regge su attività imprenditoriali che fanno impresa e le dinamiche sono differenti”. Da qui il suggerimento ad affrontare analisi diverse da quelle che generalmente si fanno in ambito sportivo, che possono poi condurre a un punto di incontro tra due fette di mercato in grado di alimentarsi l’una con l’altra.

Un esempio concreto arriva dalla Lega Nazionale Dilettanti, rappresentata a Bologna da Luca De Simoni, corporate social responsibility manager della Lnd: “L’esport funziona senz’altro come collettore, ma soprattutto ha un risvolto sociale e di accessibilità per chi non può scendere in campo. C’è tutto: c’è allenamento, partita, spirito di squadra. Con la Lega abbiamo inaugurato il progetto Vinciamo Insieme che ormai è una certezza, si tratta di hub all’interno di istituti ospedalieri o anche comunità di recupero. Qui diamo l’opportunità di giocare, di far parte di un team, di accedere ai nostri campionati. Questo perché noi ci definiamo un’infrastruttura sociale: degli oltre un milione e mezzo di tesserati, 750mila circa sono ragazzi under 18. Un numero che sottolinea la responsabilità educativa e sociale che abbiamo”.

Il versante industriale ha visto invece scendere in campo due big player com Exeed e Qlash. Durante il talk Luca Pagano, ceo di Qlash, ha raccontato la buona riuscita della collaborazione con la Federazione Italiana Tennis e Padel per quanto riguarda la fornitura tecnologica e l’organizzazione di eventi live: “L’esperimento procede bene, di fatto loro misurano il successo dell’iniziativa con il feedback dei ragazzi e con il numero dei tesserati. Per loro è diventata un’occasione per riuscire a comunicare con i giovani, con la possibilità di ingaggiarli. Durante gli Internazionali di Roma abbiamo gestito lo stand esports della federazione e abbiamo lavorato su questo. Sull’ingaggio, sul dialogo fisico-virtuale. Una partnership che consente anche l’attivazione di rapporti commerciali che magari forse senza il mondo esports non ci sarebbero. Il business case della Federazione Italiana Tennis e Padel è molto importante. Questo è un caso di successo che insegna e può contribuire al percorso di avvicinamento con il mondo olimpionico”.

Questi sono inoltre i giorni che avvicinano Exeed, con il co-ceo Ivan Ballestrazzi, alla Esports World Cup di Parigi: “A certi eventi ci si prepara lavorando tanti anni prima, noi siamo stati i primi ad andarci. Tutto nasce dalla scelta di diventare molto verticali in quello che noi definiamo virtual sport che è sostanzialmente con consolle. Puntiamo sul calcio. Sì è partiti per dare una mano ad alcune realtà sportive, ora invece il business produce numeri equiparabili a quelli del “vero calcio”: facciamo risultati incredibili.

Ciò che fa emergere Ballestrazzi è che l’esport deve essere un valore aggiunto: “Vantiamo partner importanti come Boca Juniors, Villareal, diversi club di A. Non c’è un cambio di paradigma, ma bisogna iniziare a ragionare sugli stessi piani perché funziona”.

La componente accademica è stata rappresentata dall’avvocato Gianpaolo Di Marco, docente presso la Pontificia Università Antonianum e direttore generale del Dipartimento Libere Professioni del Cuirif, e da Emanuela De Leo, che insegna all’Università del Salento ed è formatore olimpico Coni. Di Marco ha illustrato agli spettatori le dinamiche riguardanti il principio di responsabilità negli esports e la titolarità dei dati, mentre De Leo ha fatto luce, relativamente alle informazioni attualmente in possesso, sui decreti attuativi della Legge 132/2025 in materia di intelligenza artificiale. La docente ha ribadito come l’Ai possa supportare decisioni e processi, ma non sostituire la responsabilità umana e né produrre provvedimenti opachi non contestabili.