Legalità in Gioco, Gnazzi (Novomatic Italia): ‘Operatori hanno assistito lo Stato nel costruire rete di tutele’

Raffaele Gnazzi, Legal & Corporate Director Novomatic Italia, sottolinea il ruolo degli operatori legali nella costruzione di una rete di tutele che portasse il gioco da irregolare a legale. L’intervento di Maurizio Pimpinella (Aipsp).

 

Roma – “Il termine compliance rappresenta la conformità normativa quindi non si può definirla un costo. Il costo della compliance non va visto come un costo vivo ma l’esternazione negativa creata dall’assenza di una compliance che spinge a creare dei margini che pregiudicano chi rispetta realmente le norme. Si crea un doppio binario all’interno del settore perché pensare che cui sono operatori che preservano la legalità e pensare a un mercato senza regole inevitabilmente spinge a creare delle sacche di concorrenza tra legale e illegale.
Gli operatori si sono trovati a dover assistere lo Stato nel costruire una rete di tutele che fossero in grado di portare il gioco da irregolare a legale. Questo vuol dire che gli operatori leciti partono con uno svantaggio inziale. Per questo serve un comportamento non troppo repressivo, altrimenti si crea questo doppio binario che porta benefici a chi lavora sotto traccia.”

Lo sottolinea Raffaele Gnazzi, Legal & Corporate Director Novomatic Italia, durante l’incontro “Legalità in Gioco” in agenda il 14 luglio presso la sala del Refettorio di Palazzo San Macuto alla Camera dei Deputati, evento nel quale viene presentato il numero speciale di Fortune Italia, dedicato ai giochi pubblici e al valore sociale del sistema concessorio, visto come fondamentale presidio di legalità garantito dallo Stato sul territorio in difesa degli interessi dei giocatori, delle comunità locali e degli operatori regolari prima ancora di quelli economici dell’erario.

Maurizio Pimpinella, presidente Aipsp, (Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica), aggiunge: “Quando si parla di compliance bisogna tenere conto di due scenari. Io sostengo che la compliance è un valore ma quando si parla di legalità si parla di tracciabilità del denaro altrimenti non si può parlare di illegalità. Quando parliamo di strumenti non tracciabilità non parliamo di legalità e questa distinzione la porto in giro per il mondo. La tracciabilità è dunque insita nei sistemi di pagamento. Il digitale è quel punto di contatto che facilita il giocatore nella messa a terra di un’operazione. Quando parliamo di legalità parliamo di operatori che fanno a 360 gradi l’identificazione del cliente. Non posso però rintracciare il denaro illegale se non ci sono identificazione. Se non alziamo il livello della compliance questo mondo viene meno, ecco perché nei sistemi di pagamento si investe tanto in sicurezza e in compliance.”

IL NODO DEL RIORDINO – In un secondo giro di interventi Gnazzi fa un focus anche sul riordino del gioco fisico: “Le abitudini sono cambiate ma con il gioco online sono state ampliate e non sostituite. Il gioco online è piuttosto recente come fenomeno, non è venuto per sostituire il fisico ma per completare un’esperienza di gioco. Tuttavia l’esperienza normativa dell’online ha creato una distanza grandissima. Il fisico è stato regolamentato nel 2004, è stato oggetto di numerosi interventi che hanno aumentato la tassazione, con piccoli accorgimenti che hanno fatto male agli operatori e non hanno portato le soluzioni sperate. Il gioco online è stato invece forse inteso dal legislatore come sostituto perché non ha limiti territoriali o di orari. Ha una tassazione agevolata e ha costi più bassi. Penalizzare un settore, però fa male a tutti. Il riordino è fondamentale anche per evitare l’accrescimento del gioco illegale”, afferma.