Casinò: carte segnate e lenti a contatto speciali, a Jeju croupier sotto inchiesta per truffa

Segnalazioni dai dipendenti e dati anomali sulla raccolta da gioco ha portato i funzionari del governo dell’isola di Jeju in Corea del Sud ad aprire un’inchiesta su una presunta frode ai tavoli di blackjack del Gold Mountain Casino.

 

Un casino dell’isola di Jeju, in Corea del Sud, è finito sotto inchiesta: alcuni croupier avrebbero segnato le carte per truffare tre clienti cinesi per oltre 51mila dollari ai tavoli di blackjack. La polizia indaga e le autorità locali stanno pensando di comminare provvedimenti disciplinari nei confronti della casa da gioco stessa che avrà già sanzionato e, forse licenziato, i dealer coinvolti.

La storia è stata riportata da GGRAsia che ha ascoltato anche i funzionari del governo di Jeju che hanno assicurato come qualsiasi prova di colpevolezza potrebbe comportare sanzioni amministrative nei confronti del casinò, inclusa la chiusura per tre mesi. Tuttavia le autorità locali non hanno reso noto il numero di croupier sospettati, poiché la questione è oggetto di indagine da parte della polizia.

Le presunte frodi ai danni dei tre clienti cinesi, sono state stimate a circa 80 milioni di won coreani (pari a 51.718 dollari Usa) durante una partita a blackjack al Gold Mountain Casino. Il casinò opera esclusivamente per stranieri presso il Jeju Shilla Hotel nella località turistica.

Anche il governo provinciale di Jeju, responsabile della gestione delle attività di gioco nell’isola autonoma, ha partecipato alle indagini. Le autorità stanno analizzando le partite a carte e le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Gli investigatori sospettano che i croupier abbiano utilizzato carte contrassegnate, identificabili solo da chi indossa lenti a contatto o occhiali speciali. Il governo locale ha affermato di riferirsi al presunto metodo come all’utilizzo di attrezzature da gioco contraffatte.

Le vittime avrebbero vinto una somma considerevole durante la loro sessione di gioco, prima che i croupier utilizzassero carte contrassegnate per annullare le perdite. Secondo i media locali, il casinò avrebbe recuperato circa 80 milioni di won coreani prima che i tre lasciassero la Corea del Sud senza rendersi conto di essere stati truffati.

Le accuse suggeriscono che la truffa, se provata, non abbia coinvolto solo l’uso di carte alterate, ma anche un metodo di identificazione accuratamente occultato. La polizia sta ora lavorando per stabilire come le carte siano state presumibilmente maneggiate e se più di una persona sia coinvolta.

Il caso è scoppiato da segnalazioni da dipendenti del casinò in seguito a quella che è stata descritta come una disputa interna alla struttura. Queste minacce sembrano aver influenzato la scoperta della verità sull’incidente. L’altro indicatore è stata un’impennata di incassi giornalieri della piccola casa da gioco dell’isola coreana e proprio ai tavoli di blackjack.

Foto AI