Nuovi casinò in Italia, tra sogni e realtà

L’analista di Mauro Natta si sofferma sul modello francese di casinò, valutandone l’improbabile applicazione anche in Italia.

 

di Mauro Natta

In Francia il numero dei casinò ha superato il 200, mi pare un’esagerazione e ora tento di immaginarla se fosse accettata in Italia.

Al momento ritengo anche prematuro ritornare su un argomento che ha visto molti appassionati stante una situazione alquanto difficile economicamente parlando. Potrebbe, forse, causare un incremento del gioco online dove il costo complessivo non pesa allo stesso modo, mentre quello per i servizi offerti alla clientela sarebbe quasi certamente a rischio di trasformarsi in un investimento con poche possibilità di un ritorno tale da giustificarne la messa a terra.

Ma, a prescindere dalle mie riflessioni precedenti e considerazioni che seguono, la reale situazione, senza pessimismo dettato se non da fattori che tutti possono giudicare senza influenze esterne ulteriori, mi pare che il panorama attuale non offra di meglio.

La casa da gioco, come servizio integrativo del settore turistico, può essere un’idea da sostenere a mente il massiccio tentativo del 1992 che poneva all’estensione numerica delle case da gioco un limite non tanto per Regione quanto come un di più, appunto dedicato all’ampliamento di una motivazione d quale complemento per le località turisticamente note ed apprezzate, particolarmente dai flussi turistici con discrete possibilità di spesa.

Infatti, a ben ricordare, le località dovevano avere determinati e precisi requisiti, non potevano corrispondere a grandi centri urbani o a capoluoghi di provincia, godere della presenza sul proprio territorio di una fiorente attività alberghiera e una location adatta alla installazione di una casa da gioco di proprietà pubblica corredata di tutti i servizi accessori ad iniziare dai parcheggi.

Non desidero rammentare altre particolarità facilmente reperibili stante la documentazione di progetti e disegni di legge presentati allora e forse anche dopo. Neppure mi faccio trasportare dalle altre indicazioni che erano citate come il trattamento fiscale dei proventi, il trattamento dei dipendenti ed altro; tengo però a precisare a grandi linee l’impatto che una iniziativa mirata potrebbe avere sullo sviluppo dell’industria del turismo e sulla occupazione diretta ed indiretta che l’indotto potrebbe procurare; mi chiedo però, quando?

Non è né obbligatorio né sempre consigliabile fare riferimento, nel caso di disaccordo con l’idea che mi permetto di mettere a terra, pensare alla necessità di spazi enormi e di molti altri servizi a disposizione. Il luogo ove potrebbe nascere una casa da gioco molto facilmente dispone già di tutto o quasi l’occorrente, manca probabilmente una parte del personale ma non è nulla di irrimediabile. Non è il momento di parlarne se non per l’aspetto puramente economico e relativamente alla temporalità dell’occupazione in quanto alcuni casinò potrebbero nascere stagionali; la domanda precedente è ancora attuale!

Ritorno al fattore occupazionale sotto l’aspetto del costo del lavoro. Per quanto al personale addetto alla ristorazione e alberghiero il provvedimento legislativo sulle mance di specie, con l’introduzione dell’aliquota al 5 percento con limitazione all’imponibile, potrebbe aver semplificato la questione non appena si presenterà. Per il personale addetto al gioco, invece, stante la diversa origine, ovvero non quale compenso ma come liberalità d’uso e, ancor più per la disposizione di cui alla Legge Europea del 2015 che indica la vincita al casinò autorizzato non tassabile, stante la mancia essere una parte della vincita, un identico trattamento potrebbe essere adottato non tanto per l’aspetto eminentemente fiscale del lavoratore ma, e non potrebbe omettersi, collegabile al dovere di garantire l’economicità della gestione.

Questo per vari motivi senza richiamare, per il momento, le sentenze relative alla mancia al croupier nelle case da gioco e ne esistono molte, consentirebbe il ricorso alla pensione integrativa mentre la tassazione al 5 percento obbligherebbe il gestore alla certificazione delle mance anche per evitare possibili complicazioni.

Mi scuso per l’implementazione con una problematica certamente futura nella visione prospettata ma anche attuale se la gestione di una casa da gioco dovesse trasformarsi in un qualcosa di diverso da ciò che il legislatore aveva pensato e creduto possibile,

L’incremento numerico alla francese mi vede assolutamente contrario per le difficoltà oggettive che quanto precede dovrebbe aver evidenziato; non vorrei vedere una “lotta tra poveri” perché mi pare chiaro ed evidente che per un progetto allo scopo di avere una casa da gioco sul proprio territorio comporta un impegno economico non trascurabile e non alla portata di tutti gli enti pubblici, questo senza far cenno alle ulteriori difficoltà quali i servizi e quanto indispensabile. Per poi averne quale beneficio?

Invece, a mio parere, un limitato incremento potrebbe avere una ragione a mente l’interesse generale. Ma, al momento, potremmo concentrarci sul come, quando e quanto la possibilità che una casa da gioco può portare in più di utile alla pubblica amministrazione.

Sia che si tratti di minori esborsi per lo Stato e l’ente proprietario o maggiori entrate per quest’ultimo. Ma il momento economico è favorevole? C’è chi non lo prevede; le prudenti previsioni Cda  del Casinò Sanremo, per quanto all’esercizio in corso,  sembrano proprio indirizzate in quella direzione.