Ige 2026, la tavola rotonda sull’evoluzione della rete distributiva di gioco pubblico

Con Fit, Utis, Fiegl Confesercent e Confindustria Sgi, a Italian Gaming Expo and Conference a Roma 2026 il tema della seconda tavola rotonda è l’evoluzione nella rete distributiva nel gioco pubblico. 

Roma – Al centro della seconda tavola rotonda di Italian Gaming Expo and Conference Roma 2026, il ruolo della rete distributiva nel gioco pubblico e la sua evoluzione. Al centro le principali associazioni di categoria degli esercenti pubblici e dei costruttori degli apparecchi da intrattenimento al centro dello sviluppo nel riordino del gioco retail.

Nel corso del suo intervento Giovanni Viola di Fiegl Confesercenti ha puntato l’attenzione sulla “disparità di trattamento e sull’incertezza per l’imprenditore che deve investire e creare profitto, una distanza enorme. Il riordino è doveroso e necessario per dare regole eque e condivise su tutto. Nelle edicole il gioco si sposta su macchine automatizzate o addirittura direttamente sul gioco online. Esiste un rischio di desertificazione di questi punti vendita. Il problema può essere l’isolamento del giocatore che punta da solo e non viene seguito da nessun operatore. Dobbiamo riorganizzarci per coinvolgere il giocatore ed educarlo. Può avvenire con un coinvolgimento multi canale dove condividere giocate e scambiare opinioni. Qui si può creare maggiore socialità e quindi tutela da parte degli operatori”.

Sul problema della nuova generazione di players interviene di nuovo Viola: “Ho dimestichezza con i nuovi strumenti vista la mia età ma mi continuo a sentire molto più coinvolto in progetti fisici”.

Gennaro Parlati, Presidente Confindustria Sgi Sistema Gioco Italia è intervenuto aggiornando il pubblico sui lavori dei costruttori che rappresenta: Stiamo andando avanti col riordino e con l’evoluzione degli apparecchi. Ma sono 10 anni che ci stiamo lavorando e collaborando fattivamente con Adm. L’evoluzione parte da lontano, prima molto lentamente e poi con la pandemia c’è stata una grande accelerazione. Evolve tutto, l’apparecchio, i distributori e i consumatori. Adesso il gioco fisico ha una responsabilità in più: deve rappresentare l’alternativa per chi non vuole appiattirsi su gioco online. Come detto c’è di sicuro maggiore protezione per chi punta dal vivo”.

La centralità del retail e del territorio è indispensabile secondo Parlati: “Abbiamo anche la necessità di garantire la sostenibilità che è una condizione necessaria e assoluta. Noi chiediamo sempre alle istituzioni di tutelare chi lavora altrimenti manca la capacità di investimento. I piccoli e medi hanno grande voglia di investire ma poi i conti sono drammatici e c’è il rischio che tutto questo si fermi”.

Per Bruno Brenta, delegato territoriale Fit, “è chiaramente sbagliato avere una normativa frazionata su tutto il territorio. Noi come tabaccai abbiamo due concessioni, per tabacchi e lotto, e la mancanza di una normativa uniforme ci ha penalizzato tantissimo perché molto punti vendita sono stati chiusi proprio per iniquità. Dobbiamo raggiungere questa uniformità, questa occasione non si può perdere”.

Inoltre, Brenta ricorda: “Siamo la categoria più controllata ma anche quella più preparata. Giustamente lo Stato ha decretato la ludopatia una malattia da curare, ma spesso se ne parla erroneamente, si fa disinformazione e purtroppo noi questo lo viviamo e paghiamo. Molti pensano ancora che dove si gioca c’è male, il gioco è rappresentato in modo non corretto. I giocatori problematici ci sono ma non sono così tanti come ci vogliono far credere”.

Parola d’ordine unione anche da parte di Stefano Sbordoni, Presidente Utis: “La rete distributiva deve essere unita. Oggi i punti sul territorio sono diventati una manciata di sale buttata in modo impulsivo su un territorio che avrebbe bisogno di essere concimato in maniera organica. Un po’ era stato fatto con la gara del 2026, con la distanza tra i punti, non la distanza dai luoghi sensibili. Il riordino è una necessità sotto tanti punti di vista. Un altro dramma è quello delle competenze concorrenti; si sommano prerogative che non stanno bene insieme e creano caos”.