Il Tribunale di Torino dispone l’amministrazione giudiziaria del Casinò di Saint Vincent, in relazione alle indagini su un sistema di riciclaggio.
Il Tribunale di Torino ha disposto l’amministrazione giudiziaria Casinò di Saint-Vincent. Il decreto è stato notificato oggi, giovedì 28 maggio al presidente della Regione Renzo Testolin e al sindaco di Saint Vincent Francesco Favre ed è il primo applicato a una casa da gioco, individuata dagli inquirenti quale contesto utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa.
Il decreto odierno è la prosecuzione delle indagini di polizia condotte su delega e coordinamento della Procura della Repubblica di Aosta, che avevano permesso di individuare un articolato sistema di riciclaggio incentrato sulla casa da gioco valdostana con sequestro, nello scorso mese di dicembre, di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili, sino alla concorrenza di circa 5 milioni di euro nei confronti di oltre trenta indagati, a vario titolo, per i reati di associazione a delinquere, missione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
Secondo quanto si legge nella nota diffusa dalla Guardia di finanza, “tali condotte delittuose, poste in essere all’interno della Casa da gioco, avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia”, tale che si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti“.
Sarebbero in particolare emerse “le lacune organizzative dell’ente, nonché l’atteggiamento passivo e agevolatorio dello stesso che ha, di fatto, consentito dapprima il diffondersi e successivamente il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolare modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo”.
Si sottolinea poi che “i soggetti apicali del casinò, non direttamente coinvolti nei reati contestati, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio”.
Si tratta di una condotta che “avrebbe configurato la cosiddetta colpa di organizzazione in quanto l’azienda, sebbene si fosse dotata, almeno sulla carta, di procedure volte a impedire il verificarsi di fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari formalizzate nel modello organizzativo ex decreto legislativo 231/2001″.
Il Tribunale della prevenzione, ritenendo l’odierna misura “la sola idonea a rimuovere quelle ‘situazioni tossiche’ che avrebbero creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali, ha disposto un “tutoraggio” ad opera di due amministratori giudiziari, nominati dalla medesima Autorità, che per un periodo iniziale di un anno eserciteranno specifici poteri di amministrazione al fine di eliminare le criticità rilevate”.







