L’analista di gaming Mauro Natta esamina il corretto percorso del contante nelle case da gioco italiane, anche alla luce dei recenti accadimenti.
di Mauro Natta
Non posso certamente affermare che le ultimissime notizie sul Casinò di Saint Vincent siano state una sorpresa mentre il mio ultimo articolo, conseguente alle elezioni amministrative a Campione d’Italia, era stato scritto precedentemente alle citate consultazioni.
La normativa di cui alla L. 231/2001 alla quale accennò, nel suo intervento, il consigliere Corrado Bellora in occasione del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, era per lo scrivente una novità assoluta.
È certo che da allora mi sono informato, al tempo stesso ho scritto di organizzazione del lavoro, della produzione del controllo e di altro che non rammento, ma dopo la notizia di ieri mi limito ad un solo argomento: il percorso del contante in una casa da gioco italiana, quello che si dovrebbe fare e come e, in ultimo, non certamente per la rilevanza, del controllo ulteriore utilizzando ciò che il gestore ha a disposizione in un ambito organizzativo che dovrebbe, se non totalmente, già esistere, bene inteso a mio parere.
Quindi, come e perché sono le domande alle quali intendo rispondere confortato dalla personale attività lavorativa, dal 1959 al 2000, al casinò in parola. Non è assolutamente mia intenzione di fornire soluzioni al problema, più che altro un modus operandi da considerare possibile da adottare modificato come certamente chi ha avuto l’incarico specifico onde evitare conseguenze non facilmente preventivabili.
Il cambio dei contanti: può avvenire direttamente al tavolo dove si gioca o alla cassa di sala. Nei giochi di contropartita il contante viene accantonato nelle apposite cassette per essere utilizzato, in chiusura, per ricavarne il risultato (vincita o perdita del tavolo). Nel caso di giochi di circolo, per intenderci dove c’è lo changeur, quest’ultimo vi provvede e li porta alla cassa di sala per approvvigionare del mancante in gettoni della propria dotazione. Ed ecco la risposta al perché: per giocare; al come: dall’impiegato della roulette ad esempio, o dallo changeur allo chemin de fer.
Per i contanti cambiati al tavolo abbiamo visto che non ci sono problemi nei giochi di contropartita. In quelli di circolo diviene obbligatorio che lo changeur produca un borderau in occasione del cambio alla cassa di sala in occasione del reintegro della propria dotazione in gettoni anche per l’ultima operazione quando il tavolo chiude e non solo durante la partita.
Per quelli cambiati alla cassa di sala è sufficiente un monitoraggio delle entrate e delle uscite anche, se non soprattutto, per rilevarne il movimento a seconda delle esigenze della gestione.
L’importo dei contanti cambiati direttamente ai tavoli, tavolo per tavolo possono dare una indicazione nel confronto con i risultati.
Detto importo viene rilevato alla chiusura del tavolo in quanto rappresenta un elemento positivo nella determinazione del risultato: differenza tra esistenza finale e dotazione iniziale confortato dai contanti. Non è tanto rilevante il ruolo dei contanti, rimando il lettore ad una osservazione sulle chiusure da potersi fare in loco.
Nell’organizzazione del lavoro può essere prevista la cassa amministrativa. Questa opera esclusivamente con i tavoli di contropartita mentre lo changeur, come si è letto, si reca alla cassa di sala.
In buona sostanza in una casa da gioco il maneggio dei contanti deve essere permesso a un solo ufficio e a una sola persona: il cassiere di sala.
Per arricchire l’argomento pongo all’attenzione un esempio: X cambia un assegno all’ufficio preposto e chiede di richiamarlo per poterlo onorare in contanti; una simile operazione deve essere vietata e possibile soltanto contro rilascio di un assegno circolare regolare.
Quanto immediatamente precede per rafforzare il circuito dei contanti ne senso di come deve e non può avvenire.
Quanto ho avuto occasione di pubblicare era antecedente a quanto noto solo da ieri. Attualmente mi sento in dovere di non intervenire con le mie convinzioni nel compito affidato ad altri.
Foto di Christian Dubovan su Unsplash







