Rilancio casinò, tra immagine e incassi

L’analista Mauro Natta punta l’attenzione sull’opportunità che il Casinò Campione ponga in essere iniziative per rilanciare gli incassi e cercare di raggiungere gli obiettivi previsti dal piano concordatario, anche se ambizioso.

 

di Mauro Natta

Mi pare doveroso riconoscere che la convocazione del nuovo presidente del Casinò di Campione d’Italia Roberto Guarini, orientata alla condivisione con tutto il personale e con il sindaco Roberto Canesi della sua visione per il futuro della struttura mi ha colto, non lo nego, di sorpresa.

La mia curiosità di conoscerne i contenuti, stante che il tempo trascorso dalla sua nomina e la convocazione in parola, a mio avviso, non mi pareva sufficiente per elaborare un piano d’azione e tanto meno per tracciare delle linee guida per le sfide che attendono l’azienda per il prossimo futuro, era tanta.

Dopo aver preso visione di alcuni estratti dell’intervento ho immediatamente realizzato che l’argomento, diversamente dalle mie aspettative, non era incentrato sulla produzione ma si limitava quasi esclusivamente al classico richiamo alla compattezza e alla coesione della forza lavoro che opera nell’azienda con un pur vago richiamo ai cosiddetti assenteisti.

Il tutto non è una novità, tuttavia come diceva qualcuno “di buone intenzioni è lastricato l’inferno”. Benché sia perfettamente comprensibile un sano entusiasmo iniziale mi pare chiaro che non bisognerebbe fermarsi all’individuazione dei buoni propositi, ma occorre poi portarli a compimento.

Prefissarsi diversi obiettivi è, senza dubbio, un atteggiamento tipico dell’essere umano ma per il loro raggiungimento si impone necessariamente la scelta delle azioni da mettere in campo e in quali tempi.

Tra le priorità spiccano un piano di investimenti dedicati alla ristrutturazione dei locali e una generica, così mi è sembrata, raccomandazione mirata alla conservazione della attuale clientela.

Nessun cenno in merito a iniziative orientate all’acquisizione di nuova clientela di qualità nell’intento di migliorare le quote di mercato del Casinò di Campione che, ad oggi, non appaiono tra le migliori.

Se vogliamo possiamo notare soltanto un ritorno all’ attivazione dei tornei di poker. In tutta sincerità non mi pare un’operazione sufficiente a ribaltare le sorti di una azienda, tant’è che nel casinò italiano maggiormente performante non si sente più parlare di tale opportunità e, a ben vedere, da parecchio tempo.

Andando ai numeri mi pare venga messa in secondo piano il risultato della gestione 2025 che, pur se superiore a quella del 2024, risulta lontanissimo dal target previsto dal piano concordatario.

Pensando al prossimo futuro in cui se tutto va bene e lo spero sinceramente, l’azienda uscirà dalla procedura concordataria, avendo rimborsato integralmente tutti i debiti, con quasi un anno di anticipo sulle previsioni del Piano, rimane da raggiungere il traguardo per il 2026 che con un incasso di 75 milioni che corre il rischio di rimanere un miraggio.

In realtà mi pareva che il Piano in origine fosse un po’ troppo ambizioso che avrebbe potuto essere affrontato con una gestione davvero intraprendente o, volendo, abbastanza se non molto aggressiva sul mercato.

Sin dalle prime battute, invece, ho visto o mi è sembrato di notare che le scelte non rientravano in un nuovo stile manageriale ma, al contrario, nello stile conservativo e a mio parere tipico dell’apparato burocratico.

Ma è passando alle riflessioni politiche che mi pare di poter avvertire le stonature più eclatanti.

Infatti tale vicenda si consuma in un momento in cui il presidente si è insediato da poco più di due mesi e ha un mandato di brevissima durata mentre l’attuale sindaco rimarrà in carica solo fino a maggio, rinunciando a ricandidarsi.

Inoltre non mi pare che le personalità che si propongono per la futura guida dell’exclave abbiano una visione compatibile con quella della amministrazione uscente.

In conclusione, a parere dello scrivente, sarebbe meglio concentrarsi meno su questioni che riguardano aspetti legati all’immagine e molto di più su questioni pratiche. Magari impiegando il poco tempo a disposizione per provare ad avvicinarsi, per quanto possa essere complicato a quegli 80 milioni previsti dal Piano per il 2027, utilizzando un approccio tendente a smarcarsi decisamente da quelli che sono i limiti della politica.

Come ho sempre sostenuto, e continuo a sostenere, chi si prende la responsabilità di gestire un casinò dovrebbe avere un atteggiamento spiccatamente competitivo nei confronti del mercato anche a costo di assumersi qualche rischio e non dedicandosi alla pura e semplice amministrazione corrente, che consiste prevalentemente nel disbrigo delle pratiche quotidiane, tipica dei dirigenti provenienti dalla pubblica amministrazione.

Spero che la parte maggiormente interessata alla produzione, abbia inteso e apprezzato il senso delle mie considerazioni che vanno ben oltre un eventuale interesse di alcuni in merito all’intrigante incentivo di fine anno promesso da parte aziendale.

Per chiudere con una battuta scherzosa mi veniva voglia di dire, e lo scrivo, che il miglior candidato per la poltrona di sindaco a Campione d’Italia potrebbe essere proprio un “tecnico di gioco”, non uno qualsiasi bensì uno veramente bravo, talmente bravo da lasciarsi alle spalle il torpore ereditato per precipitarsi in un vero rilancio della casa da gioco con cognizione di causa e nell’interesse collettivo.