L’analista di gaming Mauro Natta torna sul tema della prevenzione del riciclaggio nei casinò italiani, anche alla luce della recente discussione in Consiglio Valle.
di Mauro Natta
In occasione della seduta del Consiglio regionale della Valle d’Aosta del 29 gennaio ho avuto modo di seguire in streaming lo svolgersi dell’interpellanza relativa al Casinò di Saint Vincent, la n. 21 all’ordine del giorno.
Il consigliere regionale Fulvio Centoz poneva una questione semplice e così riassumibile: “Visti i fatti, come e quando si pensa di intervenire per rafforzare i sistemi di controllo?
Non vi può essere dubbio alcuno che tale domanda, credo per chiunque, appaia più che legittima.
Il presidente della Giunta Renzo Testolin rispondeva elencando un lungo estratto di quelle che sono le normative antiriciclaggio e gli atti che la gestione aveva compiuto allo scopo di ottemperare a tali disposizioni; in realtà tutte informazioni o di dominio pubblico o facilmente reperibili andando a leggere i contenuti del sito aziendale nella sezione “società trasparente”, nulla di più.
L’unico particolare degno di nota, anche se rientrante nel copione standard, è rappresentato dalla sottolineatura che mi pare intenda o voglia intendere in capo alla gestione tutte le responsabilità del caso.
Questa risposta prevedibile dopo la seconda volta che il presidente interviene in argomento mi pare rappresenti un classico che, indipendentemente dalle domande per quanto dettagliate e articolate esse siano, consente di sfilarsi, a mio parere, almeno a livello politico da tutta una serie di potenziali responsabilità in ordine ad atti o fatti, sembra non proprio leciti, eventualmente accaduti in una società partecipata quale è la Casa da gioco.
Probabilmente le domande dell’interpellanza avrebbero potuto essere più circostanziate e specifiche, tuttavia una scelta di questo tipo avrebbe aggiunto ulteriori impicci e avrebbe alimentato il sospetto che una parte della politica potesse cercare di sovrapporsi al lavoro di altri soggetti ben più titolati.
Quindi tutto nella norma sul piano formale, ma per chi come me non è tenuto ad essere politicamente corretto e non ha interessi personali nell’intera vicenda, alcune riflessioni sono d’obbligo.
È un dato di fatto che le case da gioco italiane non si affidino completamente alla normativa e ai dispositivi amministrativi che ogni gestione pone in essere al fine di evitare il pericolo di eventuali illeciti di qualsiasi natura, tant’è che tutti i titolari di una concessione per il gioco d’azzardo (escluso Campione d’Italia per quanto a mia conoscenza) ben si sono preoccupati di istituire un “servizio ispettivo di controllo” assolutamente autonomo e indipendente dalla società di gestione (sia essa pubblica o privata) che vigila, affinché siano tutelati gli interessi, non solo economici ma anche di immagine, dell’Ente concedente (si veda il disciplinare dedicato).
Sarebbe, forse, il caso di verificare se tutti questi presidi, interni ed esterni, dispongano effettivamente degli strumenti, dei mezzi e delle competenze per portare avanti i propri compiti che, assolutamente, non sono di poco momento.
Più che i tanti corsi di formazione obbligatori in materia di riciclaggio, peraltro previsti per legge, sembra proprio che al personale interno, a tutti i livelli, sarebbe più funzionale esibire qualche “buon esempio”, al fine di correggere taluni aspetti delicati relativi al comportamento organizzativo.
Impossibile tuttavia non notare, da qualsiasi presupposto si parta, che la conclusione pare essere, purtroppo, sempre la stessa: l’azione normativa/amministrativa deve essere integrata da quella operativa.
L’impressione che si ricava, allo stato delle cose, è quella che tutti i presidi, interni ed esterni, si trovino ad operare a compartimenti stagni, senza la necessaria interazione e condivisione di obiettivi strategici comuni, in poche parole si ha l’impressione che manchi un sano coordinamento dell’insieme.
