Nuovo appuntamento con l’Osservatorio sul gioco pubblico di Swg ‘Giocare da grandi’, l’intervento del responsabile di ricerca Riccardo Grassi.
Roma – “Quest’anno abbiamo portato avanti una serie di riflessioni inedite. Abbiamo intervistato 3mila persone, con i dati che sono abbastanza stabili. Di sicuro non abbiamo un aumento di giocatori, ma allo stesso tempo abbiamo anche un numero che non abbiamo dato in passato. Solo il 10 percento degli italiani non ha mai giocato mentre il 90 percento lo ha fatto almeno una volta, anche occasionalmente. Questo numero va evidenziato perché conferma che spesso la pressione mediatica ci fa concentrare sugli aspetti critici e patologici che senza dubbio vanno affrontati ma non rappresentano la realtà totale.
Così esordisce Riccardo Grassi, responsabile di ricerca Swg durante l’incontro “Persone in gioco. Connessioni, intrattenimento e nuove forme di partecipazione” in agenda oggi, mercoledì 1° luglio presso il MoMeC di Roma, il nuovo appuntamento dell’Osservatorio “Giocare da grandi” di Swg-Brightstar.
“Altro dato emerso è che il 99 percento dei giocatori online è stato prima un giocatore fisico; sono pochissimi quelli che nascono online anche se c’è da capire se questa cosa continuerà ma è un dato di fatto.”
Secondo Grassi “uno dei temi centrali riguarda concetto di partecipazione. Abbiamo spesso l’immagine stereotipata del giocatore chiuso privo di interessi, ma dal punto di vista statistico non regge. Esiste infatti una quota di persone con disagio ma la statistica ci dice una cosa diversa. Molti giocatori ad esempio parlano con gli amici di cronaca e anche di previsioni sulla politica. I dati ci dicono che la percentuale è molto alta, questa attività avviene molto più spesso tra i giocatori mentre i non giocatori tendono molto più spesso a non parlarne con gli amici di questi temi”.
“I giocatori parlano con gli amici di eventi ma in media si informano di più dell’altra parte della popolazione e mostrano un’incidenza superiore in questa attività. Questo ci dice che il giocatore abituale ha un livello di partecipazione e di interesse decisamente superiore alla media e rispetto ai non giocatori.”
Per quanto riguarda i mercati predittivi il 56 percento degli italiani non la conoscono e solo il 9 percento ha dichiarato di aver visitato almeno una volta questto tipo di piattaforme. Sul tema, spiega Grassi, gli interessati “sono soprattutto i giovani anche se i mercati predittivi stanno spopolando tantissimo e hanno un potenziale importante che attira una dose di pubblico ampia, essendo un grande mercato attrattivo considerato simile alle scommesse. Il 57 percento degli intervistati dice che questi mercati sono simili ai giochi di abilità e torna spesso questa idea ricorrente, di poter intercettare la fortuna in base alle proprie abilità. Fare previsioni su questi eventi richiede studio, informazioni e anche un po’ di intuito. La maggior parte della gente pensa, però, che sono pericolosi ma questa componente aumenta la sua attrattività.
L’ultimo tema è la conoscenza del divieto di pubblicità sul gioco. Grassi a proposito spiega che “il 56 percento dice di conoscerla eppure prevale l’idea che sia giusta per ridurre problemi di dipendenza. Secondo il 44 percento degli intervistati il divieto deve rimanere, questo perché la percezione sul gioco continua a essere negativa e nonostante dunque l’attrazione la maggior parte degli italiani preferisce i divieti rispetto a un accesso regolamentato.
E’ intervenunta anche Anna Maso, Psicologa e Video Game Therapist, The Brain Lab Group analizzando nello specifico i videogiochi. Il suo intervento è partito da una premessa, che il gioco inteso come esperienza interattiva ce la portiamo fin da piccoli: “Giocare è importante per sviluppare skill e per interagire con gli altri, è una palestra importante che ha un forte valore simbolico. Quando si effettua il passaggio dal gioco al gaming, non dobbiamo dimenticare che la tecnologia e il videogioco in sé sono dei medium o strumenti che di per sé sono neutri, quello che va attenzionato è altro. Ci possono essere meccanismi che possono stimolarne altri e il rischio avviene quando il gioco è totalizzante e si perdono altre cose che esistono nella realtà. Non bisogna chiedere a una persona quanto gioca ma da cosa sta scappando. Quindi bisogna capire che problemi ci sono da un punto di vista sociale e approfondire”.







