Bilancio Ue, cresce il fronte contro la tassa sul gioco online: Malta guida i Paesi scettici

La Commissione stima 1,9 miliardi l’anno con un prelievo del 3%, ma serve l’unanimità dei 27 Stati membri.

Si allarga il fronte dei Paesi contrari all’ipotesi di un prelievo europeo sul gioco online per finanziare il prossimo bilancio dell’Unione. Accanto a Malta, da tempo la voce più netta contro la misura, si sarebbero schierati anche Italia, Spagna e Portogallo. La proposta resta comunque lontana da un atto legislativo vero e proprio, e il confronto tra le capitali è tutt’altro che chiuso.

La posizione italiana non risulta per ora da un atto pubblico del Governo o del Consiglio Ue. Le indiscrezioni, però, non sono nuove: già a metà giugno alcune fonti diplomatiche citate dalla stampa europea davano Roma e La Valletta sulla stessa linea di contrarietà. La novità delle ultime ore, riportata da Politico e citata in Italia, è l’allargamento del fronte a Spagna e Portogallo: secondo quattro diplomatici sentiti dalla testata Usa, i quattro Paesi si opporrebbero al prelievo modellato dalla Commissione.

L’ipotesi di una tassa sul gioco online ha un percorso istituzionale preciso. A febbraio l’eurodeputato romeno Victor Negrescu, vicepresidente del Parlamento europeo, ha lanciato la proposta di un prelievo armonizzato sui servizi di gioco e scommesse online come nuova risorsa propria dell’Unione. Il tema è poi confluito nell’interrogazione O-000014/2026,  nella quale si chiedeva di valutare fattibilità, valore aggiunto e base giuridica della misura. Le stime circolate in sede parlamentare indicavano un gettito potenziale tra 2 e 4 miliardi di euro l’anno.

Il passaggio più concreto arriva da un documento di lavoro dei servizi della Commissione europea, condiviso con gli Stati membri nell’ambito dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Nell’ipotesi allo studio, un prelievo del 3% sul fatturato netto del settore del gioco online genererebbe un gettito medio di circa 1,9 miliardi di euro l’anno nel periodo 2028-2034, a prezzi 2025. Bruxelles parla esplicitamente di una stima preliminare.

Secondo la ricostruzione di Politico, ripresa anche dalla testata americana Bitcoin.com News, la Spagna sarebbe il contribuente maggiore, con un costo stimato di circa 414 milioni di euro l’anno, quasi un quarto del gettito complessivo. Per Malta il conto salirebbe a circa 165 milioni, una cifra rilevante se rapportata alle dimensioni della sua economia, al punto da superare il contributo atteso dall’Italia. Il Portogallo si fermerebbe invece intorno ai 15 milioni. Per l’Italia le stesse fonti parlano di una quota pari a circa il 7% del gettito complessivo, equivalente a poco più di 130 milioni di euro l’anno: una quota nettamente inferiore al peso che l’Italia ha di norma nel finanziamento del bilancio europeo, il che renderebbe la contrarietà di Roma meno scontata rispetto a quella di Madrid o della Valletta.

Malta resta comunque il Paese con la posizione pubblica più netta. Come riportato dal governo maltese in un comunicato ufficiale, il primo ministro Robert Abela ha ribadito davanti al Parlamento di La Valletta la contrarietà del suo esecutivo a nuove tasse europee destinate a finanziare il bilancio dell’Unione, richiamando il principio della sovranità fiscale degli Stati membri. Sul tema delle risorse proprie, secondo quanto scrive Jamma, Malta si muove insieme al gruppo dei cosiddetti Friends of Cohesion, che riunisce anche Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e diversi Paesi dell’Europa centro-orientale, contrapposto al fronte dei Paesi definiti “frugali”.

Resta inoltre un ostacolo giuridico non secondario. Non esiste oggi una definizione armonizzata a livello europeo delle attività di gioco online, e i sistemi fiscali nazionali restano molto diversi tra loro. Prima di istituire una nuova risorsa propria servirebbe quindi armonizzare almeno la base imponibile, attraverso una legislazione fondata sugli articoli 113 o 115 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che richiede l’unanimità degli Stati membri. Anche la successiva decisione sulle risorse proprie, prevista dall’articolo 311, necessita dell’unanimità del Consiglio: un vincolo che la stessa Commissione ha confermato rispondendo a un’interrogazione parlamentare sul tema.

 Nelle conclusioni del Consiglio europeo del 19 giugno, i leader hanno affidato alla presidenza irlandese il compito di portare avanti i lavori sulle nuove risorse proprie in vista del vertice di ottobre, con l’obiettivo di un accordo sul bilancio entro fine 2026.

Il quadro che emerge, in sintesi, tiene insieme due piani distinti: da un lato la possibilità di un prelievo europeo sul gioco online è stata effettivamente studiata dalle istituzioni comunitarie, con tanto di simulazioni economiche e analisi della base giuridica; dall’altro l’esistenza di un fronte compatto tra Italia, Malta, Spagna e Portogallo deriva finora dalla ricostruzione di Politico, basata su fonti diplomatiche non identificate. Per l’Italia, in particolare, non risulta ancora una presa di posizione pubblica e formale del Governo dedicata specificamente alla tassa sul gioco online.