Stefano Sbordoni: ‘Affiliazioni e comunicazione? Il problema è il Dignità, serve un atto di indirizzo politico che chiarisca’

Nella sessione di Closing Takeaways and next steps dal tema “Oltre le affiliazioni: conformità, fiducia e sostenibilità: il futuro della comunicazione del gaming in Italia”, è intervenuto Stefano Sbordoni, founder di Sbordoni&Partners.

 

Roma – Nell’area Affiliates Connect a Italian Gaming Expo di Roma si è tenuta una sessione di Closing Takeaways and next steps dal tema “Oltre le affiliazioni: conformità, fiducia e sostenibilità: il futuro della comunicazione del gaming in Italia”.

Con Mario Chamorro di Mdf Partners a moderare è intervenuto Stefano Sbordoni, founder di Sbordoni&Partners, studio legale con esperienza ventennale nel gaming.

Il problema secondo Sbordoni “nasce da un divieto totale voluto del decreto Dignità prima del Covid-19 che è sempre stato ingestibile. Sono nati dei rivoli dove l’acqua che non poteva scorrere è riuscita a scorrere come i siti di infotainment ad esempio, che hanno sostituito in parte la possibilità di fare branding e la pubblicità per i concessionari. Il dibattito sull’atto di indirizzo di Agcom sul gioco responsabile è un’altra cosa. Anche qui l’assolutezza del divieto ci porta a dibattere di cose che non hanno senso. Il regolatore non ha espresso bene il divieto totale anche se Agcom con le linee guida del 2019 è riuscito a gestirlo in maniera perfetta al meglio delle sue possibilità. Se un autorità entra nel merito difficilmente riesce ad agire in maniera efficace. Decliniamo il decreto Dignità prima di affrontare altri temi, perché il regolatore non l’ha fatto”.

Stefano Sbordoni ha trattato il tema in maniera verticale: “La verticale del Dignità sarebbe dovuta essere la salute ma sono mancati gl approcci corretti sulla fiscalità e sull’illegalità. L’operatore può comunicare la legalità del gioco ma perché deve farlo se le regole già le rispetta? Ecco perché dico che dobbiamo adattarci ad un decreto incompleto e che andrebbe disciplinato meglio magari con un atto di indirizzo che può arrivare dalla politica”.

Il legale romano ha poi stimolato Agcom e Iap: “Senza decreto dignità come vi sareste comportati?”. Davide Gallino (Agcom) ha risposto così: “Avremmo semplicemente applicato il decreto Balduzzi che era in vigore prima e che era molto più vicino al gioco offline. Se c è un offerta online questo sistema ora ha poco senso. Serve un’azione importante e comune. Social e digital sono due mondi innovativi e dinamici e le regole dovrebbero essere allo stesso tempo mutabili e dinamiche”.

Vincenzo Guggino, segretario generale Iap, ha risposto: “Forse siamo nostalgici di una legge come la Balduzzi che aveva alcuni articoli decisamente all’avanguardia e innovativi. In generale il total ban non ha davvero senso, serve semmai un perimetro che, seppur ristretto, sia definito e chiaro per gli operatori ma che non vieti tutto come le norme attuali”.

Soddisfatto della risposta Sbordoni ha chiosato: “In realtà ci sarebbe già tutto, basterebbe studiare e approfondire ma forse è faticoso per qualcuno? Ecco perché auspichiamo un atto di indirizzo della politica che determini definitivamente i perimetri normativi della comunicazione”.