Regno Unico, Bgc: ‘Sbagliato equiparare sale scommesse ad attività illegali’

Il Bettind and gaming council (Bgc) britannico sottolinea che i “negozi vuoti e perdita di posti di lavoro sono la vera minaccia per le vie commerciali britanniche”.

Sosteniamo un’azione decisa contro gli operatori criminali e concordiamo sul fatto che i cittadini debbano avere voce in capitolo sulle loro vie commerciali. Ma l’affermazione secondo cui le sale scommesse si stiano diffondendo senza controllo è semplicemente errata.” È quanto afferma in una nota pubblicata sui canali ufficiali, il Betting and gaming council (Bgc) britannico che punta il dito contro alcune affermazioni dell’esecutivo e in particolare al primo ministro Andy Burnham

Il Governo ha infatti dichiarato di voler restituire il controllo delle high street, ovvero le cosiddette vie commerciali ai cittadini e alle autorità locali per frenare il “degrado” e lo “svuotamento” dei centri urbani, sostenendo che le vie centrali siano state invase in modo incontrollato anche dalle sale scommesse e altre attività che si possono definire opache.

Il Betting and Gaming council però puntualizza che “il numero di sale scommesse è diminuito di oltre un terzo dal 2019. Circa 3.000 negozi hanno chiuso e oltre 15.000 posti di lavoro sono già andati persi.”

A proposito infatti viene sottolineato che “è sbagliato equiparare le sale scommesse, altamente regolamentate e dotate di licenza, ad attività illegali o criminali. Le sale scommesse sostengono ancora 37.500 posti di lavoro, portano un flusso vitale di clienti alle attività commerciali vicine e, per molti, rappresentano importanti punti di riferimento per la comunità”.

In questo modo il Bgc contesta l’accostamento tra le agenzie autorizzate e il degrado definendolo un errore concettuale. Si parla infatti di attività legali, fortemente controllate e tassate, chiedendo di non far ricadere su di esse la responsabilità delle problematiche urbane.

La vera minaccia, – conclude la nota – per le già provate vie commerciali britanniche è rappresentata da un numero maggiore di negozi sfitti e da una diminuzione dei posti di lavoro locali, non dalle attività radicate nelle comunità che servono”.

Foto in alto © Charles Postiaux (Unsplash)