Prevenzione corruzione, le buone pratiche dei casinò tra norme e modelli organizzativi

L’analista di gaming Mauro Natta esamina il tema della prevenzione della corruzione nei casinò italiani, alla luce delle disposizioni di legge e dei modelli organizzativi adottati.

 

di Mauro Natta

Da quando per la prima volta ho ascoltato il consigliere regionale valdostano Corrado Bellora mi è venuta la voglia di approfondire  l’espressione con la quale richiamava alla Legge 231/2001.

Mi sono attivato, non immediatamente, per trovare il modello organizzativo ai sensi della predetta legge ufficialmente in uso al Casinò de la Vallée Spa, aggiornamento febbraio 2024 dal titolo: Modello Organizzativo ai sensi del Dlgs 231/2001, Misure per la Prevenzione della Corruzione ai sensi della legge 190/2012.

Nella Parte Generale, al punto 4 “Governance di casinò de la Vallée” e precisamente. Al punto 4.2Ruolo della Regione nella Governance” troviamo che tale sistema di governo societario è orientato, tra l’altro, a le modalità di controllo da parte della Regione, sotto il profilo finanziario gestionale ed operativo in ordine alla gestione della Casa da gioco, nonché le attività del servizio ispettivo regionale.”

Al  punto 4.3 troviamo che “presso ciascun tavolo da gioco è prevista la presenza di un rappresentante di Regione che assiste all’apertura e alla chiusura”.

Al punto 4.4che il livello organizzativo è costituito da: il primo livello Amministratore Unico, Direzione Amministrazione, Finanza e Controllo, Direzione Personale e Sevizi Generali; Il secondo livello organizzativo è costituito da: Operazioni  sale da gioco.

Si legge ancora che “per ogni funzione aziendale, anche di secondo livello, esistono job description che ne descrivono, tra le altre cose, le responsabilità primarie”.

Al punto 4.5: “ciascuna delega definisce in modo specifico ed inequivocabile: i poteri del delegato, precisandone i limiti: il soggetto (organo o individuo) cui il delegato riporta gerarchicamente”.

Non vado oltre in quanto non desidero imbattermi, ne sono sicuro, in argomenti che trattano una materia che assolutamente non sono in grado di comprendere non avendo studi di diritto alle spalle.

In un mio precedente articolo avevo pensato che il modello organizzativo aveva un problema derivante dalla carenza di comunicazione tra i diversi componenti il management a prescindere dal titolo se di dirigente o quadro.

Poi, nelle mie osservazioni, trovavo alquanto strano, se ben rammento, che i punti dove si potevano effettuare operazioni, anche in contanti, per l’acquisto di mezzi di gioco o la vendita degli stessi per vincite vere o presunte come si potrebbe comprendere dal contenuto di articoli di stampa in tema di riciclaggio al casinò di Saint Vincent, fossero più di uno.

Invece, per la mia esperienza personale, avendo prestato servizio alla cassa centrale, all’ufficio cambio assegni e alla cassa di sala con un passaggio al tavolo della roulette francese, posso dire che quanto penso di avere compreso non sia stata una valida iniziativa mirata al controllo della movimentazione di una sala da gioco con riferimento ai risultati sia netti che lordi e delle relative componenti.

Ecco ciò che scrivevo: nel caso specifico, ad una prima visione dell’organigramma aziendale mi è stato possibile intuire che uno dei pochissimi dirigenti aziendali, se non l’unico, sia, appunto, l’amministratore unico. La conclusione logica potrebbe sembrare scontata, ma ancora non è così.

Sarebbe, infatti, disumano pretendere che un “unico dirigente” possa farsi carico sia della parte amministrativa che solitamente si svolge di giorno (orario di ufficio), sia della parte operativa che, notoriamente si svolge prevalentemente di notte e nei fine settimana (orario di apertura delle sale). In aggiunta i due ruoli, gioco ed amministrativo, prevedono competenze specifiche che derivano da percorsi di carriera totalmente distinti.

Il tutto per arrivare a concludere che eventuali colpe potrebbero essere ricercate anche nel modello gestionale. Alcuni, non pochi, lo condividono, e personalmente mi includo anche perché ho avuto il piacere di vivere il modello che riassumo dove il Dg tiene i rapporti con la proprietà e con la stampa mentre il direttore giochi e il direttore amministrativo, operando di concerto, oltre a rispondere dell’operato dei rispettivi subalterni diretti, hanno responsabilità paritetiche e condivise anche per  quanto avviene in tutti i settori ausiliari al gioco.

 

foto di Tingey Injury Law Firm su Unsplash