Caso Adinolfi, parla lui: ‘Gogna mediatica orchestrata, niente lusso e le scommesse sono obbligazioni naturali’

Mario Adinolfi ha risposto alle accuse di scommesse illegali, evasione e raccolta abusiva il day after della perquisizione della Guardia di Finanza nella sua casa di Roma che lo ha costretto ai domiciliari con braccialetto elettronico.

 

“Dopo 14 ore di perquisizione in casa mia i poveri finanzieri sono andati via con due fogli di carta e un bancomat”. È una delle frasi già significative di Mario Adinolfi che parla subito tramite il suo avvocato difensore, Riccardo Di Lorenzo, respingendo totalmente le accuse e annunciando che affronterà “la violazione istantanea del segreto istruttorio con la diffusione ai media di ogni dettaglio delle carte che dovrebbero essere secretate fino alla fine delle indagini preliminari e l’onta del braccialetto elettronico che a Roma si riserva solo agli autori di crimini violenti”.

La difesa dai 4 capi d’imputazione

Una difesa lunga e articolata come ci si aspettava da un uomo mediatico come il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, dalle accuse che lo hanno portato ai domiciliari dopo le indagini della guardia di finanza di Roma, coordinate dalla procura della Capitale.
Big Mario è accusato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, raccolta abusiva del risparmio, truffa aggravata ed evasione fiscale. I suoi legali faranno ricorso al Tribunale del Riesame.

Adinolfi ha comunque ringraziato “davvero gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede. Una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia. Ma Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia“.

La macchina del fango

Secondo Mario Adinolfi tutto nascerebbe da “una gigantesca saldatura di alcuni interessi che vogliono vedermi nel fango. Affronterò l’onta del braccialetto elettronico e anche i tg che in prima serata mi danno per colpevole non usando i condizionali e dicono che l’associazione Cristo Regna ha raccolto 3 milioni di euro (leggetele almeno bene le carte che vi hanno passato, c’è scritto 3mila euro) seguendo il pattern degli ispiratori di questa inchiesta mediatica, cioè la trasmissione Le Iene che ha rovinato con questi metodi migliaia di vite. Ai giudici posso solo dire: sono totalmente innocente”.

Le scommesse collettive e la vita da lusso, secondo l’accusa

Adinolfi non ha mai nascosto la sua passione per il gioco e per il poker e ammette di farlo “da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri.

Tg e giornali hanno detto che avrei acquistato orologi di lusso, quadri, imbarcazioni, addirittura lingotti d’oro o viaggi alle Maldive e in Egitto. Ma è davvero tanto difficile verificare che alle Maldive o in Egitto non sono mai stato in vita mia?  Che non solo non posseggo ma non sono mai salito in vita mia su uno yacht o su altre imbarcazioni private? Che mai e poi mai ho posseduto o acquistato quadri o lingotti di qualsiasi metallo? Che esistono cinquemila fotografie e filmati in altrettanti eventi a cui ho partecipato nell’arco dei decenni ed è visibile a occhio nudo che non ho mai indossato in vita mia né un orologio di lusso né di altro tipo, né mai ne ho acquistati?”.

Una vita senza eccessi

“Come detto dalla perquisizione in casa mia i poveri finanzieri sono andati via con due fogli di carta e un bancomat. Ecco il lusso che hanno trovato. Vivo da monaco, senza vizi. Mi vesto con un pantaloncino e una t-shirt, anche a dicembre. Il mio stile di vita a dir poco morigerato è noto a tutti. Infangarmi così è veramente ignobile e chiedo ai colleghi giornalisti di porsi dei dubbi su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda.

Io tenterò di mantenere la fiducia nella giustizia degli uomini e il mio legale depositerà quindi subito istanza al Tribunale del Riesame: reiterazione del presunto reato, rischio di inquinamento delle prove e pericolo di fuga troppo evidentemente non sussistono. Ma alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte”.

I Radicali a difesa di Mario

Un intervento “ad adiuvandum” l’hanno fatto i Radicali, che in una lunga nota stampa hanno condannato “la gogna mediatica ha travolto Mario Adinolfi, agli arresti domiciliari con le accuse di truffa ed evasione fiscale e, come troppo spesso accade, già proclamato colpevole dal tribunale mediatico.

Articoli, commenti e ricostruzioni si susseguono nel descrivere il presunto sistema che il leader del Popolo della Famiglia avrebbe orchestrato per commettere i reati contestati. Chi oggi applaude a questa gogna non sa che oggi tocca ad Adinolfi ma potrebbe toccare a tutti: quando la giustizia viene sostituita col linciaggio perdono tutti”.

Foto, Mario Adinolfi in uno dei tanti tornei di poker sportivo in Europa