Gestione Casinò Saint Vincent, competenza ed esperienza specifica sul gioco sotto la lente

L’analista di gaming Mauro Natta sottolinea la necessità di una specifica esperienza e competenza sul gioco d’azzardo nella gestione dei casinò, compreso quello di Saint Vincent per il quale si è aperta una nuova pagina.

 

di Mauro Natta

Si legge che nel commentare la nomina del nuovo Cda, il presidente della Regione Valle d’Aosta Renzo Testolin afferma: “Si apre una nuova fase per la Casinò de la Vallée. La decisione di tornare ad un Consiglio di amministrazione risponde alla volontà di dotare l’azienda di una governance più strutturata e più adeguata alla sua complessità. Crediamo sia una scelta di responsabilità e di prospettiva”.

Inoltre, “la presenza di professionalità diverse consentirà si arricchire il confronto interno, garantendo un più efficace presidio gestionale e accompagnare il percorso di rilancio già intrapreso con una visione più ampia”.

Si può condividere il desiderare una governance più strutturata e più adeguata alla complessità di una azienda non facile da gestire.

È più difficile, mi pare, trovare nella nuova governance le indispensabili competenze, esperienze e professionalità specifiche così come appare macchinoso pensare alla continuazione del rilancio in atto con una visione più ampia.

Sarebbe oltremodo interessante conoscere chi, nel consiglio di amministrazione, ha la necessaria esperienza nel settore dell’azzardo autorizzato e, stante il ragionevole dubbio in merito alle esperienze, conosce direttamente come si controllano i proventi di gioco tanto per iniziare.

Sicuramente non mancano le indispensabili nozioni in campo amministrativo, contabile e tributario ma, a mio personale avviso, non si presentano complete vista la nota complessità del controllo appena citato.

È più che certo e sostenibile la complessità di avere una visione continuativa del trend societario in mancanza, ed è anche possibile soltanto in carenza, di una preparazione che può trovare conforto nel direttore amministrativo e, più che altro, nel direttore giochi in grado di garantire il compito più che complesso che attende la gestione di una attività che, considerarla non comune, si tende a sminuirla.

Non posso esimermi da alcune osservazioni:

– per quanto alle professionalità diverse sarebbe molto interessante sapere chi del consiglio di amministrazione, conoscendo come funziona una casa da gioco (scusate l’abbreviazione, ma la si può accettare come l’insieme delle nozioni necessarie), è in grado di contestare, ad esempio, l’operato di un impiegato di gioco o addetto al gioco;

– la professione di avvocato, sia in campo del diritto amministrativo sia di quello penale, potrebbero formare il supporto tecnico alle norme relative all’applicazione della Legge 231 ma, anche in questo caso, sarebbe necessaria una buona conoscenza del particolare modus operandi della tipologia produttiva;

– la perfetta conoscenza del diritto tributario e della complessa materia contabile sono certamente utili a una buona parte delle incombenze di un consiglio di amministrazione.

Al termine e dopo averlo riletto ancora una volta mi sorge il dubbio che, molto probabilmente, manchi una parte. Nel senso che o non la si vuol fare conoscere o non è ancora concordata la nomina di un direttore generale, di un direttore amministrativo e di un direttore giochi che ritengo, per la mia lunga esperienza, indispensabile.