Ddl riforma Calcio: Boccia (Pd) contrario ai soldi dal betting, Pirondini (M5S) no a revisione Dignità

Nel corso dell’audizione di Giovanni Malagò sulla riforma del sistema calcio col ddl. 1902 Marcheschi sono intervenute anche le opposizioni contro l’apertura del divieto di pubblicità delle scommesse e il finanziamento del calcio sempre attraverso il betting.

 

Opposizione totalmente contro le proposte del ddl. 1902 Marcheschi nel corso dell’audizione sulle Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano di Giovanni Malagò, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

A esordire Francesco Boccia del Partito Democratico che ha invitato Malagò riflettere “sulla nostra forte critica al finanziamento del calcio attraverso le scommesse. Lei – si riferisce a Malagò il senatore Pd – aggrappandosi a quelle percentuali ci fa passare l’idea che sia l’unica opzione possibile. Ma secondo noi non è così, altrimenti verrebbe meno la funzione dello Stato regolatore. Pensiamo, invece, che sull’integrazione mancata, sulle barriere economiche all’accesso alle scuole calcio che sono diventate luoghi di business, su una serie di misure che il Parlamento potrebbe fare se fosse unito serve dirsi le cose come stanno”, ha aggiunto. “Il calcio italiano non deve riformarsi solamente dentro i Palazzi”, ha concluso.

Il provvedimento del senatore Paolo Marcheschi, recante Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano, punta a intervenire sulla crisi strutturale del calcio italiano, con misure su sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani e nuove risorse, tra cui una quota della raccolta delle scommesse sportive a favore della FIGC.

Il testo prevede che chi trae profitto dagli eventi sportivi contribuisca a tutelarne l’integrità attraverso un contributo del 2% sulla raccolta delle scommesse (ex quota schedina Totocalcio) destinato alla FIGC. Queste risorse finanzieranno i settori giovanili e, per il 30%, interventi di prevenzione e contrasto della ludopatia. Il Pd e ogni gruppo parlamentare hanno presentato delle proposte alternative ed è stato preso a riferimento in audizione quello dei Dem.

Sulla stessa lunghezza d’onda il senatore del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini che ha ribadito la netta contrarietà del suo gruppo a qualsiasi allentamento del divieto di pubblicità del gioco introdotto dal Decreto Dignità.

Tuttavia, c’è la disponibilità a discutere della restituzione di una quota delle entrate delle scommesse a favore dello sport, Pirondini ha respinto l’ipotesi di reintrodurre le sponsorizzazioni delle società di scommesse nel calcio. Secondo il senatore, il problema non è la possibilità di scommettere legalmente, ma la continua esposizione degli spettatori ai messaggi pubblicitari, che favorirebbe il gioco patologico.

“Da giorni assistiamo ad una vicenda particolare. Pirlo è stato messo da parte come allenatore della Nazionale italiana per motivi di opportunità, come da lei dichiarato. Oggi arriviamo ad un’altra scelta. Io leggo un’ipocrisia di fondo rispetto a questo tema. L’opportunità di cui lei parla riguardava il legame di Pirlo con una società di scommesse o il fatto che quella società fosse russa? L’opportunità e i valori etici valgono per tutti o solamente in alcuni casi?”, ha sottolineato.

Secondo Pirondini le motivazioni economiche avanzate dal calcio per chiedere la revisione del Decreto Dignità cozzano con i circa 100 milioni di euro di ricavi attesi dalle sponsorizzazioni del betting sono inferiori ai circa 250 milioni spesi dalle società di Serie A in commissioni agli agenti. “Il calcio dovrebbe prima ridurre i propri costi interni, anziché cercare nuove entrate dalla pubblicità del gioco. Senato della Repubblica. Vorrei soffermarmi, appunto, sul Decreto Dignità e il divieto di pubblicità del gioco. Non si tratta del divieto di scommettere, non siamo proibizionisti. È giusto che una parte delle giocate finisca nel sistema relativo ad un evento. Non è giusto però che durante un evento qualcuno mi ricordi di scommettere. Il costo sociale dell’azzardopatia è superiore a ciò che potrebbe portare allo sport togliere il divieto”, ha aggiunto.

Ricordando i dati sul gioco del 2025, 165 miliardi di euro giocati, perdite per i giocatori pari a 21,9 miliardi, un gettito fiscale di circa 11,4 miliardi e un costo sociale dell’azzardo stimato tra 5 e 7 miliardi di euro, la novità che il Movimento 5 Stelle spiega di “non essere contrario alle scommesse legali, ma ritiene che la loro promozione commerciale debba restare vietata per tutelare i soggetti più vulnerabili e limitare i costi sociali dell’azzardo”, ha concluso.

Malagò ha replicato a Pirondini: “Decreto Dignità? Devono esserci alternative certe e non accettiamo un no assoluto. Andiamo a giocare contro squadre estere che hanno sponsor sulla maglia, a bordo campo e hanno sistemi di promozioni e anche in questo senso siamo meno competitivi. Faccio parte di quella categoria di chi dice che è troppo facile dire quello che non va senza presentare soluzioni alternative. È un fatto analitico, di numeri ed è ormai chiaro che in termini finanziari il calcio ormai dà al Paese più di quel che riceve”.