Il decreto di amministrazione giudiziaria: ‘Casinò St. Vincent, insufficienti e inadeguati i modelli organizzativi e gestionali’

Nel decreto di nomina dell’amministrazione giudiziaria del Casinò di Saint Vincent sottolineate le criticità dei modelli organizzativi e gestionali adottati.

 

Tenendo conto che “le somme di denaro gestite” dai due funzionari del Casinò di Saint Vincent indagati “risultano a tutti gli effetti entrate pubbliche”, le indagini hanno consentito di ricostruire due distinti fenomeni corruttivi: conversione di ingenti somme di denaro contante verso corrispettivo mediante la consegna di fiches della casa da gioco/consegna di ingenti somme di contante a fronte della dazione di fiches della casa da gioco; falsificazione delle fatture dei porteurs.

Lo si legge nel decreto di applicazione di amministrazione giudiziaria del Casinò di Saint Vincent, nel quale, in riferimento al punto primo, si sottolinea la “mancata attivazione di iniziative e/o interventi volti alla mitigazione del rischio, denotando così un’assoluta inefficacia dei sistemi di controllo attuati all’interno della casa da gioco. Basti pensare che nel triennio 2022-2024 sono state inoltrate appena 130 segnalazioni per operazioni sospette, numero assolutamente esiguo rispetto alla mole di clienti e di denaro movimentato nella casa da gioco”.
In riferimento al secondo punto, invece, le investigazioni hanno rivelato come uno dei due funzionari “goda di un’ampissima (e di fatto incontrollata) discrezionalità nel calcolo degli importi e nella valutazione dei clienti dei porteurs e come tale potere discrezionale venga utilizzato per alterare gli importi fatturati” a uno degli indagati. Non solo, “le opacità nella gestione dei porteurs” era “stata percepita nell’ambiente” ma “ciò nonostante non erano state adottate misure idonee a contrastare tale fenomeno”.

Nel decreto si conclude “per la realizzazione, all’interno del Casinò di Saint Vincent, da parte di alcuni funzionari della casa da gioco e degli altri privati indagati, di condotte illecite sussumibili nell’alveo dei delitti di riciclaggio, autoriciclaggio , di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti con la pubblica amministrazione e di corruzione“, e si ritiene esistente “un vincolo associativo” e “un programma criminoso indeterminato”, un meccanismo che “è stato colposamente alimentato dalla Società, che non ha mai realmente posto in essere e attuato, a monte, controlli efficaci sull’operato dei dipendenti, né ha mai assunto iniziative concrete, a valle, per eliminare quei comportamenti opachi e dannosi per le casse della casa da gioco, di cui era venuta indirettamente a conoscenza attraverso i molteplici alert pervenuti”. Secondo il decreto “i soggetti apicali della Cava, non direttamente coinvolti nelle attività delittuose”, pur “avendo captato molteplici segnali d’allarme” non “hanno assunto alcuna iniziative concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e di segnalazione. I controlli e i richiami sono risultati essere più formali che sostanziali e pertanto inidonei alla risoluzione delle problematiche emerse”.

L’atteggiamento “sostanzialmente passivo” della società “ha, di fatto, consentito prima il diffondersi e, successivamente, il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolare di corruzione e riciclaggio, senza in alcun modo impedirli, rendendo così la casa da gioco un ambiente facilmente permeabile ad un alto livello di illegalità“. Inoltre, “la costante e sistematica inosservanza delle regole ha causato la normalizzazione delle descritte condotte corruttive e riciclatorie”.

Nel decreto si ritiene essere emerso che “le modalità organizzative e le prassi invalse presso il Casinò presentavano una serie di criticità che hanno certamente influito e agevolato la commissione delle attività illecite”.
I modelli organizzativi e gestionali “si sono dunque rilevati palesemente insufficienti e inadeguati, atteso che i presidi di controllo interni non sono stati idonei a impedire le diffuse pratiche di riciclaggio di denaro e di corruzione e a ostacolare a pratica della gestione di entrate qualificabili come di diritto pubblico per perseguire illeciti interessi privatistici”.
La nomina dei due amministratori giudiziari vale un anno e nel corso dell’incarico si dovrà, tra le altre cose, rivedere in toto il modello organizzativo ex Dlgs 231, rafforzare i presidi di controllo interno ed esterno, rispettare il limite previsto per legge per l cambio di contanti.