Uno dei convenuti in arbitrato dal Casinò Campione, Giorgio Colato, evidenzia la correttezza del suo operato e anticipa querele e azioni risarcitorie.
L’estinzione dell’arbitrato avviato dal Casinò Campione d’Italia nei confronti di 17 ex amministratori, cui chiedeva un risarcimento di circa 80 milioni di euro complessivi, non chiude di certo la vicenda. E non c’è solo la valutazione sulla possibilità di adire al tribunale delle imprese, ma anche le nette prese di posizione dei convenuti.
A prendere la parola è Giorgio Colato: “La chiamata in arbitrato del sottoscritto in una vertenza che lo vede, oltretutto, attore nell’impianto accusatorio predisposto dai legali della società Casinò SpaA, per fatti anche ampiamente prescritti (il mio mandato in cda, per conto della Camera di Commercio di Lecco è cessato il 31 dicembre 2014), mi ha lasciato basito perplesso ed inc***, ritenendolo quantomeno un complotto contro la mia persona da chi vuole minare la mia attività territoriale, regionale, nazionale ed internazionale, coinvolgermi in una situazione debitoria che non mi compete”, scrive in una nota.
Colato ricorda che “nel 2014 le quote dell’Ente che rappresentavo in Cda del Casinò, come pure quelle degli altri soci venivano acquistate al valore nominale dal Comune di Campione d’Italia. Se il mio operato e dei miei colleghi in cda avesse creato elementi di dissesto alla società Casinò spa, le quote non sarebbero state acquistate dal Comune di Campione d’Italia”
A fronte di “una lunga e specchiata carriera professionale ed associativa mi sono visto coinvolto, dopo oltre 10 anni, in un costoso arbitrato non pertinente per un’azione di responsabilità, in quanto lo statuto prevede il ricorso a questo strumento solo per controversie inerenti lo statuto.
Sottoposto alla gogna mediatica su giornali e televisioni a livello locale, nazionale ed internazionale creandomi grosse difficoltà di salute, a livello famigliare, professionali soprattutto nel gestire i rapporti con i Ministeri, con le Regioni, con i fornitori, con i clienti e soci delle Società ed Organismi tuttora che presiedo”.
Secondo Colato “non ha alcuna spiegazione logica e valida, instaurare questa azione presso la Camera Arbitrale di Milano coinvolgendo 17 stimati professionisti tra cui avvocati, commercialisti, assicuratori, sindaci, consiglieri comunali e persino un sottosegretario della Regione Lombardia, tutte persone che non sono state mai chiamate in azioni giudiziarie, come avvenuto per altri amministratori del Casinò. Persone che reiteratamente il sindaco del Comune di Campione, in assemblea pubblica ha diffamato gratuitamente e per questo sono in itinere querele inevitabili oltre alla richiesta danni per lite temeraria, diffamazione, danno morale e biologico, e quant’altro i legali dei convenuti, stanno valutando, con il recupero delle spese legali, s’intende.
Una chiamata ad un’azione di giustizia privata che si spiegherebbe solo con un secondo fine, azione di giustizia privata che anche il Sindaco di Campione riteneva prescritta. Ciò nonostante ha più volte autorizzato la società del Casinò ad instaurate l’arbitrato, pur con la foglia di fico di ‘verificare la prescrizione’”.
Ora, con l’abbandono “il Casinò dovrà pagare ingenti e ora inutili spese, tutte risorse che sicuramente verranno a mancare al socio unico, il Comune di Campione, di questo, la Corte dei Conti sicuramente ne dovrà tenere conto.
Anziché abbandonare ora la lite in Arbitrato come deliberato nel consiglio del 7 aprile scorso, tanto valeva che venisse votato la mozione dei consiglieri di minoranza Verda/Marchesini dell’ottobre 25, anche alla luce degli interventi Toini e Aureli, questo avrebbe sicuramente comportato il contenimento sicuro delle spese.
Comunque i casi sono due, o il Consiglio Comunale ha sbagliato in ottobre 25 o ha sbagliato nel marzo 26. Certamente questo modo si operare del Comune di Campione e della società del Casino, dovrebbe attirare l’attenzione degli Organi di controllo e aprire gli occhi alla popolazione di Campione nella scelta dei futuri amministratori di Campione d’Italia, viste le imminenti elezioni di maggio prossimo venturo”.
Quanto poi la ventilata ipotesi di proseguire nella richiesta presso il Tribunale delle imprese di Milano, “mi sembra solo una maniera per salvare la faccia, peccato che comportamenti simili siano a danno dei contribuenti. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum (Sbagliare è umano, ma perseverare nell’errore è diabolico)”, è la citazione finale di Colato.






