Sandro Piccinini è passato dal Basement, il podcast di Gianluca Gazzoli, e ha parlato della crisi del calcio italiano e della proposta di Giovanni Malagò, neo presidente della Figc, di abolire il divieto di pubblicità delle scommesse per finanziare il calcio.
“L’abolizione del divieto di pubblicità delle scommesse per finanziare il calcio? Non mi sembra proprio la prima priorità per risollevare il settore”. Nelle circa 2 ore di chiacchierata nel Basement di Gianluca Gazzoli, ha parlato così Sandro Piccinini, storico commentatore televisivo di calcio ora in forze a Prime Video, quando i due hanno trattato largamente la crisi dello sport preferito dagli italiani. Lo spunto, ovviamente, è il terzo mondiale consecutivo di assenza della nazionale Azzurra.
Quando Piccinini parla del ruolo della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gazzoli lo stimola sull’elezione di Giovanni Malagò che, mentre i due stavano registrando il podcast andato on air sulle piattaforme ieri, giovedì 25 giugno, ancora non era ufficiale: “Malagò è un ottimo dirigente che non ha bisogno di consigli – spiega il commentatore – tuttavia, essendo un politico, per essere eletto magari avrà dovuto trattare e dare delle garanzie a qualche parte del calcio italiano. La prima cosa che ha detto è liberalizziamo il mercato delle scommesse così i club possono avere una percentuale sugli introiti enormi generati dai volumi giocati. Legittimo, giusto, ma non mi sembra proprio la prima priorità la cosa fondamentale”.
Gazzoli ha spiegato: “Magari sistemi questo aspetto per chiedere poi altro ai club”. E Piccinini: “Assolutamente sì ma se il club continua a spendere di più perché vede aumentare il fatturato, allora questo non servirebbe a nulla. Meglio adottare provvedimenti simili al Fair Play finanziario della Fifa e mettere paletti sul mercato, sulle spese delle squadre che diventano sempre più insostenibili e alimentano un sistema che, per i calciatori italiani, non funziona”.
Piccinini aveva proprio analizzato il ruolo della Federazione: “Finché la Figc non riuscirà ad avere un ruolo importante rispetto ai club difficilmente riusciremo a cambiare le cose. Le squadre ora hanno interessi privati e sono spesso diretti da fondi esteri cui poco interessa il calcio italiano. I club spendono sempre di più e si sono concentrati sull’aspetto economico. Se c’è uno straniero già pronto a 100mila euro e dopo un anno lo rivendi a 2 milioni è meglio che investire sul vivaio e attendere i talenti di casa nostra. I procuratori, poi, hanno cambiato molto”.
Il ruolo di Malagò sarà cruciale, specie in un aspetto, secondo il giornalista sportivo: “Deve essere la federazione a riprendere in mano le redini e porre regole ferree, paletti, stage per la nazionale, ridurre le squadre di Serie A per diminuire le giornate del calendario. Ma soprattutto, adesso, il calcio non è più accessibile a tutti. Sono sicuro che ci sono tantissimi talenti ma bisogna andarli a cercare e devono avere accesso libero alle strutture federali. Far pagare gli stage significa ridurre il bacino da cui pescare i talenti”, ha spiegato Sandro Piccinini.
In queste ore Malagò si è incontrato col ministro Andrea Abodi, come abbiamo analizzato in un’altra pagina.
Foto screenshot del podcast Bsmt







