Alain Berset, nella dichiarazione diffusa il giorno della finale, punta il dito contro le prediction market entrate per la prima volta tra gli sponsor ufficiali Fifa e chiede a Doha un “terzo tempo” per costruire l’integrità del Mondiale 2030.
Il Mondiale di calcio 2026 si chiude tra i festeggiamenti, ma per il Consiglio d’Europa lascia sul tavolo interrogativi ancora aperti. È quanto emerge dalla dichiarazione firmata dal Segretario generale Alain Berset, diffusa da Strasburgo proprio nel giorno della finale, in cui l’organismo internazionale traccia un bilancio critico del torneo appena concluso.
Berset richiama tre episodi che, a suo avviso, avrebbero segnato la rassegna iridata: una sanzione sospesa sotto pressione e senza motivazioni ufficiali, contestazioni all’autorità arbitrale ed episodi di abusi razzisti nei confronti dei calciatori, in alcuni casi riconducibili anche a esponenti politici. A questi si aggiunge il tema che più interessa il settore del betting: la proliferazione di scommesse su ogni singolo evento della partita, dal passaggio al calcio d’angolo.
“La prossima crisi è già iniziata. Ha due nomi: denaro e potere”, scrive testualmente il Segretario generale, individuando in queste due dinamiche il vero banco di prova per il futuro dello sport internazionale.
Berset sottolinea come il mercato delle scommesse si sia progressivamente spostato dal semplice risultato finale verso le cosiddette “micro-azioni”, ovvero singoli episodi di gioco che un giocatore può determinare autonomamente senza incidere sul punteggio complessivo. Una dinamica che, a suo avviso, apre varchi pericolosi al rischio di frodi sportive. A rendere la questione ancora più attuale, per la prima volta un prediction market ha operato come partner ufficiale della Fifa, con una presenza diretta all’interno degli stadi.
Nella dichiarazione trova spazio anche il tema dell’ingerenza politica sulle decisioni sportive, con un riferimento alla sospensione di una sanzione disciplinare arrivata, secondo quanto ricostruito, dopo un contatto telefonico tra un capo di Stato e il presidente della Fifa. Per Berset, quando le regole cedono sotto pressioni esterne, ogni risultato finisce per essere messo in discussione.
Sulla base di queste premesse, il Segretario generale propone alla Fifa l’avvio di un dialogo strutturato, da lui definito un “terzo tempo”, per costruire già da ora il quadro di integrità in vista del Mondiale 2030.
Berset richiama i precedenti storici in cui il Consiglio d’Europa ha risposto alle crisi dello sport con strumenti giuridici vincolanti: dalla Convenzione sulla sicurezza negli stadi, nata dopo la tragedia dell’Heysel del 1985 e oggi sottoscritta da 39 Stati, alla Convenzione antidoping, vincolante per 52 Stati, fino alla Convenzione di Macolin contro la manipolazione delle competizioni sportive, firmata da 43 Paesi e a oggi l’unico trattato internazionale vincolante in materia di match-fixing.
La dichiarazione si chiude con un appello a trasformare la fine del torneo in un punto di partenza per rafforzare l’integrità dello sport a livello europeo.
Credit foto: coe.int







