La senatrice Cinzia Pellegrino (Fdl) presenta un’interrogazione ai ministri dell’Economia e delle Finanze che pone alcuni quesiti sulla presenza di truffe, esercizio abusivo di gioco e possibili condotte di riciclaggio.
Verificare la presenza di truffe simili a degli schemi Ponzi, esercizio abusivo di gioco e possibili condotte di riciclaggio e soprattutto le criticità relative all’applicazione “Chicken road” e ai simili crash game. Sono alcuni dei quesiti portati nelle aule del Senato da Cinzia Pellegrino, senatrice di Fratelli d’Italia, che ha presentato ieri, 23 luglio, un’interrogazione a risposta scritta rivolta ai ministri dell’Economia e delle Finanze, dell’interno e delle imprese e del made in Italy.
Nel testo iniziale la senatrice evidenzia che “la diffusione, negli store digitali accessibili dal territorio nazionale, di applicazioni mobili che, attraverso meccanismi di gioco, sistemi di attribuzione di punti o valute virtuali, promettono facili guadagni o premi in denaro, è in costante e preoccupante aumento. Sempre più spesso, dietro la veste accattivante di queste piattaforme si celano schemi riconducibili a sistemi piramidali, meccanismi “Ponzi” o condotte di raccolta illecita di dati personali, finanziari e comportamentali a danno di utenti ignari, in potenziale violazione del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (codice del consumo) in materia di pratiche commerciali scorrette e aggressive, nonché del regolamento (Ue) 2016/679 (Gdpr) e del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di protezione dei dati personali”.
Pellegrino evidenzia inoltre che “la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 16 aprile 2026 resa nella causa C-440/23, ha ribadito il pieno diritto degli Stati membri di vietare i giochi d’azzardo online non autorizzati, riconoscendo la legittimità di misure restrittive finalizzate a tutelare i consumatori e l’ordine sociale, a contrastare i mercati paralleli e a incanalare il gioco in circuiti controllati e vigilati. La medesima pronuncia sottolinea come i giochi online presentino rischi specifici superiori a quelli in presenza, connessi all’accesso permanente e senza barriere, all’isolamento e all’anonimato del giocatore, alla rapidità delle transazioni e alla forte capacità attrattiva verso i giovani e le fasce più vulnerabili della popolazione”.
“Proprio nel solco di questo orientamento, nel maggio 2026 l’Agenzia delle dogane e monopoli ha ospitato a Roma le delegazioni dei Paesi aderenti al G7 regulators roundtable (Italia, Austria, Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito e Spagna) con l’obiettivo di approfondire le tematiche di interesse comune in materia di regolazione del gioco e rafforzare il coordinamento tra i regulator europei nel contrasto al gioco illegale, anche nella sua crescente dimensione digitale e transfrontaliera;
La senatrice di Fratelli d’Italia chiede pertanto “se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle criticità relative all’applicazione “Chicken road” e ai simili crash game e se ritengano utile segnalarne la situazione alla Polizia postale e delle comunicazioni e ogni altra autorità competente affinché accertino l’eventuale natura fraudolenta dell’applicazione, la sussistenza di reati quali truffa, esercizio abusivo dell’attività di gioco d’azzardo, ovvero riciclaggio e autoriciclaggio”.
“Se ritengano, altresì, opportuno investire della questione, senza ritardo, l‘Agenzia delle dogane e dei monopoli per i profili di competenza in materia di gioco pubblico e repressione del gioco illegale, anche nella sua dimensione online e transfrontaliera, e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’accertamento e la repressione di pratiche commerciali scorrette, ingannevoli e aggressive, con specifico riguardo all’uso di dark pattern e di messaggi promozionali fuorvianti veicolati attraverso social network e campagne di influencer marketing.”
Ifine quali iniziative strutturali e di monitoraggio continuativo “intendano intraprendere, anche attraverso la stipula di protocolli d’intesa con i principali gestori degli store digitali (segnatamente Google e Apple) per rafforzare i controlli preventivi e repressivi sulle applicazioni distribuite in Italia, al fine di intercettare e bloccare tempestivamente, e prima che producano danni diffusi, l‘operatività di piattaforme che mettono a rischio la sicurezza economica e i dati sensibili delle famiglie italiane”.







