Si parla di gioco responsabile e under 25 all’Italian Gaming Expo & Conference, Ige 2026. Focus su aclune strategie di intervento e su uno studio condotto dall’università cattolica di Milano.
Roma – Gioco responsabile e under 25. Un tema centrale che viene discusso in un panel dedicato all’Italian Gaming Expo & Conference, Ige 2026, in corso oggi, martedì 14 aprile, al Salone delle Fontane di Roma. A moderare è Massimo Caputi, giornalista vice direttore Il Giornale e speaker radiofonico Rtl 102,5 che dà subito la parola a Cinzia Castiglioni, ricercatrice dell’università cattolica di Milano. Quest’ultima ha presentato una ricerca condotta dal proprio istituto: “La ricerca indaga i contesti e le possibilità di azione per contrastare i comportamenti problematici degli under 25. L’obiettivo era capire le motivazioni che portano i giovani al momento del gioco e per farlo è stato utilizzato un campione di 1300 unità, rappresentativo della popolazione italiana”. Tra i quesiti uno dei primi è la percentuale dei giocatori under 25 che hanno giocato almeno una volta negli ultimi tre mesi. Secondo lo studio sono “il 41 percento e se proiettiamo la popolazione tra i 18 e 25 anni, parliamo di 1,9 milioni di giocatori under 25 su un totale di 18 milioni din giocatori in Italia. C’è una prevalenza di uomini ma è interessante vedere che la forbice tra uomini e donne tra i giovani e più ridotta rispetto a quella generale; tra i giovani dunque la componente femminile è importante”.
Il secondo aspetto riguarda il comportamento di gioco: “In un pubblico giovanile l’online è sicuramente privilegiato, però sottolineo che uno su quattro predilige il punto fisico e si gioca con compagni e amici soprattutto a gratta e vinci e scommesse sportive che sono spesso gli apri porta. Andando avanti abbiamo considerato gli atteggiamenti che i giovani hanno: i giocatori tendono a sottostimare i rischi legate al gioco, sottostimano il ruolo della fortuna e danno importanza a competenze, dato importante nella logica di attuare azioni di prevenzione per evitare comportamenti di rischio. Secondo lo studio un altro tema importante è quello dell’esordio perché “molti giovani dichiarano dia ver cominciato prima dell’età legale”. Altro nodo centrale è “l’approccio al gioco responsabile, dove uno dei metodi principali è quello di fissare dei limiti soprattutto di budget e meno di tempo”. Nonostante questo dallo studio emerge che “il 39 percento degli intervistati una connotazione negativa che le aziende compiono per lavarsi la coscienza”.
Per Stefano De Vita, direttore generale Fondazione Fair, “oggi sono sempre più importanti le analisi comportamentali, analizzare dunque realmente i giovani che spesso vengono sottovalutati perché spendono poco. E tecnologie come l’Ai ci possono aiutare, così come va fatto di più nell’ambito dell’educazione finanziaria. Il gioco è bello se dà piacere. L’operatore deve intervenire proprio sui piccoli cambiamenti, far capire al giocatore come deve muoversi, come evitare il rischio, questa è la vera sostenibilità. Il giocatore che ci piace è quello che continua a giocare senza eccedere. Bisogna lavorare insieme, avere una voce comune e trasmettere sicurezza”.
Elisabetta Poso, direttore Adi dell’Agenzia delle dogane e monopoli analizza il tema da un altro punto di vista. Si parla di un settore in cui “sono stati inaspriti i divieti per gli operatori che consentono l’accesso ai minori. Nonostante questo alcuni giovani cominciano ugualmente, motivo per cui non basta un approccio solamente basato sui divieti. Probabilmente ha un ruolo centrale l’educazione soprattutto perché in quell’età c’è un atteggiamento di trasgressione delle regole che dunque devono essere spiegate nei luoghi idonei. Nella nuova regolamentazione del gioco, il comportamento degli operatori ha un ruolo importante sia nell’online sia nel fisico ed è fondamentale puntare sulla formazione e dare gli strumenti giusti. Sono alcune finalità della riforma che ha come obiettivo indirizzare a riconoscere gli eccessi che si possono verificare in particolar modo nella fascia giovane”. In un secondo intervento Elisabetta Poso aggiunge che non bastano strumenti disordinati ma è necessario che il giocatore capisca di arrivare a comportamenti non sani fissando “limiti orari e strumenti di auto sospensione dal gioco a scelta del giocatore. È inoltre fondamentale per i concessionari l’obbligatorietà di destinare fondi a campagne per il gioco responsabile”.
Sul piano politico, Elena Murelli, 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, evidenzia come “c’è sempre più partecipazione al gioco, ma dobbiamo chiederci cosa fare per questi giovani, come insegnare il piacere del gioco senza andare oltre. L’educazione finanziaria va inserita nei programmi di studio da subito, questo rientra in un disegno di legge che abbiamo presentato in Senato, per inserirla accanto all’educazione civica e alcune scuole a iniziativa libera lo stanno già facendo. Le misure restrittive non risolvono i problemi, spesso producono l’effetto opposto.
Il giocatore deve essere informato, così si rende consapevole. Dobbiamo responsabilizzarlo, questa è la direzione giusta da perseguire insieme all’innovazione”.






