L’analista di gaming Mauro Natta torna ancora sul tema dei controlli nei casinò, evidenziando basi giuridiche e necessità.
di Mauro Natta
Non avendo le indispensabili nozioni in diritto amministrativo non mi permetto di commentare il contenuto di una sentenza del Consiglio di Stato. Si trattava dell’esubero al Comune di Campione d’Italia dopo il dissesto; la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio del 2019, sullo stesso argomento. si era già espressa.
Rammento quanto si legge a pagina 10, punto 8.4, in tema di servizio speciale di controllo che recita: “in particolare, le posizioni in evidente esubero erano quelle del servizio speciale di controllo del Casinò (con mansioni generiche ed evidentemente sovradimensionate) e…”. Mi concedo, per la rilevanza che la materia concorre a determinare le mie personali convinzioni in tema di controllo, qualche osservazione da non esperto ma dipendente di casa da gioco per quaranta anni.
Per quanto ritengo si possa osservare, vorrei ricordare l’articolo 19 del decreto n. 319 del 1986, convertito in legge n. 488 del 1986, Entrate speciali a favore dei comuni di Sanremo e Venezia, che, relativamente alla natura giuridica delle entrate che derivano all’Ente pubblico dalla gestione della casa da gioco, mi permetto di credere, possa essere esteso a tutti i casinò italiani autorizzati.
Il citato articolo recita “Le entrate derivanti ai comuni… sono considerate ad ogni effetto, fin dalla loro istituzione, entrate di natura pubblicistica, da classificare al bilancio al titolo I, entrate tributarie…”.
L’esperienza di tantissimi anni come dipendente di casa da gioco, penso che il controllore del concedente ha il compito di controllare la regolarità del gioco e degli incassi. Il che dovrebbe comportare, conseguentemente, che nei giochi da tavolo siano essi di contropartita, di circolo o misti, non si può aprire o chiudere un tavolo senza la presenza del controllore. Procedura verificabile presso le altre case da gioco del Paese.
Nei giochi di contropartita, ad esempio la roulette francese, quanto sopra comporta la verifica della dotazione iniziale, dell’esistenza finale, delle eventuali aggiunte (il che succede in caso di perdite del tavolo), i contanti cambiati direttamente al tavolo dai giocatori, le mance.
Nei giochi di circolo la verifica della cagnotte si effettua sulla percentuale del banco quando vince, ad esempio il 5 percento nello chemin de fer. Ma il compito del controllo non è finito.
Occorre anche considerare quello concomitante che i controllori effettuano durante lo svolgimento del gioco nella sala. E non è tutto! L’esigenza dal punto di vista numerico del personale occorrente è certamente variabile.
Sinceramente il compito del controllo non mi pare generico e non credo di esagerare se la natura giuridica delle entrate in parola mi pare lo renda corretto ed indispensabile.
D’altra parte, in qualunque tipologia di concessione ci si trovi, pubblica o privata, la tassa di concessione è rappresentata in una percentuale su determinate entrate al netto dei costi di gestione; ebbene il controllo di come si formino dette entrate non ritengo si possa ritenere di poco momento e/o generico.
Nei giochi di contropartita il risultato del tavolo è dato dalla somma algebrica tra dotazione iniziale ed esistenza finale, dalle aggiunte eventuali e dai contanti trovati nella apposita cassetta in quanto cambiati dai giocatori direttamente al tavolo; segue il conteggio delle mance.
Desidero, in chiusura, segnalare il sito “Controllori comunali casinò di Sanremo” ove si può notare con ogni particolare, e ogni specificità collegata e collegabile – nel senso che il Casinò di Campione non lo conosco dal descritto punto di vista – nel quale è possibile verificare tutte quelle attenzioni che sono applicate al compito del controllo al quale l’ente pubblico non potrebbe, a mio avviso, sottrarsi.
Sinceramente mi ritrovo, dopo quaranta anni da dipendente amministrativo e tecnico e 25 anni da pensionato che mi vede impegnato a scrivere di case da gioco, in chi pensava di conoscere molto ed invece si ritrova ad aver coltivato una certezza che non è più tale dopo la citata sentenza del Consiglio di Stato.
Foto di Dmitry Ratushny su Unsplash





