Controlli nei casinò, il troppo che stroppia

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema dei controlli nei casinò, evidenziando la sgradevolezza che in giocatore si renda conto di essere seguito da figure estranee alla sala e appositamente incaricate.

 

di Mauro Natta

Non chiamatemi quello a cui nulla va bene, dico la mia non per altro se non per l’esperienza di tantissimi anni. Ecco il mio commento ad una proposta ascoltata che mi pare errata, particolarmente, dal punto di vista economico per una casa da gioco di un certo rilievo.

In quale modo può divenire un cattivo servizio al casinò ciò che non lo si ritiene tale? La possibilità che un giocatore si renda conto di essere seguito e controllato da figure solitamente estranee alla sala e appositamente incaricate pur se a conoscenza di non passare inosservato.

Vi sono, nella sala giochi del casinò, delle figure non facilmente individuabili quali osservatori in quanto normalmente presenti: sono quei soggetti che a ben vedere sono gli occhi del direttore giochi o del suo delegato (assistente di direzione).

Il cliente importante, o per l’affidamento notevole o per la presentazione da parte del porteur, si reca all’ufficio cambio assegni o in ogni caso è conosciuto. Se l’ispettore lo nota si prepara a segnalarlo al capo tavolo, diversamente sarà l’addetto al cambio assegni a comunicarlo all’Ispettore e questi al capo tavolo.

Non si potrebbe negare che ispettore e capo tavolo cambiano o per il diverso posizionamento del tavolo in sala o per il subentrato turno di riposo e conseguente passaggio di consegna. Lo stesso dicasi per l’ispettore.

Quanto sopra parlando dei giochi di contropartita, mentre per quelli di circolo, ad esempio, lo chemin de fer, il controllo è agevolmente ammissibile perché la presenza al tavolo del commissario e del capo partita sono un argomento normale, il capo partita cambia e può passare la consegna al temporaneo sostituto.

Dopo una breve narrazione allo scopo dichiarato di non arrecare incomodo al giocatore che potrebbe diradare le sue presenze a vantaggio di altre case da gioco, ritengo, lo ripeto per l’esperienza nel settore che mi ha visto addetto anche all’ufficio cambio assegni e alla cassa di sala a volte il “confessionale” del giocatore Vip, che predisporre un servizio di sorveglianza come quello in discorso sia una situazione da evitare nel modo più assoluto.

Non nascondo che la mia esperienza si è fermata al 2000, in pensione da questa data dopo 40 anni di impiego al Casinò di Saint Vincent. A causa di quanto sopra non sono rimasto completamente al di fuori dell’ambiente che, avendo lavorato nel periodo felice e nella speranza che ritorni, mi vede scrivere dell’azzardo autorizzato.

La situazione economica attuale non è rosea allo stesso modo ma il trattamento di riguardo alla clientela di qualità mi pare più idoneo di alcuni anni or sono.

Foto di Jon Butterworth su Unsplash