Il riordino del gioco fisico non rappresenta soltanto una questione tecnica. Coinvolge la tutela della salute, la sostenibilità del gettito, l’equilibrio concorrenziale, l’occupazione, la sicurezza degli utenti e il futuro di migliaia di imprese.
Si è svolta a Roma la riunione del Consiglio direttivo di Sapar, convocata per tracciare le linee di intervento dell’associazione nella parte conclusiva del 2026 e approfondire le principali questioni che interessano la filiera italiana del gioco pubblico a partire dall’atteso riordino.
Nel corso dell’incontro sono state esaminate le numerose iniziative che vedranno Sapr impegnata nei prossimi mesi, tra le quali la partnership con Sigma World (Roma 2-5 novembre 2026) e l’Enada Workshop (dicembre 2026). Due appuntamenti di particolare rilevanza per promuovere il confronto tra istituzioni, associazioni e operatori e ribadire il ruolo delle piccole e medie imprese all’interno del sistema del gioco legale.
Ampio spazio è stato dedicato al possibile riordino del gioco pubblico su rete fisica. “La riforma del gioco fisico alimenta da circa un decennio il confronto politico, ma continua a mancare un quadro chiaro sulle scelte che si intendono compiere e sulle conseguenze che queste produrrebbero lungo la filiera”, ha dichiarato il presidente di Sapar, Sergio D’Angelo. “Le ipotesi che è stato possibile esaminare rischiano di incidere in maniera particolarmente pesante sulle imprese di gestione, senza affrontare in modo organico l’intero mercato del gioco pubblico”.
La posizione di Sapar non è però legata alle scadenze politiche o parlamentari, ha sottolineato D’Angelo: “Il nostro obiettivo è evitare che, quando il riordino verrà definito, siano commessi errori capaci di compromettere la stabilità dell’intero sistema, con conseguenze sulla tutela dei giocatori, sulla sopravvivenza delle imprese, sull’occupazione e sul gettito erariale”.
Apparecchi, gettito e crescita dell’online
Sapar richiama inoltre l’attenzione sul diverso contributo fornito dai singoli segmenti alle entrate dello Stato. Negli ultimi anni il gioco online ha quasi raddoppiato la propria raccolta, ma questa crescita non ha determinato un incremento proporzionale delle entrate erariali.
Il comparto degli apparecchi da intrattenimento, al contrario, rappresenta circa il 16% del giocato complessivo in Italia, ma assicura quasi la metà delle entrate erariali provenienti dal settore del gioco. “Gli apparecchi costituiscono un segmento fondamentale per la sostenibilità del sistema e devono essere tutelati, non ulteriormente compressi – ha aggiunto D’Angelo -. C’è un noto detto sportivo secondo il quale squadra vincente non si cambia. È quindi legittimo chiedersi perché si voglia intervenire proprio sul comparto che garantisce uno dei maggiori contributi alle casse pubbliche”.
Secondo le valutazioni dell’associazione, una forte riduzione del mercato degli apparecchi potrebbe determinare, nell’arco di una concessione di nove anni, una perdita per l’Erario stimabile in circa 18 miliardi di euro. “Lo Stato è davvero disposto a correre questo rischio? E come verrebbe compensata un’eventuale diminuzione delle entrate? Con nuove imposte sui cittadini e sulle imprese? Sono interrogativi ai quali la politica deve fornire risposte chiare prima di procedere con qualsiasi riforma”, ha affermato il presidente.
La questione territoriale e il ruolo di Regioni e Comuni
Il direttivo Sapar ha affrontato anche il tema della frammentazione normativa territoriale. La disciplina del gioco incrocia infatti competenze che coinvolgono lo Stato, le Regioni e gli enti locali, soprattutto per quanto riguarda la prevenzione e il contrasto del disturbo da gioco d’azzardo. Comuni e Regioni rappresentano il primo presidio territoriale nell’affrontare le problematiche legate alle dipendenze. Qualsiasi intervento deve quindi tenere conto dell’attuale assetto costituzionale e delle competenze regionali in materia sanitaria, evitando soluzioni semplicistiche su un tema estremamente complesso.
Per Sapar, tuttavia, l’assenza di un accordo tra Stato e Regioni non può essere utilizzata come giustificazione per costruire un sistema che penalizzi quasi esclusivamente gli apparecchi da intrattenimento. “Alcune Regioni hanno introdotto negli anni normative eccessivamente restrittive e non omogenee, ma questa situazione non può giustificare una riforma che, invece di migliorare il sistema e rafforzare la tutela delle persone più fragili, favorisca la concentrazione del mercato nelle mani di pochi operatori”, ha osservato il numero uno di Sapar.
I rischi della riforma per la filiera
Nel corso della riunione, il direttivo Sapar ha individuato le principali criticità che potrebbero derivare dall’attuazione delle ipotesi di riforma circolate finora:
– la cancellazione di circa 2.400 imprese di gestione e la conseguente concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi gruppi multinazionali;
– il superamento dell’attuale sistema concorrenziale, con il rischio di creare una sorta di “monopolio nel Monopolio”;
– l’imposizione agli esercizi di obblighi contrattuali e obiettivi di raccolta sempre più elevati;
– l’introduzione di un cosiddetto “distanziometro giuridico”, destinato ad aggiungersi alle limitazioni territoriali già esistenti;
– lo stravolgimento dell’attuale assetto distributivo, attraverso concessioni accessibili soltanto a un numero ristretto di operatori;
una consistente perdita di posti di lavoro e di gettito erariale;
– l’indebolimento del presidio rappresentato dagli operatori legali e qualificati presenti sul territorio.
“Con questa impostazione perderebbero tutti: le piccole e medie imprese, i lavoratori, gli utenti e lo Stato”, ha proseguito D’Angelo. “Si indebolirebbero i presidi di legalità e di controllo sul territorio, aumenterebbero i rischi sociali e diminuirebbero le entrate erariali”.
L’appello di Sapar alla politica
Il riordino del gioco fisico non rappresenta soltanto una questione tecnica. Coinvolge la tutela della salute, la sostenibilità del gettito, l’equilibrio concorrenziale, l’occupazione, la sicurezza degli utenti e il futuro di migliaia di imprese. “Non si possono varare riforme contro chi lavora e produce – ha concluso D’Angelo -. Servono regole costruite con chi conosce realmente il mercato, ma oggi proprio questi soggetti vengono esclusi dal confronto. È necessario evitare una concentrazione del sistema a favore dei grandi operatori multinazionali e garantire una distribuzione equilibrata dell’offerta legale.
“Le piccole e medie imprese rappresentano il tessuto connettivo del territorio e un’eccellenza italiana. Non possono essere cancellate da criteri di gara talmente rigidi e onerosi da risultare sostenibili soltanto per pochi colossi industriali. Sapar chiede alla politica di aprire un confronto autentico con la filiera e di costruire una riforma capace di tutelare, insieme, legalità, salute, occupazione, concorrenza e gettito erariale”.







