L’analista di gaming Mauro Natta esamina in dettaglio il funzionamento del gioco del black jack, cercando di evidenziare gli aspetti in grado di accendere gli animi.
di Mauro Natta
Non desidero minimamente passare per esperto in quanto tale non mi ritengo se non un pochino visti i miei trascorsi lavorativi ma, colgo l’occasione di una specifica interrogazione in sede del prossimo Consiglio regionale della Valle d’Aosta per scrivere del black jack senza approfondire l’argomento oltre il cercare di renderlo comprensibile a tutti i lettori.
Il giocatore vince se il suo punto superiore a quello dell’impiegato. Con punto uguale si verifica il pareggio. Le puntate vincenti vengono pagate alla pari a meno che non si tratti di un punteggio di 21 realizzato con un asso e un dieci, ragion per cui realizza il cosiddetto black jack.
In questo caso il pagamento corrisponde al doppio della puntata sempre che lo stesso punteggio non venga realizzato dall’impiegato (con le prime due carte), si realizza, nel caso in esame, il pareggio.
Il black jack si paga 3 a 2 (una volta e mezzo).
C’è una regola: l’impiegato se il suo punteggio è 17 o maggiore si deve fermare. Il giocatore seduto ad uno dei sette posti non è sottoposto a regole. In altre parole non è come allo chemin de fer perché in questo ultimo gioco la regola esiste solo ed esclusivamente se il giocatore annuncia che gioca alla regola o se nella punta vi sono interessi di terzi giocatori ovvero se il battitore del banco non è il solo a rischiare.
Venendo alla “rissa”, non sono in grado di scriverne; non c’ero e non sono colui che scrive ciò che gli viene riferito o per sentito dire, mi limito a descrivere ciò che normalmente può succedere: un’accesa discussione per il fatto che il giocatore, anche con un punteggio che avrebbe consigliato di restare, ha chiesto carta o viceversa.
Non conosco quale sia stata la causa di una discussione che non ho mai visto finire con i due implicati venuti alle mani; il giocatore lamenta il fatto che con il suo comportamento ha fatto sballare il successivo e, se era l’ultimo, avrebbe potuto raggiungere lo stesso risultato con il punteggio dell’impiegato.
Mi permetto una osservazione da “esterno”: il gioco attrae il curioso come il professionista (senza rammentare il film l’uomo della pioggia) e il secondo ha, a volte, la pretesa che anche l’altro lo sia o, se non altro, un pochino.
Certamente devo ammettere che la presente illustrazione del black jack è al limite della semplicità ma, contemporaneamente, atta a comprendere una eventuale rissa.
Chi prende posto al tavolo dovrebbe e, molto probabilmente accade, conoscere che la richiesta se intende stare o tirare viene rivolta a chi occupa il posto e, purtroppo, corre il rischio di sopportarne la conseguenza.
Un rimedio potrebbe consistere nell’osservazione della condotta di gioco dei presenti prima di iniziare la partita da occupante di casella e non da scommettitore a lato perché così operando si incrementano i motivi di discussione.
È pur vero che spesso eventuali errori (o presunti tali a livello statistico) nel tiraggio delle carte invece di far perdere il tavolo riescono a raddrizzare una mano che diversamente si sarebbe conclusa a favore del banco.
In ogni caso un ispettore di sala attento dovrebbe avvicinarsi ai tavoli più “chiassosi” ed intervenire prima che la situazione degeneri spiegando che ogni titolare della casella ha il pieno diritto di scegliere se prendere carta no meno e chi non è d’accordo può accomodarsi a un altro tavolo.
Foto di Dusan Kipic su Unsplash







