L’analista di gaming Mauro Natta esamina il ruolo e gli obiettivi del direttore giochi e di quello amministrativo nei casinò.
di Mauro Natta
È più agevole attrarre o mantenere le presenze dal punto di vista del mantenimento della qualità e/o della quantità in una casa da gioco?
È questo l’interrogativo che ogni gestore si trova da risolvere ogni volta si presenti la necessità di affrontare il problema di predisporre, nei limiti del possibile stante la particolarità del settore produttivo in parola, un piano di investimento.
Una sola esigenza nella quale si completano le doti di un management all’altezza della situazione il lato tecnico e quello amministrativo: il direttore giochi e il direttore amministrativo che possono adeguatamente miscelare la domanda con l’impegno finanziario per rispondere al costo che l’offerta espone.
Le ricerche da predisporre non sono semplici e soltanto l’esperienza del direttore giochi, potendo usufruire di una infinità di elementi scientemente raccolti giornalmente che forniscono quelli comparativi del mercato domestico e, se possibile, nazionale aggiornato, può trovare la soluzione da proporre al Cda.
La redditività lorda di ogni gioco non è un tabù per il direttore giochi il quale potrà produrre un elenco dei costi che il direttore amministrativo dovrà valutare. Il solito dilemma: una attenta e credibile valutazione del ritorno degli investimenti che il consiglio di amministrazione approva o ne chiede modifiche, se possibili a mente la disponibilità finanziaria della società di gestione.
C’è chi potrebbe pensare a una missione quasi impossibile, il lavoro e lo studio senza dubbio complesso spettante al direttore giochi che, sostenuto dall’esperienza e dalla professionalità acquisita, è certamente in grado di mettere a terra con le varianti nel caso si dovessero trattare soluzioni similari.
È più che certo: il compito del direttore giochi non è di poco conto per chiunque, nella posizione dirigenziale, si assume la responsabilità delle soluzioni che propone. Lo è altrettanto per la valutazione dei costi dell’investimento ma, per quanto riguarda i ricavi e il ritorno economico che ricade sotto la responsabilità del Direttore amministrativo. In definitiva dalla posizione di entrambi (contratto a tempo determinato) discende la congruità, a seguito di un accurato studio, delle proposte.
Ecco che in questi casi – e mi fa piacere che sia stata considerata la posizione appena descritta – non si dovrebbe più leggere “in quota a”. Rileva, e non possiamo omettere nel ragionamento, il beneficio per l’ente pubblico proprietario e concedente non solo per quanto alle entrate tributarie ma all’occupazione diretta e dell’indotto che potrebbe divenire meno realizzabile.
Condurre il discorso ad uno degli imprevisti possibili è conseguenza della soluzione di diversificare l’offerta di giochi che determina la verifica se le manualità del personale in servizio è in grado di far fronte alla specifica esigenza.
Ancora se l’incremento numerico dei tavoli comporta assunzioni o, ponendo mente alla differenza tra roulette francese tradizionale e fair roulette relativamente al personale occorrente, si è in grado di procedere rimandando temporaneamente il problema.
Ora nasce il discorso se convenga o meno premiare il personale addetto direttamente ai giochi sulla scorta delle conoscenze professionali da affrontare subito e senza trascurare la loro partecipazione alle mance. Non continuo per non accendere altre eventuali necessità.
A questo punto, e non sempre, possiamo considerarci a buon punto o a metà strada, ma non potremmo non riflettere delle più che probabili difficoltà a chiudere il discorso che, dall’inizio, ci occupa.
Ho tentato di evidenziare le difficoltà che possono insorgere senza l’intervento di soggetti – i due responsabili direttori giochi e amministrativo – a perfetta conoscenza del compito a loro affidato. Due qualità non dovrebbero difettare: l’esperienza e la professionalità.
Foto di Natalie Parham su Unsplash







