Quattro eurodeputati chiedono alla Commissione europea di verificare la compatibilità della normativa italiana con il principio del Paese d’origine previsto dalle regole Ue sul commercio elettronico.
La vendita digitale dei biglietti per spettacoli e parchi divertimento torna al centro del dibattito europeo. Un gruppo di eurodeputati ha depositato un’interrogazione parlamentare, la E-002124/2026, rivolta alla Commissione europea, chiedendo di verificare se la normativa italiana in materia sia compatibile con il diritto dell’Unione. A firmarla sono Georgia Tramacere, Sandro Ruotolo, Pina Picierno e Brando Benifei. A darne notizia è stato Maurizio Crisanti, consulente di AssoParchi e uno dei principali promotori del dossier a livello europeo, attraverso i propri canali social.
Il nodo della questione riguarda l’obbligo, previsto dalla disciplina italiana, che impone alle piattaforme online europee di ottenere una preventiva omologazione da parte dell’Agenzia delle Entrate prima di poter vendere biglietti nel territorio nazionale. Una procedura che, secondo i promotori dell’interrogazione, potrebbe porsi in contrasto con i principi fondamentali del mercato unico digitale e con le norme europee in materia di libera circolazione dei servizi.
Crisanti non ha usato mezzi termini nel commentare l’iniziativa, denunciando come l’industria dei parchi divertimento sia costretta a operare “con il freno a mano tirato”. Una metafora che restituisce bene la frustrazione di un settore che si sente penalizzato da una regolamentazione considerata ormai anacronistica rispetto alla velocità con cui si è evoluto il commercio elettronico. Le piattaforme europee che operano nel mercato dei biglietti si troverebbero così in una posizione di svantaggio strutturale, rallentate da adempimenti burocratici che non trovano equivalenti in altri Paesi membri.
Ora la parola passa alla Commissione europea, chiamata a esprimersi sulla compatibilità della norma italiana con l’ordinamento comunitario. L’esito dell’interrogazione potrebbe avere implicazioni significative non solo per il settore dell’intrattenimento, ma più in generale per il quadro normativo che regola la vendita digitale di titoli di accesso in Italia, aprendo la strada a una possibile revisione delle regole attualmente in vigore.