La soluzione non è certamente semplice a mio avviso, infatti presuppone l’individuazione di figure in possesso di sufficienti competenze trasversali che abbiano ben chiaro l’obiettivo del loro mandato, magari già venute a contatto diretto o indiretto nel loro percorso di carriera con problematiche riconducibili a quelle in discorso e non solo, infatti ne esistono ancora.
A titolo di esempio potenziali minacce potrebbero derivare da un controllo troppo blando sulla regolarità del gioco ai tavoli, da una imprecisa valutazione e classificazione della clientela Vip oppure da una sovrastima dei volumi di gioco riconosciuti a quei giocatori presentati da porteur, e solo per citarne alcune.
Forte di questa convinzione mi sono più volte sentito di raccomandare un modello gestionale diverso da quello in essere, dove, nell’impossibilità di ritrovare in un figura unica sia una eccellenza amministrativa che tecnica in quanto i percorsi professionali non sono certo compatibili, si suggeriva di ripartire/plasmare le responsabilità di gestione su più figure (direttore generale, direttore amministrativo, direttore giochi) al fine di garantire un monitoraggio più completo dell’azienda, preferibilmente di concerto con il servizio di controllo regionale consentendo una più facile individuazione delle incombenze di ognuno.
Anche se sono il primo a riconoscere che detta soluzione ha un solo punto debole ben preciso rappresentato dal fatto che, come palesemente emerso a Sanremo in occasione della recente selezione, la figura del direttore giochi pare risultare pressoché irreperibile sul mercato, rimango della convinzione, come già espresso in altre occasioni, che la selezione in parola sia stata male impostata e gestita peggio, risultando alla fine non proprio appetibile per quei pochi professionisti del settore ancora in circolazione.
Un modello di questo tipo, ciononostante, potrebbe risolvere molte delle criticità esistenti in una casa da gioco che, senza voler fare l’uccello del malaugurio, potenzialmente non riguardano, come ribadisco ancora, solamente il caso specifico in esame.
Non mi piace fare l’avvocato del diavolo però, a mio modesto parere, ad una prima vista dell’organigramma aziendale non sembra una buona idea quella di avere sottoposto la “cassa assegni” alla supervisione delle cosiddette “operazioni sale da gioco”, soprattutto senza specificare se il responsabile di quest’ultimo comparto ricopra anche le mansioni proprie della direzione giochi, ovviamente intesa nel senso classico del termine così come descritto in una mia precedente occasione, che prevede nella interpretazione tradizionale e specificatamente al punto intitolato “Conformità e Legalità” l’attribuzione delle seguenti incombenze a proprio carico: “Assicura il rispetto delle rigide normative vigenti, comprese le misure anti-corruzione e antiriciclaggio”.
Concludo osservando che l’attuale clima di incertezza rischia di compromettere, oltre l’immagine, anche il mantenimento degli attuali livelli produttivi, motivo per cui alla parte politica converrebbe forse prendere in considerazione alcuni interventi mirati, finalizzati a riportare la gestione su un livello di maggiore credibilità forse solo agli occhi degli “utenti”, senza subordinare i risultati economici ai tempi, presumibilmente piuttosto lunghi, necessari agli inquirenti per formulare eventuali ipotesi di reato.
In quest’ultimo caso spero proprio di non dover rileggere per l’ennesima volta la purtroppo solita manfrina delle “mele marce”, ultima parte del copione per mezzo del quale il tutto si risolve grazie alla loro eliminazione, senza minimamente affrontare la possibilità di utilizzare tutti quei “trattamenti” disponibili sul mercato affinché le mele non possano marcire.
Sarebbe logico aspettarsi, inoltre come spesso avviene, che le contestazioni passino via via dal livello più alto a quello più basso, sacrificando alla fine, come si suole dire, le ultime o penultime “ruote del carro”.
Come citato in sede di Consiglio regionale e in modo assai elegante, sembra proprio il caso, per chi si trova a bordo, di allacciare quanto prima le “cinture di sicurezza”, anche e soprattutto se non ci si trova alla guida del mezzo in questione.
Foto di Leslie Lopez Holder su Unsplash







