Il regolatore chiede controlli più solidi già in fase di registrazione: dati incompleti minano autoesclusione e antiriciclaggio.
La Gambling Commission britannica torna a richiamare gli operatori di gioco online al rispetto degli obblighi sulla verifica dell’identità dei clienti. In un intervento pubblicato sul blog dell’autorità, Helen Rhodes, Director of Major Policy Projects and Evaluation, e Sarah Webster, Senior Policy Officer, hanno invitato i concessionari a rivedere le procedure adottate al momento dell’apertura del conto, dopo che le attività di controllo e il progetto pilota sulle valutazioni del rischio finanziario avrebbero fatto emergere alcune criticità.
Il riferimento normativo è la Licence Condition 17, in vigore da anni, che impone agli operatori da remoto di ottenere e verificare le informazioni necessarie a stabilire l’identità di un cliente prima che questo sia autorizzato a giocare. I controlli devono garantire almeno una ragionevole certezza che nome, indirizzo e data di nascita appartengano alla stessa persona. Non si tratta quindi di un obbligo nuovo, ma di un richiamo a un’applicazione più rigorosa delle regole già esistenti. Per il regolatore una verifica efficace serve a impedire il gioco ai minorenni, individuare i clienti autoesclusi, sostenere l’antiriciclaggio, ridurre le frodi e limitare i contenziosi con gli utenti.
Come riportato dalla Gambling Commission, le criticità sarebbero emerse in particolare dal financial risk assessment pilot. Solo una piccola percentuale dei conti esaminati non risultava abbinabile ai dati delle agenzie di credito, ma approfondendo questi casi la Commissione avrebbe rilevato che in alcune situazioni le procedure di identificazione erano state condotte sulla base di informazioni incomplete o inesatte: la sola iniziale al posto del nome completo, un soprannome anziché il nome legale, un indirizzo commerciale al posto di quello di residenza, o ancora il secondo nome usato al posto del nome proprio. Discrepanze di questo tipo possono creare problemi anche nel confronto con banche dati come Gamstop, indebolendo di fatto i sistemi di autoesclusione.
Un capitolo a parte riguarda i sistemi automatici di verifica. Molti operatori si affidano a fornitori esterni, ma secondo la Commissione la robustezza dei controlli varia sensibilmente da caso a caso, e l’autorità mette in guardia in particolare dal ricorso eccessivo al cosiddetto «fuzzy matching», le procedure che considerano verificata una persona anche a fronte di una corrispondenza solo parziale dei dati.
La Commissione precisa che registrare clienti sulla base di informazioni incomplete o inaccurate non basta a rispettare la Licence Condition 17: gli operatori devono raccogliere dati completi e corretti fin dall’apertura del conto, con standard di verifica in grado di garantire l’identità reale della persona. Allo stesso tempo il regolatore chiarisce di non richiedere una Enhanced Due Diligence generalizzata per ogni nuovo cliente: l’obiettivo resta rendere le verifiche iniziali sufficientemente solide da identificare con certezza l’utente, evitando che eventuali problemi lasciati irrisolti in fase di registrazione emergano solo più avanti.
Il nodo dei prelievi resta tra i più delicati. Oltre un quarto delle segnalazioni ricevute dal Contact Centre della Gambling Commission riguarderebbe proprio questo tema, e le controversie sui prelievi figurano tra le più frequenti anche davanti agli organismi di Alternative Dispute Resolution. La Licence Condition 17 stabilisce che una richiesta di prelievo non possa comportare l’obbligo di fornire ulteriori informazioni come condizione per ottenere il denaro, quando l’operatore avrebbe potuto ragionevolmente richiederle in precedenza: un principio su cui la Commissione era già intervenuta nel 2024, ricordando la necessità di completare le verifiche prima che il cliente depositi e inizi a giocare, e non al momento dell’incasso delle vincite.







