L’analista di gaming Mauro Natta evidenzia i passi da compiere nell’ottica della diversificazione di offerta e servizi nei casinò e nello studio dei loro trend.
di Mauro Natta
Diversificazione dell’offerta di giochi e servizi è l’imperativo sul quale mi trovo d’accordo. Proprio per questo intendo allargare il discorso anche se non mi pare inclusivo di tutti gli aspetti e delle relative varianti.
Il controllare per quanto possibile il trend del mercato nazionale mi pare un buon punto di partenza ma lo si deve trasportare su quello domestico.
Il passo successivo comprende lo studio accurato del normale bacino di utenza e, se del caso, lo sviluppo stagionale facilmente coniugabile con l’ufficio turistico locale.
A seguire troviamo la provenienza della clientela con la più elevata frequenza e se nei dintorni esiste qualche club che può far pensare ad un insieme di soggetti con alta o discreta disponibilità anche se legata ad un qualcosa di particolare, a esempio il golf o il tennis.
Siamo sulla strada giusta ma non abbiamo terminato, forse siamo solo all’inizio! Potrebbe anche sembrarvi strana ma convinta questa affermazione: quale è l’incidenza di ciascun gioco praticato, slot comprese sul totale degli introiti e per queste ultime quale è stato il periodo di utilizzo nel caso, dopo un attento esame di costi e ricavi o se preferite di investimenti e loro ritorno, si potrebbe intervenire nello specifico settore produttivo.
Visto che siamo in argomento si potrebbe considerare un’analisi ponderata dei costi della produzione, tra questi in primis personale e servizi collegati all’attività principale. E qui interviene l’esito delle ricerche che avremmo già dovuto terminare.
Ci sono ben altre incombenze che possiamo considerare a carico di un consiglio di amministrazione integrato dal direttore amministrativo mentre il rimanente è, almeno temporaneamente in attesa di approvazione, compito del direttore giochi che dispone degli elementi indispensabili per una attenta sintesi.
In che consiste la disponibilità del direttore? Tutti i dati che, giornalmente e tavolo per tavolo, sono rilevati in occasione della conta di risultati e mance. Queste indicazioni non sono solamente, a mio avviso, indispensabili ai fini del controllo successivo sulla regolarità del gioco e degli incassi ma forniscono una indicazione utile sulla redditività del posizionamento di un tavolo nella sala da gioco; il che dovrebbe rientrare nella più completa normalità e integrato dal rapporto introiti lordi/presenze. È un dato eminentemente statistico ma posso garantire utilissimo.
Dalla precedente ricerca sulla disponibilità economica della clientela abituale e/o diversamente procacciata nasce in buona parte, senza dubbio la più rilevante, la scelta dei giochi da introdurre a seguito della scelta, suggerita dal direttore giochi e approvata dal consiglio di amministrazione.
Ed ecco l’interrogativo che si pone responsabilmente il direttore giochi: la preparazione tecnica del personale di gioco permette, o meno, l’introduzione di un gioco o è necessario un corso. E un secondo: questo corso può essere utile per altri giochi?
Non si potrebbe anteporre un gioco nuovo al costo del personale senza aver considerato dovutamente il costo dei servizi, è buona abitudine, in particolare dall’introduzione dei giochi americani, considerare la produttività aggiuntiva tramite le mance.
Queste sono nate a conforto e supporto della gestione e non lo si potrebbe confutare. Sicuramente la loro “missione” non è al momento differente ma, giochi nuovi che si coniugano a minori proventi accessori (allo scopo di evitare inutili ripetizioni per definire le mance), l’incremento del costo del lavoro e la nuova (dalla Legge Europea del 2015) considerazione fiscale delle vincite realizzate nei casinò permettono una differente valutazione della nuova situazione.
Che, colpendo l’industria del turismo, non concorre come forse pensavano i firmatari dei decreti istitutivi delle case da gioco.
Ritengo sommessamente che non possa ignorarsi la destinazione di maggiori utili di gestione tutti convogliati a beneficio delle entrate tributarie dell’ente pubblico concedente.
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