In una interrogazione, tre deputati del Movimento 5 Stelle chiedono al Mef di ridurre la dipendenza del bilancio statale dalle entrate dal gioco.
È “necessario e non più procrastinabile” che il ministero dell’Economia e delle Finanze assuma “iniziative di competenza al fine di procedere alla riduzione della dipendenza strutturale del bilancio pubblico nazionale dalle entrate derivanti dal gioco d’azzardo, anche attraverso la razionalizzazione dell’offerta, abbandonando logiche meramente fiscali e orientando le politiche fiscali verso modelli economici non fondati sull’espansione dei consumi di azzardo.
Ne sono convinti i deputati del Movimento 5 Stelle Enrica Alifano, Michele Gubitosa e Angela Raffa, che in un’interrogazione al Mef ricordano che “in occasione della discussione delle mozioni sulle politiche del settore del gioco pubblico, lo scorso 18 giugno 2026, il Governo ha proposto una riformulazione comune a parere degli interroganti curiosa quanto fuori dalla prassi, delle mozioni presentate dalla opposizioni – tra le quali la 1-00577 depositata da M5S – impegnandosi formalmente a perseguire, nell’ottica dell’attuazione dei criteri direttivi recati dalla legge delega fiscale 9 agosto 2023, n. 111 tra cui la riduzione della dipendenza del bilancio pubblico dalle entrate del gioco d’azzardo, l’azione di tutela della salute pubblica, delle famiglie e dei soggetti vulnerabili”.
I tre deputati pentastellati proseguono sottolineando i dati della Relazione sul settore giochi, secondo i quali la raccolta complessiva del comparto ha raggiunto il valore record di 164,6 miliardi di euro, con un incremento di circa 7,16 miliardi di euro rispetto al 2024 (+4,55 per cento), mentre le entrate erariali si sono attestate intorno a 11,4 miliardi di euro, sostanzialmente stabili; il disegno di legge recante “Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2026″, di recente presentato dal Ministro dell’economia e delle finanze, palesa, a parere degli interroganti, una “macroscopica e insostenibile contraddizione sistemica rispetto ai proclami di tutela sociale e contabile sopra richiamati”, mentre il citato disegno di legge Assestamento 2026 “smentisce nei fatti l’intento di contenimento del comparto, iscrivendo a bilancio un massiccio incremento delle entrate extratributarie derivanti dal settore dei giochi e delle scommesse, quantificato in ben 807 milioni di euro per l’esercizio in corso: in perfetta coerenza con una logica puramente espansiva e di massimizzazione del gettito erariale, il provvedimento adegua contestualmente gli stanziamenti di parte corrente iscritti nella missione 29, incrementando di 395 milioni di euro le somme destinate alle vincite e di 162 milioni di euro quelle per gli aggi dei concessionari, a fronte di previsioni tributarie e di gestione dei monopoli del tutto invariate”.
A loro dire, “risulta evidente lo slittamento etico di un modello regolatorio che, anziché arginare le esternalità negative della dipendenza e proteggere il tessuto sociale in ossequio ai princìpi di precauzione, subordina la salute dei cittadini alle esigenze di cassa dello Stato, incentivando l’espansione della raccolta e la fidelizzazione dei consumi da azzardo”.
Foto di Towfiqu barbhuiya su Unsplash







