Il divieto totale sulla pubblicità del gioco legale della riforma van Bruggen spaventa il settore in Olanda e gli osservatori guardano ai casi di Italia e Danimarca per non ripetere gli stessi errori.
Il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo nei Paesi Bassi “consegnerà campo libero agli operatori illegali”, avvertono gli esperti del Paese che citano il caso dell’Italia come un esempio da non seguire fino in fondo e che non ha portato gli aspetti speratidal principio. Si parla ovviamente del divieto assoluto della pubblicità del gioco legale introdotta dal decreto Dignità anche oggi oggetto di proposte di revisione nell’ambito del ddl Marcheschi per la riforma del sistema calcio. Come se ne è parlato anche oggi nell’audizione del presidente Figc Giovanni Malagò.
Il caso olandese
Gli osservatori avvertono che il mercato nero, e non la diminuzione del gioco d’azzardo, colmerà il vuoto. Lo Stato olandese ha deciso che la migliore pubblicità per il gioco d’azzardo è l’assenza di pubblicità. A giugno, il governo ha proposto un divieto quasi totale della pubblicità del gioco d’azzardo online, con solo poche eccezioni. Il pacchetto elaborato da Claudia van Bruggen, sottosegretaria di Stato per la tutela legale, va ancora oltre: fine dei bonus di benvenuto come le scommesse gratuite, un limite di deposito generale per tutti gli operatori, un registro di autoesclusione CRUKS rafforzato e una promessa di repressione delle attività illegali.
Ma non è una novità. I Paesi Bassi hanno vietato l’utilizzo di modelli di riferimento nelle pubblicità di gioco d’azzardo, proibito la pubblicità non mirata a partire da luglio 2023 e messo al bando le sponsorizzazioni sportive da luglio 2025. Ciascuna misura era stata concepita come sufficiente; ora i funzionari hanno concluso che nessuna di esse ha ridotto a sufficienza l’esposizione del pubblico.
L’autorità di regolamentazione, la KSA, ha riconosciuto che la quota del mercato legale sul fatturato lordo del gioco d’azzardo è scesa a circa il 49% all’inizio del 2025; le associazioni di categoria lo scorso anno hanno stimato che il mercato nero rappresentasse circa un quarto di tutte le attività di gioco d’azzardo nei Paesi Bassi. Gli operatori autorizzati attribuiscono la colpa a una tassa sul gioco d’azzardo che ora ammonta al 37,8% del fatturato lordo e alle stesse restrizioni pubblicitarie che il governo ora intende eliminare.
L’esempio italiano
In Olanda si studia l’esempio italiano per cercare di capire cosa accadrà nel mercato. Igamingbusiness.com su questo ha ascoltato l’avvocato esperto di gioco legale, Quirino Mancini, partner di WH Partners Italy, che ha analizzato il divieto quasi totale di pubblicità e sponsorizzazione del gioco d’azzardo dal 2018. “L’approccio normativo draconiano in stile italiano, che prevede un divieto assoluto di pubblicità, è stato piuttosto miope e superficiale, e con ogni probabilità non raggiungerà l’obiettivo di contrastare efficacemente il gioco d’azzardo illegale, tutelando al contempo la canalizzazione e gli operatori legali e autorizzati”.
Otto anni dopo, sottolinea il “dato di fatto innegabile” che il gioco d’azzardo illegale in Italia prospera, con un valore stimato di 22 miliardi di euro. E l’impatto misurabile del divieto sulla canalizzazione verso il mercato autorizzato? “Davvero minimo”.
Né il divieto si è dimostrato infallibile. Le sue linee guida operative – redatte dall’autorità di vigilanza sulle telecomunicazioni italiana anziché dall’autorità di regolamentazione del gioco d’azzardo – presentavano, come osserva Mancini, numerose scappatoie: le restrizioni sono state “aggirate abilmente e legalmente aggirate” attraverso siti perfettamente conformi che riportano il nome commerciale e il marchio di un operatore di gioco, offrendo tuttavia solo contenuti di infotainment, comparazione quote, notizie sportive e risultati in diretta, anziché scommesse con denaro reale.
E quello danese
Anche la Danimarca aveva preso in considerazione e poi scartato un divieto totale e, alla fine, ha approvato lo scorso ottobre un proprio pacchetto di misure restrittive: divieto assoluto di pubblicità durante gli eventi sportivi in diretta, divieti sui mezzi pubblici e in prossimità delle scuole, divieto di utilizzo di minori di 25 anni nelle campagne di marketing e fine delle offerte di scommesse gratuite, con un’entrata in vigore graduale entro gennaio 2027.
Eppure, anche con semplici restrizioni, anziché un divieto totale, il mercato danese sta subendo perdite. Secondo l’associazione Spillebranchen, “il mercato illegale è cresciuto in modo quasi esponenziale in soli tre anni e il tasso di canalizzazione è sceso dal 90% al 70% nel 2025”. Un calo che attribuisce alle restrizioni pubblicitarie, unitamente all’elevata tassazione e ai limiti sui giochi che gli operatori autorizzati possono offrire.
L’effetto è sempre lo stesso: le aziende autorizzate sono schiacciate tra loro e dai concorrenti non tassati. Il prodotto viene penalizzato e diventa sempre meno competitivo contro chi non ha vincoli e legacci normativi e può essere di maggiore appeal per i giocatori.
Gli strumenti che hanno effettivamente funzionato
L’ironia sta nel fatto che la politica olandese contiene prove contrarie. Il regime di deposito introdotto nel 2024 sotto il predecessore di Van Bruggen, Franc Weerwind – limiti di perdita di 150 euro al mese per i giocatori dai 18 ai 23 anni e di 350 euro per i giocatori più anziani, con verifiche di solvibilità a 300 e 700 euro di deposito – ha prodotto risultati misurabili. La percentuale di giocatori che superavano il limite mensile è scesa dal 9,7% al 2,2% e le perdite medie mensili sono diminuite del 31%, da 116 a 80 euro. Mirato, verificabile ed efficace: esattamente il tipo di strumento che un programma di prevenzione dei danni dichiara di volere.
Franssen si guarda bene dal liquidare l’ambizione. “L’idea di base non è necessariamente negativa. Al contrario, l’obiettivo è la tutela dei giocatori, e questo va assolutamente lodato.”
La sua preoccupazione riguarda l’effetto complessivo: le successive restrizioni pubblicitarie, gli aumenti delle tasse e gli obblighi crescenti hanno già spinto il GGR del mercato nero oltre quello del mercato autorizzato, un risultato che lo stesso ente regolatore ha riconosciuto. Aggiungendo altro, avverte, “non si migliorerà la situazione. Al contrario, si potrebbe facilmente spingere ancora più giocatori verso il mercato nero. In definitiva, penso che le proposte saranno probabilmente controproducenti.”







