Nel dibattito tra maggioranza e opposizione si inserisce la posizione della Corte dei Conti che analizza la situazione sul territorio nazionale con 60 casi da analizzare.
Il Comune del Casinò di Campione d’Italia è ancora in dissesto? Nel dibattito non ancora sopito sulla deliberazione della sezione regionale della Lombardia in materia e che ha visto contrapporsi le tesi della minoranza, a iniziare dai consiglieri di Campione 2.0 Simone Verda e Gianluca Marchesini, e quelle dell’amministrazione comunale, si pone ora la Relazione al Parlamento della Corte dei Conti – Sezione delle autonomie, sui Comuni in situazioni di crisi finanziaria; i casi del 2024, il primo semestre del 2025, la variazione dello stock e le procedure attive.
Analizzando la situazione della Lombardia e nello specifico le procedure attivate, la Corte dei Conti scrive: “Quattro Comuni hanno attivato più procedure. Il caso più critico è indubbiamente quello di Campione d’Italia che ha, al suo attivo, una procedura di riequilibrio di durata triennale attivata nel 2012 (2012-2014), approvata dalla Sezione regionale e dichiarata conclusa con delibera n. 194 del 15 luglio 2016; una nuova procedura di riequilibrio nel 2018, falsa partenza, finita in dissesto nello stesso anno, tuttora aperto; una terza procedura di riequilibrio, attivata in presenza di dissesto e dichiarata inammissibile (dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti)“.
Nelle note della Corte si segnala una “una crescita significativa, con circa 60 nuovi casi all’anno dal 2012 e una marcata differenziazione nella distribuzione territoriale. La maggiore concentrazione delle situazioni critiche si registra in Sicilia, Calabria e Campania. L’andamento appare, invece, più contenuto nelle altre regioni del Sud, pur coinvolgendo, o avendo coinvolto, centri medio-grandi come Brindisi, Chieti, Foggia, Lecce, Taranto e Potenza. Nel Centro Italia il numero dei casi è limitato, ad eccezione del Lazio. Al Nord, infine, l’incidenza resta marginale, pur interessando alcune realtà di rilievo come Alessandria, Imperia, Savona, Segrate, Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese”.
Il documento, che analizza la ripartizione territoriale e le caratteristiche principali del fenomeno, si sofferma sull’efficacia della normativa prevista dal Testo Unico degli enti locali (TUEL), mettendo in luce le criticità emerse e gli interventi necessari per rafforzare la gestione delle crisi e la stabilità finanziaria degli enti locali stessi”.
A fine 2024 – si legge nell’analisi – risultano attivate 1383 procedure (795 dissesti e 588 riequilibri), di cui 880 in Sicilia, Calabria e Campania, con 1.001 Comuni coinvolti. I 487 procedimenti tuttora in corso (227 dissesti e 260 riequilibri), pur rappresentando solo il 6,1% dei 7896 Comuni italiani, interessano comunità vicine agli 8 milioni di abitanti e una massa debitoria complessiva superiore agli 8 miliardi di euro.
Il dato è più alto nei Comuni più grandi, dove la maggiore articolazione organizzativa rende più difficile il percorso di risanamento. Nei centri minori, invece, gli interventi di accompagnamento consentono solitamente condizioni di equilibrio più rapide. Lo scenario, pur concentrato soprattutto nel Mezzogiorno, con casi limitati al Nord, assume rilievo per l’impatto sui territori più popolosi.
Per la Corte dei conti, l’attuale assetto normativo non risulta più adeguato e richiede una riforma organica. I “Patti con il Governo”, introdotti nel 2021–2022 per i Comuni capoluogo e non ancora recepiti nel TUEL, stanno producendo risultati positivi nei contesti più complessi, rafforzando la cooperazione tra livelli di governo e contribuendo a superare diverse criticità, anche in assenza di precedenti procedure di crisi, come a Venezia, Torino, Salerno e Genova.
L’impiego di strumenti di previsione basati su algoritmi e intelligenza artificiale – conclude la magistratura contabile – potrebbe rafforzare in modo significativo la capacità di prevenzione. In questa prospettiva si colloca il progetto MoDì, un modello sviluppato dalla Corte per l’individuazione tempestiva dei segnali di rischio di squilibrio economico-finanziario.





