L’analista di gaming Mauro Natta torna a sottolineare la necessità di una gestione del Casinò di Saint Vincent che sia basata anche su competenze tecniche specifiche in materia di gioco.
di Mauro Natta
Nuova governance, come noto, al Casinò di Saint Vincent: al posto dell’amministratore unico arriva il consiglio di amministrazione, con Roberto Franzè nel ruolo di presidente, Sara Bordet in quello di amministratore delegato e Corinne Margueret in quello di consigliera.
Però in merito alle competenze tecniche e legali di alto livello delle quali prendo atto, mi chiedo da ex dipendente in pensione, e mi pare lo possa fare, quali sono le competenze tecniche.
Quello che mi stupisce è la logica di spartizione e intesa politica che pare confortare la mia impressione, e cioè che le nomine rispecchino, così mi sembra, gli armonizzatori dei partiti di maggioranza.
Premetto che non intendo occuparmi di politica ma solo ed esclusivamente con quanto ritengo, bene inteso personalmente per chi scrive, possa tradursi “competenze tecniche”.
A mio avviso le competenze tecniche consistono nella profonda conoscenza del mondo delle case da gioco autorizzate dal 1927 in poi, nella specie in discorso nel 1946.
Ecco che mi rammento i miei precedenti articoli, il primo dove narravo il pericolo di assegnare la priorità all’appartenenza piuttosto che alla competenza; il secondo, ben più recente, quando mi preoccupo del fatto che con la nomina del consiglio di amministrazione sia stata risolta, per abbreviare e condensare il più possibile e altrettanto comprensibile, l’operatività del casinò.
Come sempre, non mi occupo dell’annesso complesso alberghiero, un ramo di attività, dove mi sento totalmente impreparato.
Non credo assolutamente di essere in errore affermando che la gestione di un casinò è una questione molto complicata anche se la persona incaricata ha specifiche competenze in campo giuridico e/o fiscale e contabile.
Non potrebbe che trovarsi all’inizio di un compito affatto semplice che, partendo dalla natura giuridica delle entrate a favore dell’Ente pubblico proprietario e concedente, impone, penso, una profonda conoscenza di quanto avviene in una casa da gioco.
È pur vero che le competenze legali di alto livello, che agevolmente si possono notare, sono un conforto e un supporto non indifferente ma, non sono ancora sufficienti.
Ecco come mi sono già permesso, e continuo su questa strada, di consigliare la presenza di un direttore giochi per quanto riguarda la produzione, la ricerca del mercato, il trend di domanda ed offerta, di instaurare una forma di comunicazione efficace col reparto giochi tale da consentire una gestione semplificata al massimo per raggiungere il risultato atteso.
Non desidero aggiungere altro a quanto precede se non che quaranta anni di esperienza in diverse tipologie di incarichi tutte mirate alla produzione e al controllo di questa, hanno riguardato sia la parte amministrativa sia quella tecnica.
Spero di aver contribuito a rendere più agevole comprendere che la scelta della proprietà non è in discussione e, d’altra parte non potrei permettermelo, ma la preoccupazione che rinnovo è volta a mettere in luce le esigenze tecniche specifiche a mio avviso indispensabili e irrinunciabili.
Chiudo per chi mi legge per la prima volta confermando la mia avversione nel trovare “in quota alla…” e non “esperto in…”.
Foto di Roel Dierckens su Unsplash







