Veneto, gioco patologico: 22,5 milioni di euro contro la ludopatia, piano prorogato al 2027

Due delibere della Giunta rafforzano unità mobili e servizi contro ludopatia e dipendenze, prorogando il piano triennale fino al 2027.

La Regione Veneto rafforza gli strumenti di contrasto al gioco patologico con due delibere della Giunta regionale che stanziano complessivamente 22,5 milioni di euro, per la precisione 22.547.286,28 euro, e prorogano fino al 2027 il piano regionale dedicato alle dipendenze. I provvedimenti, proposti dall’assessore ai Servizi Sociali Paola Roma, arrivano dal Fondo nazionale per le dipendenze patologiche relativo al triennio 2025-2027, istituito dalla Legge di Bilancio 2025, che ha sostituito i precedenti fondi separati per il Disturbo da Gioco patologico con un fondo unico esteso a tutte le forme di dipendenza.

La prima delibera definisce le modalità di attuazione dei programmi operativi delle Aziende Ulss finanziati con queste risorse, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la presa in carico territoriale delle persone affette da ludopatia e da altre dipendenze patologiche. Al centro dell’intervento c’è la costituzione di una rete regionale di servizi mobili, pensata per intercettare precocemente le situazioni di rischio legate al gioco e agganciare le persone non ancora seguite dai servizi pubblici. Le Aziende Sanitarie potranno acquisire mezzi mobili attrezzati, dotazioni sanitarie e dispositivi informatici, e sottoscrivere addendum agli accordi contrattuali già in essere con gli enti del privato sociale accreditato che operano nel settore del gioco d’azzardo e delle dipendenze comportamentali.

Con una seconda delibera, la Giunta ha prorogato fino al 31 dicembre 2027 il Piano Triennale per le Dipendenze 2024-2026, garantendo continuità ai progetti sul gioco patologico già avviati dalle Aziende Ulss e dagli enti del privato sociale, senza modificare gli obiettivi strategici né le modalità di monitoraggio. Tra le iniziative la cui operatività viene estesa al 2027 figura la sperimentazione del modello terapeutico Open Dialogue, un approccio che coinvolge direttamente la rete familiare e sociale del paziente nei percorsi di cura per il disturbo da gioco.

Secondo quanto riportato da fonti regionali, l’assessore Roma avrebbe evidenziato come il gioco patologico stia assumendo forme sempre più complesse e diffuse, al punto da richiedere un approccio di prossimità capace di portare i servizi dove le persone vivono, studiano e lavorano, senza attendere che siano le famiglie a chiedere aiuto quando la situazione è ormai compromessa. Lavorare sulle dipendenze, avrebbe aggiunto, significherebbe anzitutto investire sulla prevenzione, perché ogni caso di ludopatia intercettato in tempo rappresenterebbe una persona, una famiglia e una comunità con maggiori possibilità di evitare conseguenze più gravi.

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