Il commissario Agcom commenta la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-421/24: la piattaforma può essere chiamata a rispondere quando non si limita a ospitare i video, ma li seleziona, li controlla e ne ricava introiti pubblicitari.
“La chiamo responsabilità editoriale”. Così il commissario Agcom Massimiliano Capitanio commenta in un post pubblicato su LinkedIn, la sentenza con cui la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che Google può essere chiamata a rispondere dei contenuti pubblicati su YouTube da un creator legato alla piattaforma da un accordo di partnership commerciale. “Il principio è semplice e per certi versi decisivo”, scrive Capitanio nel post: “chi conosce, seleziona e monetizza non è un intermediario neutro e non può invocarne le tutele”. Il commissario osserva che “questa pronuncia rafforza il lavoro che Agcom conduce ogni giorno e offre uno strumento in più per proteggere le persone, a partire dai minori, da contenuti, come la pubblicità del gioco, che l’ordinamento italiano espressamente vieta”, pur precisando che “nessuno vuole imporre alle piattaforme obblighi di controllo preventivo”. Capitanio aggiunge però che “non è nemmeno accettabile che vengano tollerati contenuti illegali o nocivi come quelli che istigano all’odio o alla violenza o promuovono comportamenti criminali», e conclude: «Questa sentenza fa bene a tutti, anche alle stesse piattaforme”.
Con la sentenza sulla causa C-421/24, i giudici di Lussemburgo hanno chiarito che, quando un accordo di partnership è preceduto da un esame del canale e dei suoi contenuti, Google non svolge un’attività meramente tecnica e non può quindi invocare le deroghe di responsabilità previste per gli hosting provider.
Arrivata anche la risposta di Google alla sentenza: “Stiamo esaminando attentamente il testo della sentenza”, dichiara un portavoce dell’azienda.
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