Slot e gioco ‘di qualità’: un matrimonio possibile?

L’analista di gaming Mauro Natta pone l’attenzione sul legame tra le slot e i giochi cosiddetti di qualità nei casinò.

 

di Mauro Natta

Ancora una volta, sperando vivamente che sia l’ultima, così povera di informazioni per me utili ma non per tanti altri che posso pacificamente immaginare, leggo, relativamente al Casinò di Saint Vincent: “A fare la differenza, però, è la composizione della clientela. Prosegue infatti il trend di crescita della fascia alta, con un incremento dei giocatori Vip di circa il 16%, segnale che una maggiore capacità attrattiva verso un pubblico a più alta capacità di spesa”.

E anche: “Nel dettaglio, il comparto dei giochi ai tavoli ha generato incassi per 2.834.670 euro. A distinguersi sono soprattutto craps e black jack in crescita, mentre si registra una lieve contrazione per punto banco e chemin de fer. Nel complesso, il settore mantiene un equilibrio sostanziale, senza variazioni significative nel resto dell’offerta”.

“I giochi elettronici si confermano invece il pilastro più stabile, con introiti pari a 3.378.608 euro, in linea con l’andamento degli ultimi mesi. Una performance che consolida il peso crescente di slot e apparecchi automatici nell’economia del casinò”.

Riassumendo: giochi da tavolo 45,62%, slot 54,38%, Importo medio speso per ogni presenza 229.87 dei quali 104,87 per i giochi da tavolo e 124,99 per le slot machine e giochi elettronici.

Mi ha colpito non poco quanto segue: “Saint Vincent si conferma così un polo capace di coniugare gioco e ospitalità. Puntando sempre più su qualità e segmenti di fascia alta”.

La mia prima considerazione è sul mio probabile stato di demenza che incalza stante l’età, poi, dopo un momento riprendendomi un pochino e pensando ai miei trascorsi, giungo alla più che certa conclusione che la qualità e la fascia alta abbiano visto loro attribuito un differente significato nel mondo dell’azzardo autorizzato.

Mi sarebbe stato gradito leggere quanti sono stati clienti nuovi anche alla luce del puntare alla fascia alta e alla valutazione della qualità da parte aziendale. Lo fanno altri, ad esempio 1.487 in più nel mese e 6.321 dall’inizio dell’anno, in relazione ai clienti nuovi e lo noto con piacere e mi pare, tra l’altro, un dato interessante da tener presente in un discorso come quello appena descritto anche in funzione di valutazione qualitativa e della attrattiva.

Sicuramente i gusti sono cambiati dai miei tempi nei quali, almeno per i primi anni l’offerta era limitata a roulette francese, trente et quarante e chemin de fer. Ma non riesco a comprendere il poco entusiasmo per il punto banco anche se posso comprendere che l’altro gioco simile, appunto lo chemin, non sia proprio per tutti i giorni.

Mi è difficile comprendere come due giochi simili che oso denominare “uno contro sette” (un tavolo di chemin a 8 posti) e uno normale di punto banco non siano frequentati abbastanza ad esclusione del fine settimana, per quanto allo chemin.

Non posso tralasciare il fatto che, a Venezia, a un calo nello chemin de fer sia perfettamente verificabile un incremento del punto banco; trattasi, in ultima analisi, di giochi simili.

Ma non è questo il motivo di sorpresa, anche se non la si potrebbe denominare tale a mio avviso: quando leggo che i giochi elettronici si confermano invece il pilastro più stabile mi rimane difficile e poco comprensivo come lo si possa mettere in parallelo con la qualità e la composizione della clientela con incremento dei giocatori Vip di circa il 16 percento. Forse chi scrive non è in grado di comprendere, potrebbe anche essere ma se qualcuno mi facesse una dimostrazione in merito sarei contento.

Mentre mi ricordo vorrei farlo a chi di dovere che ai sette posti al black jack non sempre tutti sono esperti e le conseguenze di un tiraggio quando forse era meglio dichiararsi soddisfatti può causare baruffa. È meglio prevenire che… dover intervenire…

 

Foto di Jeremy Wong Weddings su Unsplash