Dal Nevada una nuova ricerca su gioco d’azzardo problematico e tempo libero: dall’analisi delle studiose emerge un diverso approccio al ‘leisure’ tra uomini e donne, tutto da approfondire.
di Marta Soligo
L’espressione inglese “leisure time” viene generalmente tradotta come “tempo libero”, spesso contrapposto a qualsiasi attività considerata necessaria, come il lavoro o le faccende domestiche. Un’analisi dettagliata, però, rivela sfaccettature più profonde. Prendiamo il caso del gioco d’azzardo: molti lo considerano uno svago, definendolo leisure, ma cosa succede quando si tratta di comportamenti a rischio che rendono difficile il controllo del proprio tempo libero?
È questo che io e Andrea Dassopoulos, della University of Nevada, Las Vegas, ci siamo chieste per uno studio recentemente pubblicato sulla rivista accademica “Leisure Studies”. La ricerca, finanziata dalla Nevada Division of Public and Behavioral Health in collaborazione con Unlv International Gaming Institute, ha prestato particolare attenzione ai ruoli di genere e tempo libero nel gioco problematico.
Abbiamo condotto quaranta interviste con persone che avevano completato un programma professionale di trattamento per il gioco d’azzardo patologico almeno un anno prima della data dell’intervista e che definivano il proprio percorso di recupero come riuscito. Il nostro campione comprendeva venti donne e venti uomini nati tra il 1946 e il 1988.
Ci siamo focalizzate sulla nozione di capitale di recupero (Recovery Capital, Rc), concetto introdotto per la prima volta da Robert Granfield e William Cloud nel 1999 per descrivere le risorse personali, sociali e istituzionali che le persone utilizzano nel percorso di recupero dalle dipendenze da droghe e alcol. In particolare, abbiamo tenuto in considerazione il lavoro dell’esperta Belle Gavriel-Fried, che evidenzia significative sovrapposizioni tra il capitale di recupero nelle dipendenze da sostanze e quello nelle dipendenze da gioco d’azzardo, nonché importanti differenze di genere.
Il primo risultato emerso è che la maggior parte degli intervistati ha spiegato che il proprio percorso di recupero è stato caratterizzato da una crescente disponibilità di tempo libero, in precedenza dedicato ad attività legate al gioco d’azzardo. Non giocavano per mettere alla prova la fortuna, bensì per evadere dalle condizioni stressanti della vita privata. Quindi, nel percorso di recupero, il ruolo del tempo libero non consisteva semplicemente nel sostituire il gioco d’azzardo con altri hobby, ma nel riconfigurare il modo in cui venivano organizzati il tempo, le relazioni e gli obiettivi personali. In particolare, gli intervistati di sesso maschile hanno spiegato di aver compreso di voler utilizzare il tempo prima dedicato al gioco per trascorrere del tempo con la famiglia.
Nel secondo risultato abbiamo descritto i modi in cui gli intervistati costruivano il proprio tempo libero attraverso la responsabilità personale e la cura di sé. Alcuni partecipanti hanno sottolineato l’importanza di gestire in modo olistico comportamenti non direttamente collegati al gioco d’azzardo, ma comunque parte della loro dipendenza, come il consumo di alcol. Inoltre, una delle principali problematiche emerse è che in Nevada (dove risiedevano i partecipanti), molti luoghi dedicati al tempo libero—come piscine, teatri e spa—si trovavano all’interno di resort con casinò. Abbiamo osservato un tema ricorrente tra le donne intervistate, che sviluppavano strategie per affrontare questo aspetto, evitando deliberatamente le aree dedicate al gioco d’azzardo.
Il terzo risultato era incentrato sul capitale sociale e di comunità: la maggior parte delle donne intervistate ha sottolineato l’importanza delle amicizie. In particolare, le relazioni costruite durante il percorso di trattamento formale o nel corso di attività di supporto basate sulla comunità (come gli incontri di Gambler Anonymous) si sono trasformate in amicizie che continuano ancora oggi.
Le implicazioni di questi risultati sono molteplici, a partire dalla necessità che l’implementazione di programmi terapeutici basati sul tempo libero tenga conto delle barriere strutturali e geografiche, soprattutto in uno stato come il Nevada, dove l’accesso ad attività ricreative non legate al gioco d’azzardo è spesso limitato. In molte comunità rurali, i casinò possono rappresentare una delle poche opportunità sociali o ricreative disponibili, diventando così un ambiente normalizzato e rischioso per le persone in fase di recupero. Queste condizioni rappresentano un ostacolo per gli individui che cercano di ricostruire routine sane. Senza attività mirate, gli interventi basati sul tempo libero rischiano di essere inaccessibili proprio a chi potrebbe trarne il maggior beneficio. Affrontare questi problemi richiede sostegno politico, investimenti nelle risorse comunitarie e collaborazioni in grado di ampliare l’accesso ad attività ricreative significative e favorevoli al recupero sia nelle aree urbane sia in quelle rurali.
I nostri risultati evidenziano una questione chiave: le differenze di genere nel gioco meritano ulteriori approfondimenti, poiché potrebbero riflettere norme sociali più ampie che influenzano il modo in cui uomini e donne interpretano e riferiscono i propri problemi legati al gioco. In particolare, lo stigma associato alla trascuratezza dei ruoli di responsabilità, in particolare quelli familiari, potrebbe scoraggiare le donne dal riconoscere pubblicamente il proprio problema. Di conseguenza, il fatto che il tempo trascorso con la famiglia sia stato menzionato più spesso dagli uomini che dalle donne potrebbe riflettere aspettative sociali che associano l’identità femminile ai ruoli di cura, come quelli di madre e di moglie. Le donne che hanno trascurato la famiglia durante il periodo di gioco potrebbero aver trovato più difficile ammetterlo, sia per paura dello stigma sia per un senso di perdita identitaria. Dall’altro lato, in contesti sociali in cui la mascolinità è associata alla forza e all’autocontrollo, gli uomini tendono a evitare di descrivere comportamenti passati che rivelano vulnerabilità o debolezza.
L’articolo accademico si conclude con un suggerimento per studi futuri, che dovrebbero adottare una prospettiva intersezionale, incorporando ulteriori componenti, quali la classe sociale e l’etnia. Questo consentirebbe di offrire una panoramica più completa delle esperienze di tempo libero nel percorso di recupero dalla dipendenza dal gioco d’azzardo.
In conclusione, il tempo libero rappresenta una componente centrale del recupero. In uno Stato come il Nevada, dove il gioco d’azzardo è ampiamente diffuso e l’accesso ad alternative ricreative può essere limitato, sostenere il recupero significa ampliare le opportunità di svago non legate al gioco.
Link all’articolo scientifico: https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/01490400.2026.2649566
L’AUTRICE – Marta Soligo è una sociologa ed è docente presso il William F. Harrah College of Hospitality della University of Nevada, Las Vegas. Le sue ricerche riguardano le intersezioni tra turismo, giustizia sociale e studi sulla comunità. Da più di dieci anni, inoltre, i suoi interessi si focalizzano sui gambling studies, analizzando temi quali il gioco responsabile, il capitale di recupero nel gioco problematico e il ruolo dell’IA nel gioco. Dal 2024 è giudice per gli Italian Gaming Awards.
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