Luigi Caramiello, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Università Federico II di Napoli, sottolinea il ruolo del senso civico nel combattere l’illegalità nel settore del gioco.
Roma – “Ho studiato il fenomeno del gioco e bisogna distinguere la dimensione di questo fenomeno dal problema; il gioco, infatti, non è sempre un problema ma una caratteristica dell’uomo che gioca appunto tutta la vita, senza interrompere mai questo percorso. Anche l’agricoltore che semina scommette sul fatto che non avvenga la siccità. La dimensione del rischio è dunque una dimensione che appartiene al sapiens e la costruzione di un’aspettativa ha sempre una componente di rischio. Come tutte le dinamiche sociali, però, non può essere abbandonato alla sregolatezza. La legge controlla certi fenomeni per contenerne la deriva.”
Lo evidenzia Luigi Caramiello, professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi Università Federico II di Napoli durante l’incontro “Legalità in Gioco” in agenda il 14 luglio presso la sala del Refettorio di Palazzo San Macuto alla Camera dei Deputati, evento nel quale viene presentato il numero speciale di Fortune Italia, dedicato ai giochi pubblici e al valore sociale del sistema concessorio, visto come fondamentale presidio di legalità garantito dallo Stato sul territorio in difesa degli interessi dei giocatori, delle comunità locali e degli operatori regolari prima ancora di quelli economici dell’erario.
“Gli indicatori studiati intorno al fenomeno del gioco dicono che c’è una tendenza nelle fasi di stagnazione economica e di squilibrio, intendo che se c’è un’economia dinamica dove l’individuo può scommettere su mettere su un business ci sono tante opportunità per veicolare un successo economico. Quando le persone avvertono una crisi, una difficoltà di mettere in moto queste dinamiche si accentua di più la scommessa come speranza di un colpo di fortuna e questo tocca maggiormente le persone men strutturate o deboli. Se un ricco decide di giocarsi le rendite nelle macchinette è una libertà ma se un povero si gioca lo stipendio viene considerato un ludopatico. Qui interviene lo stato come regolatore per evitare la sua deriva.”
“Il gioco è la dimensione del lenimento del dolore attraverso la medicina della speranza, un farmaco che aiuta a sopportare il mal di vivere e in questo senso funziona da anestetico. Un anestetico sociale che funziona come una religione laica a sfondo materialistico. Se si ragiona in termini di rapporto di investimento e rapporto vincita scopre che le possibilità sono inesistenti.”
Sul tema del gioco illegale Caramiello aggiunge che “è fondamentale contrastarlo per diversi motivi. Se il gioco è davvero un fenomeno universale e non si può proibire di scommettere e non si può negargli il diritto allora bisogna regolamentarlo e lo stato lo gestisce in regime concessorio. Due punti fondamentali, il primo non basta il meccanismo della repressione ma va accresciuto il senso civico. Il gioco legale evidenzia la credibilità delle istituzioni.”







